Il libro è un tablet statico da animare. Basta provare

Avvertenze: non sono assolutamente contraria a tablet e tecnologia, non voglio impartire lezioni a nessuno; questo post racconta solo la mia esperienza, dentro casa, con bimbi, tablet e libri. Nessun tablet è stato maltrattato.

Proprio in questi giorni mi è capitato di leggere un articolo allarmista, come ce ne sono ormai anche troppi, sull’uso smodato dei tablet per intrattenere i bambini nelle situazioni più varie: in casa mentre mamma cucina, al ristorante, perfino al parco giochi, dove, per far cessare i capricci da “ennesimo giro di giostra”, si ricorre al tablet.

Io non demonizzo i tablet, i giochi (mia figlia in prima elementare una pen drive nello zaino dove una maestra illuminata fa caricare ai bambini giochi educativi, cartoni animati che loro stessi creano insieme a lei e le basi del coding). Noi avevamo il telecomando, siamo cresciuti a “pane e bim bum bam” e loro hanno i tablet, è un segno dei tempi. Noi genitori stiamo sempre connessi, sempre reperibili, spesso con il collo piegato a guardare il cellulare e loro, insieme alle Barbie, alle macchinine, ai libri, hanno i tablet.

ciccioA questo punto mi viene in mente un paragone forse azzardato, che nasce quando vedo mio figlio che gioca con le macchinine, gli animali, sfreccia neanche fosse Valentino Rossi su moto, tricicli e mezzi vari… e sfoglia libri su libri, da solo o con me (è lui che mi fa mettere seduta e si siede sulle mie gambe con il libro in mano; sono bastate un paio di volte in cui fossi io a gestire il gioco e adesso lo fa lui). Per lui i libri sono giochi, sono pieni di figure da scoprire, colori, suoni (che lui produce, ma pur sempre suoni), sono pieni di stimoli. Attivi. Se ci pensiamo, anche i tablet per i bambini sono giochi, pieni di figure in movimento, colori e suoni. Quindi paradossalmente possiamo dire che un libro può essere un tablet statico da animare a piacere. Continua a leggere

La libreria che non ti aspetti: Il giro del mondo in 80 libri

12717575_1102903676428749_7996214263235181827_nNon sono 80 i libri che Donatella propone nella sua libreria; 80 sono i libri con cui usciresti la prima volta che entri e passi un po’ di tempo a girare fra gli scaffali.
Nel quartiere Aurelio, in via Giorgio del Vecchio, a un passo dai nuovissimi palazzi Papillo in via di Val Cannuta e a poche centinaia di metri (in un caso, decine) dalle scuole e dagli asili del quartiere, è una libreria che non ti aspetti. E che per questo è ancora più speciale. Donatella ha investito energie ed entusiasmo (e ne ha anche per tutti i clienti, fornitori, amici della libreria) e ha scommesso su un posto poco di passaggio, ma dove non ci sono tante realtà (anzi, non ce ne sono affatto) come questa. Un posto dove entrare, abbandonando ogni preconcetto, ogni pensiero, e abbandonarsi alle storie. Ce ne sono tante, sui libri delle più belle case editrici per bambini e ragazzi, sono a completa disposizione dei bambini, che possono sedersi sul tappetone centrale o, nella stagione più mite, approfittare del giardino, e guardare, sognare, scegliere, rilassarsi.
Donatella offre il caffè, legge (recita) i libri (quando sono andata io, era alle prese con una bimba appassionata di Leo Lionni), li consiglia, li racconta come si dovrebbero raccontare i libri: con gli occhi che brillano e la pelle d’oca. Continua a leggere

Non è un gioco da ragazzi: Non devi dirlo a nessuno di Riccardo Gazzaniga

Gazzaniga_nessunoSeguo Riccardo Gazzaniga fin dalla vittoria al Premio Calvino con A viso coperto e non vedevo l’ora di “leggerlo” di nuovo. Per tutto questo tempo, noi fan ci siamo “consolati” sbocconcellando il profilo e la pagina Facebook dove, oltre a post interessanti e sano cazzeggio, regala stupende mini biografie (mini nelle battute, maxi nei contenuti) di personaggi poco noti che hanno compiuto piccole grandi imprese. Biografie che fanno il giro del mondo, vengono copiate, pubblicate, a volte saccheggiate.

