La raccolta di racconti sui “bambini invisibili” di Luca Martini

Luca Martini, Manuale di sopravvivenza per bambini invisibili, Pequod (2018).

Luca Martini punta un faro su tutti quei bambini (e adulti) invisibili, che magari incontriamo di sfuggita nelle cronache concitate delle nostre giornate, o incrociamo a scuola, nei discorsi dei nostri figli, e troppo spesso non vediamo.
Quindici racconti che sono quindici istantanee della nostra vita, non solo quella degli altri e che ci mettono davanti a domande a cui forse non sapremo mai dare una risposta, ma che è importante porci, non rimanere indifferenti.


Su Facebook l’autore ha pubblicato questa foto molto significativa nel gesto che cattura. Lui stesso ha dichiarato che è stata di ispirazione per uno dei racconti più intensi e veri della raccolta. Siamo in ospedale. Un bambino di cui non sappiamo nulla è malato, un numero in una corsia, un corpo da curare mentre distrattamente si fanno battute sulla propria giornata o sul tempo. All’improvviso un uomo, un adulto, un professionista è come se si accorgesse di quel bambino, che da corpo diventa anche un’anima ben visibile, da accudire, coccolare, curare. E quando è impossibile, da compiangere. (L’unico momento di quiete). Si instaura una relazione empatica come poche, soprattutto in un ambiente in cui agli adulti è richiesto di “schermarsi”, non partecipare troppo al dolore. Continua a leggere

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Io e Hakan Günday: punto e a capo

Era gennaio del 2016, la mia vita stava prendendo una piega diversa. Un messaggio il 31 dicembre mi aveva dato la sveglia e fatto capire che qualcosa doveva cambiare, anzi, dovevo cambiare. Poco dopo arrivò una telefonata: “Ti andrebbe di accompagnare Hakan Günday in qualche tappa del suo tour nelle radio e tradurre le interviste?”. Avevo bisogno di buttarmi e, in maniera forse molto incosciente, ho detto Sì.
L’esperienza è stata bellissima, mi è servita per chiudere un capitolo e aprirne uno nuovo. Ho dato il meglio di me che non è stato sicuramente abbastanza, magari avrei fatto meglio a rifiutare, ma se avessi detto di no non avrei avuto modo di conoscere uno scrittore, una persona splendida, con una mente aperta, che raccontava dalla “pancia dell’Europa”, la Turchia, ciò che succedeva in quel crocevia di storia, di persone.

Il libro che ho letto per prepararmi al tour mi ha aperto la mente e il cuore, mi ha fatto vedere cosa c’è “prima” degli scafisti, tutto quel sottobosco di smugglers, i “trafficanti di uomini” che prendono i migranti dalle loro terre e li trasportano, stretti nei cassoni dei camion, fino al confine, al mare. Parlare con lui mi ha fatto capire tantissime cose che nessuno racconta, di come fino a qualche anno fa i morti in mare fossero solo dei numeri in trafiletti sui giornali e di come lui abbia sentito la necessità di raccontare. E aprire gli occhi al mondo, vorrei aggiungere.

Qui, su lapoesiaelospirito.wordpress.com, la mia lettura del suo libro. E il mio ringraziamento a Claudia Tarolo e Roberta Solari della casa editrice Marcos y Marcos che mi hanno, proprio in quel momento, convocata.

Presentazioni che mi piacciono: Domenico Dara da I Trapezisti

Non è stata soltanto una bella presentazione quella di sabato 10 febbraio alla libreria I Trapezisti, quartiere Monteverde, Roma. È stato un evento speciale, pieno di emozioni, tanto che per ventiquattro ore sui profili Facebook di tutte le persone che hanno partecipato sono apparsi messaggi di ringraziamento ai librai, all’autore, alla  persona che ci ha accompagnato dentro Girifalco, a tutti.

La magia di questo incontro ha contagiato i presenti e non c’è bisogno di spiegare, illustrare, perché ci è rimasta sotto la pelle; ma vorrei raccontare il perché, secondo me, le presentazioni dei libri dovrebbero essere tutte un po’ come quella di sabato.
(Foto di Daniela Cicchetta)

1. Ambiente che “parla” del libro, “vestendosi” per l’occasione

Appunti di meccanica celeste

La libreria I Trapezisti, già dal nome e dal grande, bellissimo trapezio che disegna un arco sopra il salottino principale, era senza dubbio l’ambiente più adatto per accogliere Domenico Dara e il suo circo Engelmann. Se poi una perfetta curatrice come Daniela Cicchetta (che ha partecipato fin dai primi passi all’allestimento della libreria con il suo tocco speciale) ha aggiunto luci soffuse, candele sul bel tavolino con la copia di Appunti di meccanica celeste (Nutrimenti, 2016) a catalizzare l’attenzione, e morbidi cuscini sulle poltroncine, il gioco è fatto. A completare la scenografia, il regalo di Carmelo Calì (libraio, che con affetto sostiene il lavoro dei colleghi): una bambolina trapezista realizzata da Roberta “Cromanticamente” Botticella per l’occasione.
Da non sottovalutare, la sala riservata all’incontro che crea atmosfera, intimità e coinvolgimento maggiore, scevro da “distrazioni”.

