Bimbo chi legge: 2-4 anni (circa)

Una storia piena di lupi, testo di Roberto Aliaga, illustrazioni di Roger Olmos, traduzione di Antonella Lami, Logos edizioni (2012)

La sensazione che provo quando mio figlio apre la borsa, spalanca gli occhi e mi dice: “Mamma, c’è libbo?” è simile alla ola del 2006 quando l’Italia ha vinto i mondiali. Un nanetto di due anni e mezzo che cerca i libri è uno spettacolo! E assecondare i suoi gusti è molto divertente.
In questa crociata pro-lettura ho come fedeli alleate la coordinatrice e le educatrici del nido che Riccardo frequenta (il nido delle suore Francescane Angeline, presso la CEI di Roma), che da anni si impegnano a far “giocare” i bambini con i libri. Quest’anno hanno fatto un passo in più, creando uno spazio biblioteca: non solo scaffali con libri a disposizione, quello va da sé, anche se non è affatto scontato. Ogni giovedì, noi genitori dei bimbi più grandi “entriamo” in una stanza allestita appositamente con cuscini, tappeti e librerie e scegliamo, insieme ai piccoli, uno o due volumi da portare a casa per una settimana. I bambini si abituano al prestito (con la coordinatrice e le educatrici compiliamo schede di prestito e di restituzione) e condividono una delle attività principali con mamme, papà e fratellini, riportandone le emozioni poi al nido.
Sedersi tranquilli, accolti da musica, acqua, caramelle, e lasciarsi consigliare, oltre che dalle scelte mirate e studiate dallo staff, anche dai gusti dei bambini e dalla loro attitudine in un determinato momento, è un’attività magica, tempo di qualità che dedichiamo a loro e a noi come famiglia.
Nicoletta ha letto al fratellino vagoni interi di Topo Tip o le avventure con vasini, dentisti, pappe e nanne di Anna e Mattia (visto che sta imparando a leggere, è un buon esercizio anche per lei).
Avere una biblioteca al nido e una libreria a casa permette ai bambini di spaziare, cercare, scegliere cosa leggere, come sceglierebbero (e lo fanno, ovviamente) la Monster High, la Barbie o la macchinina con cui giocare e lo scambio di suggerimenti, gusti, attitudini è sempre estremamente positivo.

Alcuni dei libri preferiti di Riccardo (2 anni e mezzo)
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Il libro è un tablet statico da animare. Basta provare

Avvertenze: non sono assolutamente contraria a tablet e tecnologia, non voglio impartire lezioni a nessuno; questo post racconta solo la mia esperienza, dentro casa, con bimbi, tablet e libri. Nessun tablet è stato maltrattato.

Proprio in questi giorni mi è capitato di leggere un articolo allarmista, come ce ne sono ormai anche troppi, sull’uso smodato dei tablet per intrattenere i bambini nelle situazioni più varie: in casa mentre mamma cucina, al ristorante, perfino al parco giochi, dove, per far cessare i capricci da “ennesimo giro di giostra”, si ricorre al tablet.

Io non demonizzo i tablet, i giochi (mia figlia in prima elementare una pen drive nello zaino dove una maestra illuminata fa caricare ai bambini giochi educativi, cartoni animati che loro stessi creano insieme a lei e le basi del coding). Noi avevamo il telecomando, siamo cresciuti a “pane e bim bum bam” e loro hanno i tablet, è un segno dei tempi. Noi genitori stiamo sempre connessi, sempre reperibili, spesso con il collo piegato a guardare il cellulare e loro, insieme alle Barbie, alle macchinine, ai libri, hanno i tablet.