Ho iniziato a leggere il romanzo un po’ condizionata dal fatto che fosse venuto fuori l’imprinting spiccatamente Kinghiano (difficile non pensare Stand by me e It fra tutti) e una ricerca storica e sociale meticolosa sugli anni Ottanta. Quindi, come sulle montagne russe delle tanto attese fiere di paese, quando tutti eravamo ragazzini, in vacanza, e aspettavamo i carrozzoni per “svoltare” le serate, mi sono lasciata trasportare dall’onda dei ricordi. Ho ritrovato il Califfone, il Twister, le spalline incastrate sotto le bretelle del reggiseno, i giornaletti erotici che gli amici maschi consumavano (letteralmente), Jon Bon Jovi.

E mi sono chiesta: un lettore di un’altra generazione (più o meno giovane) può riconoscersi o entrare emotivamente nella vicenda? Continua a leggere

I “lav” you Lavieri

gedeoneIl colpo di fulmine è scattato quando un’amica ci ha regalato Gedeone, tigre in pensione. Dico “ci” perché in realtà il libro era per mia figlia allora piccola piccola, ma me ne sono innamorata anche io.

Lo abbiamo letto, recitato, guardato, amato (questa storia di una grossa tigre di peluche che finisce nelle mani di un bimbo un po’ discolo, diventa la sua compagna di avventure e piccole disavventure fino a fargli compagnia, nella sua camera da ragazzino, godendosi la pensione) per anni. Oggi lo leggiamo insieme al fratellino, che ruggisce e già lo ama anche lui.

gattostregatoDa Gedeone il passo verso un capolavoro quale è Il gatto stregato illustrata dal mitico Massimiliano Frezzato, è stato breve. Come resistere alla streghetta dagli occhi grandissimi e al suo gattino, che in copertina, con i suoi occhi grandi e la sua zucca sembra dirti: “Dai, portami con te”. Storia dolcissima di amore e di amicizia: con un gatto di strega pasticcione si innamora di una gattina e cerca la magica pozione per conquistarla; nel frattempo la streghetta e il padrone della gattina diventano amici. Una lunga filastrocca, raccontata egregiamente da Paolo Cossi, che abbiamo quasi imparato a memoria e che ci strappa sempre un sorriso. Continua a leggere

Case editrici, un nuovo concept: AutoRIuniti

logo_DEF_trasp_per_sito-1Autori Riuniti è un nuovo, nuovissimo progetto nato a Torino, è una casa editrice i cui editor, correttori, grafici, selezionatori, comunicatori sono gli autori. Senza filtri e mediazioni.
In linea generale, funziona così: un autore scrive un romanzo, lo sottopone al vaglio insindacabile del collettivo di “colleghi” e, se l’opera è ritenuta valida e pubblicabile, si mette in moto la macchina editoriale. Solo che a “guidarla” saranno altri autori che secondo professionalità e attitudini si  occuperanno di editare, impaginare, correggere, promuovere.

A questo punto facciamo qualche domanda agli ideatori del progetto, per capire meglio la genesi del progetto e le prossime mosse degli Autori Riuniti.

Come è nata l’idea di formare una casa editrice così particolare?
Dopo un lungo e appassionato percorso nel mondo editoriale, comune a tutti i soci fondatori, ricoprendo vari ruoli, dal lettore per case editrici all’editor, dall’autore al gestore di laboratori ed iniziative letterarie, l’idea è nata spontaneamente. “E se ci provassimo noi, ora? Se provassimo noi a far nascere una casa editrice, a metterci in gioco in prima persona?”. Dopo poco meno di un anno, oggi, siamo qui.