ciccioA questo punto mi viene in mente un paragone forse azzardato, che nasce quando vedo mio figlio che gioca con le macchinine, gli animali, sfreccia neanche fosse Valentino Rossi su moto, tricicli e mezzi vari… e sfoglia libri su libri, da solo o con me (è lui che mi fa mettere seduta e si siede sulle mie gambe con il libro in mano; sono bastate un paio di volte in cui fossi io a gestire il gioco e adesso lo fa lui). Per lui i libri sono giochi, sono pieni di figure da scoprire, colori, suoni (che lui produce, ma pur sempre suoni), sono pieni di stimoli. Attivi. Se ci pensiamo, anche i tablet per i bambini sono giochi, pieni di figure in movimento, colori e suoni. Quindi paradossalmente possiamo dire che un libro può essere un tablet statico da animare a piacere. Continua a leggere

La libreria che non ti aspetti: Il giro del mondo in 80 libri

12717575_1102903676428749_7996214263235181827_nNon sono 80 i libri che Donatella propone nella sua libreria; 80 sono i libri con cui usciresti la prima volta che entri e passi un po’ di tempo a girare fra gli scaffali.
Nel quartiere Aurelio, in via Giorgio del Vecchio, a un passo dai nuovissimi palazzi Papillo in via di Val Cannuta e a poche centinaia di metri (in un caso, decine) dalle scuole e dagli asili del quartiere, è una libreria che non ti aspetti. E che per questo è ancora più speciale. Donatella ha investito energie ed entusiasmo (e ne ha anche per tutti i clienti, fornitori, amici della libreria) e ha scommesso su un posto poco di passaggio, ma dove non ci sono tante realtà (anzi, non ce ne sono affatto) come questa. Un posto dove entrare, abbandonando ogni preconcetto, ogni pensiero, e abbandonarsi alle storie. Ce ne sono tante, sui libri delle più belle case editrici per bambini e ragazzi, sono a completa disposizione dei bambini, che possono sedersi sul tappetone centrale o, nella stagione più mite, approfittare del giardino, e guardare, sognare, scegliere, rilassarsi.
Donatella offre il caffè, legge (recita) i libri (quando sono andata io, era alle prese con una bimba appassionata di Leo Lionni), li consiglia, li racconta come si dovrebbero raccontare i libri: con gli occhi che brillano e la pelle d’oca. Continua a leggere

I “lav” you Lavieri

gedeoneIl colpo di fulmine è scattato quando un’amica ci ha regalato Gedeone, tigre in pensione. Dico “ci” perché in realtà il libro era per mia figlia allora piccola piccola, ma me ne sono innamorata anche io.

Lo abbiamo letto, recitato, guardato, amato (questa storia di una grossa tigre di peluche che finisce nelle mani di un bimbo un po’ discolo, diventa la sua compagna di avventure e piccole disavventure fino a fargli compagnia, nella sua camera da ragazzino, godendosi la pensione) per anni. Oggi lo leggiamo insieme al fratellino, che ruggisce e già lo ama anche lui.

gattostregatoDa Gedeone il passo verso un capolavoro quale è Il gatto stregato illustrata dal mitico Massimiliano Frezzato, è stato breve. Come resistere alla streghetta dagli occhi grandissimi e al suo gattino, che in copertina, con i suoi occhi grandi e la sua zucca sembra dirti: “Dai, portami con te”. Storia dolcissima di amore e di amicizia: con un gatto di strega pasticcione si innamora di una gattina e cerca la magica pozione per conquistarla; nel frattempo la streghetta e il padrone della gattina diventano amici. Una lunga filastrocca, raccontata egregiamente da Paolo Cossi, che abbiamo quasi imparato a memoria e che ci strappa sempre un sorriso. Continua a leggere

Baby GUD addicted: iniziamo da Timothy top!

media-18284-w400-c39x55x8x0-q100Timothy Top verde cinghiale di Gud (Daniele Bonomo), edito da Tunué, la casa editrice di Latina che ha portato fumetti e graphic novel nelle librerie di tutti i lettori e non solo degli appassionati del genere, nasce come fumetto per bambini, ma è divertente e piacevole a tutte le età, soprattutto se letto con i bambini.
Leggo tantissimo con – e alla – mia bimba di cinque anni, ma mi sembrava strano riuscire a leggere un fumetto e coinvolgerla come con una narrazione classica.