Come reclutate i vostri autori?
In diversi modi. Il più tradizionale è la ricezione di e-mail. Leggiamo tutti i manoscritti che ci pervengono – e sono tanti! – e cerchiamo di rispondere in tempi brevi: speravamo entro tre mesi, ma abbiamo visto che ci occorre qualche tempo in più, per poter dedicare ad ogni testo una lettura approfondita. Rispondiamo a tutti, perché la nostra idea è che un rifiuto ad un libro non è un rifiuto all’autore.
Abbiamo attivato una collaborazione con il Calvino, per cui monitoriamo attentamente i testi inviati al concorso per esordienti più importante d’Italia. E stiamo attivando un progetto particolare: lo sportello manoscritti. Un appuntamento fisso, nelle librerie indipendenti ma non solo, nel quale sia possibile per gli aspiranti scrittori incontrarci fisicamente, parlarci dal vivo, presentarci direttamente il loro libro. Per noi, come dicevamo, il contatto diretto con l’autore è fondamentale.

Tutti possono far parte della squadra o vi basate su criteri di selezione, per arginare le richieste che immagino saranno numerosissime?
Abbiamo criteri di selezione molto seri e, purtroppo, tanti manoscritti non rispondono a questi criteri. Sono pochi gli autori che hanno il coraggio di nascondere il proprio ego a favore della narrazione. Vorremmo attestarci sulle 6/8 uscite annuali, in modo da dedicare la giusta attenzione, massima cura, tempo e risorse ai libri che pubblichiamo. Alcuni testi non sono “ancora” pubblicabili: in quel caso cerchiamo di spronare gli autori a migliorarli, a intervenire ancora sul testo.
Vorremmo che Autori Riuniti fosse anche questo: una sorta di spazio di confronto tra chi scrive, che mantenga con l’autore, ogni autore, anche quello rifiutato, una relazione, un legame. Ci sono poi autori che si sono appassionati al progetto e, pur non avendo libri da pubblicare, hanno chiesto di collaborare comunque, come lettori, editor, correttori, grafici: noi accogliamo volentieri tutte queste risorse.

Per quanto riguarda i criteri di selezione, noi cerchiamo autori che abbiano tre elementi indispensabili: una storia, la capacità di raccontarla, uno stile originale. Gli autori collaborano attivamente nella “produzione” dei libri.

Avete scelto editor, correttori, grafici fissi, di riferimento o di volta in volta affidate il lavoro a chi è più disponibile?
Non ci sono ruoli fissi o incarichi prestabiliti. Non ci sono impegni stringenti o vincolanti. Ognuno è libero di offrire il suo contributo nei modi, tempi e occasioni che meglio ritiene. Questo perché il nostro progetto deve basarsi su un’adesione di cuore: partecipare, in qualsiasi modo, alla casa editrice deve essere un atto di passione. Solo così crediamo di poter coinvolgere e far sentire a casa chi ci aiuta.

In che modo promuovete le vostre pubblicazioni? Avete un canale diretto con le librerie o vi affidate a un distributore?
Siamo distribuiti da Messaggerie e promossi da Emme Promozione. I nostri libri sono in tutte le librerie d’Italia, fisicamente a scaffale o comunque ordinabili. Il nostro scopo è far sì che i nostri libri vengano trovati e letti dal più ampio numero di lettori. Particolare attenzione rivolgiamo alle librerie ndipendenti, che riteniamo essere un po’ i nostri “soci” naturali, per competenze, capacità, valore professionale. Poi contiamo moltissimo sui social: sono mezzi che permettono un contatto diretto coi lettori.

C’è uno staff che coordina il lavoro di tutti? Vi va di presentarvi?
I soci fondatori sono tre: Vito Ferro, Andrea Roccioletti e Alessio Cuffaro. Veniamo da percorsi professionali (parlando di editoria) molto simili, anche se i nostri caratteri in realtà sono molto diversi: e ciò è un bene, perché ci sentiamo stimolati continuamente e questa differenza ci aiuta a vedere le cose in maniera sempre diversa, più completa, sfaccettata, più ricca.