E invece la storia l’ha subito appassionata. Timothy è uno di quei bambini un po’ sfigatelli, preso in giro dai compagni di classe, con una sorella minore che frigna sempre e i genitori che discutono tutto il tempo… potremmo identificarlo con il bambino medio. Come tutti i bambini (e i ragazzi) medi dei fumetti, Timothy presto scoprirà di avere un superpotere (la sua mano diventa verde e guarisce le piante) e una “guida” molto particolare, un cinghiale.
Come i suoi eroi dei cartoni, il Duo Invincibile, si mette in testa di salvare il (suo piccolo grande) mondo e si incaponisce contro un tizio (che ricorda un po’ Cattivissimo me) che vuole trasformare il parco di quartiere in una bella distesa di cemento e abbattere la quercia secolare.

Non virovino il finale; anche se il piacere sta nel viaggio – e quindi nella lettura – per arrivare al finale.
Questo fumetto è affettuosamente subdolo, assolutamente sorprendente: nasce per i bambini e i ragazzi, un adulto che lo legge pensa di star raccontando ai figli una storia a fumetti, ma piano piano si accorge che Gud parla (e chiaro) anche a lui. In questa storia infatti gli adulti vengono visti e rappresentati con tutte le loro potenzialità e le debolezze, i sogni e le speranze, anche i fallimenti, che (come diceva una bravissima psicologa) non devono essere, sempre con buon senso, nascosti ai bambini. I bambini (e gli adulti stessi, che a volte se ne dimenticano) devono sapere che a volte la vita porta a mettere da parte il gioco, l’allegria, la spensieratezza di una passeggiata al parco per dedicarsi a impegni e discussioni molto più noiose e sterili; devono capire che non tutti agiscono e pensano a favore di un bene comune che per i bambini è un concetto semplice. E devono capire che non tutto è perduto, che possono trovare la forza dentro di loro, possono anche loro cambiare le cose, iniziando dalla loro casa (dove un sorriso, un “Com’è andata oggi a scuola?”, un’attenzione verso i più piccoli) e finendo alla comunità di cui fanno parte.

Attenzione, non aspettatevi (già lo vedo che sollevate le sopracciglia) una predica, non pensate che Gud voglia fare la morale ai genitori, agli insegnanti, alla società; lui osserva, attraverso gli occhi di un bambino, la realtà e la racconta con le parole di quel bambino, quel Timothy che mia figlia ormai considera uno dei suoi personaggi preferiti insieme a Rapunzel, Elsa e Anna. Finalmente!

Caro Babbo Natale, regalami storie che mi faranno sognare

La Befana ha portato via tutte le feste e a casa nostra è rimasto un ricordo stupendo: Babbo Natale quest’anno ha esaudito il mio desiderio e ha portato, lasciandoli rotolare giù per il camino, due libri da leggere con mia figlia di cinque anni. Due storie molto diverse, due illustratori molto diversi, due modi di leggere molto diversi.
Il primo è questo:
Una topolina coraggiosa, di Judith Koppens ed Eline Van Lindenhunizen, EDT, collana Giralangolo
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C’è questa topolina che ha paura di tutto (più o meno come me): di andare sull’altalena, di fare un tuffo in acqua, di giocare a pallone.
Ha paura di farsi male, di cadere, di non farcela e perde tante belle emozioni.
Un suo amico giraffa le dona (come Timoteo dona a Dumbo la piuma che gli permette di volare, o almeno così lui pensa) un sassolino magico scacciapatopina1ura.

I bambini hanno sempre bisogno di un simbolo, non sanno come si fa a richiamare il coraggio, a non aver paura; e, come la lucina accesa nella stanza buia, un sassolino, che sta lì, concreto, fra le loro mani, è una spinta a credere in se stessi. Per poi scoprire (come Dumbo con la piuma) che sanno farcela anche da soli.
Chi mi regala un sassolino allora?

Il secondo libro, che ho trovato veramente magico, è questo:
Il bambino e la soffitta, di Maja Kastelic, casa editrice Le lettere.

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Un bambino gira per la città e viene attirato dalla luce che esce da un portone (come lo saremmo tutti noi). Un gattino lo “invita” a seguirlo (quale bambino non seguirebbe un gatto?) e inizia un’avventura stupenda alla scoperta di una casa piena di ritratti, quadri e… disegni. Si innesca così un piccolo giallo e il bimbo inizia a seguire il gatto, le tracce, i disegni fino a raggiungere la soffitta del titolo. Dove trova una sorpresa…
Un libro straordinario, che racconta tante storie senza “dire” una parola. Uno dei cosiddetti Silent books, muti solo nella definizione. Forse anche più di libri canonici danno la possibilità, soprattutto quando le tavole sono così ricche di particolari e così ben disegnate, con luci, espressioni, ombre, diagonali che invitano alla “lettura”, di lavorare di fantasia e cogliere sempre più aspetti, sempre più particolari e così perdersi, mai come prima, nella storia, nell’atmosfera, nella scena. Come su un palco di un teatro, dove la scenografia abbraccia i personaggi, i protagonisti e noi che leggiamo siamo tutti attori e narratori della storia.

Ieri sera la mia bimba lo ha letto al suo orsacchiotto e poi ha voluto che lo raccontassi io a lei. La sua espressione stupita dal fatto che la mia versione fosse diversa dalla sua, i suoi occhi incantati davanti alle possibilità che le storie danno se solo le sai vedere, mentre mi indicava sulle pagine nuovi particolari, il nostro abbraccio “dentro” quella soffitta sono la dimostrazione più concreta della potenza, della magia del racconto.

Bimbo chi legge: La prima volta che sono nata

Chi è riuscito ad arrivare fino alla fine senza fermarsi per ingoiare le lacrime metta il dito qui sooootto!
Ecco, appunto, niente dita. Questo libro è meravigliosamente devastante, uno dei più belli che abbia letto insieme alla mia bimba; uno dei più evocativi che abbia letto da sola.
Un libro che mette in comunicazione emozionale i piccoli e i grandi, che dà l’occasione di giocare con i bimbi e di conoscerli meglio.

Ogni pagina è una storia, accompagnata da una pagina illustrata (illustrazioni essenziali, dal tratto deciso, colori forti, dolci e bellissime) e ogni storia racconta della prima volta di una bimba: dalla “prima volta” del titolo, la nascita, il primo abbraccio, il primo pianto, alla prima volta in bicicletta, al primo amore, all’essere, per la prima volta, mamma.
Sono le storie di tutti, ma più che le storie, toccano le emozioni, quello che di più intimo e forte abbiamo: i ricordi mediati dall’affetto, dall’amore, dai sentimenti forti. Per questo non si riesce ad andare avanti, a volte, mentre si legge a voce alta.
La cosa bella è che ognuno legge (l’ho capito parlandone con chi lo aveva avuto fra le mani) a modo suo tutte quelle prime volte. E si emoziona, comunque, sia che abbia avuto un buon rapporto con il papà, sia che lo abbia appena conosciuto, se è sposata o meno, se ha figli o non ci pensa ancora; tutti, ma proprio tutti leggono questo libro con il cuore.

C’è anche un aspetto ludico e di relazione molto importante, a mio parere. Io ho letto tante volte questo libro con Nicoletta che ha quasi cinque anni e abbiamo fatto un gioco stupendo: leggiamo la prima volta della protagonista e poi ricordiamo insieme la mia prima volta che… e la sua prima volta che… Vi assicuro che si vive un momento magico.

La prima volta che sono nata, Vincent Cuvellier, Sinnos (2013), 104 pagine, 13 euro

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