Le vostre prime due collane sono I nasi lunghi e Le gambe corte. Complimenti per i titoli, che sicuramente sono accattivanti e attraenti. Ci raccontate come sono nati e che caratteristiche hanno?
In inglese la narrativa viene chiamata fiction. Oltre all’omaggio a Pinocchio, c’è la volontà di elevare la più splendida delle bugie, l’invenzione di storie e la comunicazione di idee, al ruolo che merita: un agire umano indispensabile, vitale, un bisogno insopprimibile dell’animo umano. Senza storie, senza idee, senza libri dovremmo tutti accontentarci della realtà quotidiana: e ciò sembra troppo pericoloso.
Le storie inventate, pur essendo prodotti di fantasia e quindi “irreali”, hanno ricadute e conseguenze vere e reali sulle persone, a livello fisico, sulle emozioni, i ricordi, le sensazioni, ma anche sociali, culturali, politiche. L’immaginario è realmente il serbatoio da cui attingere per vivere meglio la propria esistenza.

Siete consapevoli che con un minimo di pubblicità e promozione, sarete sommersi dalle richieste di pubblicazione da tutti gli aspiranti scrittori (che sono quasi più dei lettori) italiani; come pensate di far fronte alla enorme mole di lavoro che vi aspetta?
Con un semplice accorgimento: la pazienza. Man mano che il collettivo crescerà sarà più semplice distribuire il carico di lavoro e gli incarichi, per adesso faremo come sempre: rimboccandoci le maniche e occupandoci di ogni aspetto della casa editrice col massimo impegno e tutta la dedizione possibile.

Sono uscite le vostre prime due pubblicazioni (Questo libro si può anche leggere, antologia di racconti e insieme manuale di tecniche narrative e La distrazione di Dio, romanzo d’esordio di Alessio Cuffaro in cui invenzione e approfondimento psicologico danno vita a un’opera corposa e interessante); che progetti avete per il futuro?
In autunno usciranno altri tre libri: La vita avanti di Vito Ferro a settembre, Il nome dell’isola di Fabio Greco (finalista al Premio Calvino 2014) a ottobre e Diranno di me di Andrea Roccioletti a novembre. Stiamo lavorando poi sulla strenna natalizia e su un progetto interessante di testi brevi, entrambi ancora top secret.

Di seguito i vostri contatti. Cosa deve fare un autore per “entrare in squadra”? Basta inviare un manoscritto in valutazione o avete pensato a procedure standard per “affiliarsi”?
Come si diceva prima, i modi sono molteplici. Mandarci una mail, contattarci via social, presentarsi alle fiere o allo “sportello manoscritti”. Noi siamo pronti ad accogliere chiunque abbia voglia di dare un contributo utile al progetto.

Il sito di Autori Riuniti: http://www.autori-riuniti.it/
Per contattare la casa editrice: info@autori-riuniti.it
Facebook: https://www.facebook.com/autoririuniti/
Twitter: https://twitter.com/AutoriRiuniti
La sede: Via Lombriasco, 7 – Torino

Self publishing: intervista a Stefano Terrabuoni

Stefano Terrabuoni scrive per passione. Inizia presto e si ferma per trent’anni. Poi riprende con successo e mentre lavora come informatico (con successo anche in quel caso) scrive e… autopubblica.
In una lunga e piacevole chiacchierata (in parte dal vivo, ai tavolini dei bar del centro di Roma e in parte tramite uno scambio epistolo-digitale) abbiamo chiesto a Stefano quali siano le ragioni, i vantaggi (e gli svantaggi) di un’autopubblicazione e lui ci ha raccontato perché scrive e perché ha scelto, per ora, di non avere un editore. E oltre al suo personale punto di vista sull’editoria e sul mondo dei libri, che accomuna tanti che scelgono l’autopromozione, ci regala una miniguida per chi vuole autopubblicare.

Ciao Stefano. Inziamo dal principio. Quando hai iniziato a scrivere e perché?
Ho cominciato a scrivere a 15 anni come tutti gli adolescenti e ho proseguito fino a venticinque o giù di lì. Partecipavo persino un gruppetto di lettura dei racconti che scrivevamo. Allora non c’era il computer e si scriveva a mano non c’era l’autopubblicazione. Partecipai anche a un concorso de l’espresso. Ricordo la fatica di ricopiare con la macchina per scrivere tutto il racconto.
Poi c’è un buco nero di circa 30 anni. Lavoro, carriera, in giro per il mondo, tra i nomi che contano nell’informatica italiana. Lasciai da parte la scrittura e rimase nel cassetto anche quando ci fu la grande crisi dell’informatica nel 92 e io mi convertii a fare il consulente e il gestore di progetti.
Ripresi a scrivere nel 2010. In un momento di cambiamento decisi di allontanare da me molte negatività che mi circondavano. Riprendere a scrivere fu un fatto istintivo, come se, attraverso di essa, riuscissi a riprendermi la mia anima per lungo tempo scollegata dalla mente. Mi è servito perché mi ha aiutato nel cambiamento e complice è stata l’auto pubblicazione. La possibilità di stampare dieci copie anche solo per te a prezzo irrisorio è stato sicuramente un incentivo a finire il primo libro.

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Ascoltare i libri: La prima verità di Simona Vinci

Simona Vinci, La prima verità, Einaudi Stile libero big (2016)

vinciSilenzio. Lo dice il puttino, granitico, nella splendida copertina di La prima verità.

Silenzio. Avvicinatevi piano al libro, dimenticate tutto ciò che avete intorno, liberate la vostra mente da pregiudizi e congetture, e ascoltate.

Sentirete le voci lontane delle anime ancora intrappolate a Leros, un’isola trasformata in manicomio, anime che non riescono ad andarsene perché le loro vite non sono ancora completamente risolte. Nemmeno la morte è una soluzione quando il corpo è stato legato, buttato, martoriato, considerato un peso.
Ascolterete le voci di tutti gli invisibili che come tali vagano, da vivi, e nessuno si accorge di loro, nessuno tende loro una mano. Ascolterete la voce di Angela, ricercatrice, a cui tocca, nella prima parte del libro, scendere giù nell’inferno di Leros e forzare la serratura di quel mondo chiuso per troppo tempo, un mondo dove malati di mente e dissidenti politici sono mescolati a casaccio e rinchiusi insieme e trascinano le loro vite che non hanno valore più per nessuno, nemmeno per loro stessi.
Angela poserà i suoi occhi, il suo sguardo su di loro e batterà i pugni, anche contro se stessa, per quella profonda ingiustizia, l’indifferenza, la violenza di un posto che porterà per sempre nel suo cuore e la cambierà profondamente, come se fosse morta e rinata.

Lascerete (a malincuore) il libro accompagnati dalla voce dolce e piena di pietas dell’autrice, cresciuta in un paese dove i mattucchini vivevano insieme agli altri, nei bar, nelle piazze, nelle loro case e partita per conoscere – e dar voce – a tutte quelle persone (malati, migranti, donne abusate) che voce non ne hanno, non è permesso loro di averla. Sarà lei, nella seconda parte, a prenderci per mano per farci passare un po’ la paura e aprirci gli occhi, come ha fatto con Angela, su verità che forse non vogliamo sentire, non riusciamo a vedere.

Come Angela e Simona, ci sono tante donne in questo libro. Donne che non hanno potuto scegliere il loro destino, ma si sono lasciate trascinare e inghiottire dagli eventi come da un mare in tempesta. Donne che non hanno la forza di reagire, figure per cui questo romanzo è come una catarsi postuma, una riacquistata dignità, attraverso le parole di chi si è fermato a raccontare la loro storia.

E c’è tanto mare, che separa, unisce, accompagna e descrive, con la sua pelle (e già solo per questo, per avere descritto la pelle del mare, Simona Vinci merita una standing ovation) che si increspa quando Teresa o Nikolaos si avvicinano, accarezza i sogni dei migranti che a lui si affidano, dà pace alle anime inquiete. Un mare che è insieme radice, confine e viaggio.

Un viaggio forte, fortissimo, che finirà per accompagnare non solo voi, ma la vostra anima ben oltre la fine del libro con immagini che torneranno in mente, granitiche, come il puttino della splendida copertina di Riccardo Falcinelli.