2. Accoglienza totale da parte dei “padroni di casa”

L’autore e la libraessa

Non è così scontato che i librai, tutti (in questo caso quattro: Barbara Salsetta, Claudio Madau, Martina Dini e Maurizio Zicoschi), accolgano chi arriva con un abbraccio, con il corpo o con gli occhi, come se aprissero davvero la loro casa (per chi non conosce la libreria, ha l’aspetto di una bellissima casa, con il salotto, il baule delle vecchie cose, il terrazzino per i pomeriggi di relax). Tutti emozionati e felici, davvero, di ospitare Domenico Dara e gli amici venuti a incontrarlo. Barbara è rimasta in piedi vicino al “palco” per tutto il tempo, partecipando, e coinvolgendo, con la sua emozione fuori dalla pelle, anche il pubblico; Martina, la libraessa (un incrocio magico fra libraia e poetessa) ha colpito con la lettura di un brano dagli Appunti; Claudio dispensava sorrisi e birre, e non perdeva di vista le esigenze degli ospiti e dell’autore; Maurizio, trapezista fin dentro al midollo, scompariva per poi materializzarsi all’improvviso e lasciare una scia di magia, di incanto. Continua a leggere

Dietro le quinte delle storie con Antonella Lattanzi

Come nasce un libro? Perché una scrittrice (o uno scrittore) decide di raccontare una storia? Che cosa cerca fra le righe del suo romanzo? Quali sono gli elementi importanti da cui non si può prescindere?
Tutte domande a cui ha risposto Antonella Lattanzi, che ha aperto una bella rassegna di Aperitivi con le autrici ideata da Isabella Borghese e la sua Book Media Events, impresa al servizio degli scrittori, dei lettori e della diffusione (vera e senza retorica) della lettura.
Alla Casetta rossa nel quartiere Garbatella, accompagnata dalla giornalista Annalena Benini e da Isabella, Antonella Lattanzi ha aperto il suo cassetto (quello fatidico da cui vengono fuori tutti i romanzi) e ha raccontato la sua storia nera, ovvero come e perché ha scelto di scrivere il suo ultimo romanzo, Una storia nera (Mondadori 2017): una bellissima e sorprendente “lezione” di scrittura, e di lettura che ha appassionato il pubblico.
Scopriamo al primo intervento che Antonella non si muove solo in ambienti che conosce, come nel caso di questo romanzo; è lei stessa a dichiararlo: Le nostre vite sono piccole. Ho molta curiosità del mondo e di tutto ciò che è diverso. Continua a leggere

Work in progress: Sangue giusto di Francesca Melandri

Ho finito l’anno leggendo un libro che mi ha toccato profondamente e mi ha fatto venire anche un po’ i sensi di colpa. Il libro è Sangue giusto di Francesca Melandri (edito da Rizzoli) e ne scriverò sul blog lapoesiaelospirito.wordpress.com a breve.
Qui voglio solo dire che ci sono periodi ed eventi legati alla storia del nostro Paese che non conosciamo abbastanza, di cui si parla poco, o se ne parla interpretandone la realtà. Questo libro è frutto di un lavoro importante di documentazione primaria sul periodo coloniale italiano in Africa durante l’era fascista e racconta in maniera molto diretta e cruda ciò che succedeva allora. I nostri soldati e le nostre “menti” andati a civilizzare le popolazioni inferiori, il tremendo Manifesto della razza, promosso e firmato da gente che è rimasta in Parlamento fino quasi ai giorni nostri.

Mi sento in colpa perché avrei potuto, incontrando qualche paragrafo sui libri di storia, documentarmi, leggere le fonti primarie (il Manifesto quello è, non è possibile travisare o interpretare), dare un’occhiata alle riviste dell’epoca, capire di più di un pezzo di storia che non è tanto lontana, non solo dal punto di vista cronolgico, dalla nostra; a voler vedere bene, tante situazioni che stiamo vivendo oggi affondano le radici in un’epoca – e in consuetudini – non troppo lontane. Ilaria Profeti, una dei protagonisti del romanzo, lo ha capito prima di me, e me lo ha comunicato.

Bimbo chi legge: 2-4 anni (circa)

Una storia piena di lupi, testo di Roberto Aliaga, illustrazioni di Roger Olmos, traduzione di Antonella Lami, Logos edizioni (2012)

La sensazione che provo quando mio figlio apre la borsa, spalanca gli occhi e mi dice: “Mamma, c’è libbo?” è simile alla ola del 2006 quando l’Italia ha vinto i mondiali. Un nanetto di due anni e mezzo che cerca i libri è uno spettacolo! E assecondare i suoi gusti è molto divertente.
In questa crociata pro-lettura ho come fedeli alleate la coordinatrice e le educatrici del nido che Riccardo frequenta (il nido delle suore Francescane Angeline, presso la CEI di Roma), che da anni si impegnano a far “giocare” i bambini con i libri. Quest’anno hanno fatto un passo in più, creando uno spazio biblioteca: non solo scaffali con libri a disposizione, quello va da sé, anche se non è affatto scontato. Ogni giovedì, noi genitori dei bimbi più grandi “entriamo” in una stanza allestita appositamente con cuscini, tappeti e librerie e scegliamo, insieme ai piccoli, uno o due volumi da portare a casa per una settimana. I bambini si abituano al prestito (con la coordinatrice e le educatrici compiliamo schede di prestito e di restituzione) e condividono una delle attività principali con mamme, papà e fratellini, riportandone le emozioni poi al nido.
Sedersi tranquilli, accolti da musica, acqua, caramelle, e lasciarsi consigliare, oltre che dalle scelte mirate e studiate dallo staff, anche dai gusti dei bambini e dalla loro attitudine in un determinato momento, è un’attività magica, tempo di qualità che dedichiamo a loro e a noi come famiglia.
Nicoletta ha letto al fratellino vagoni interi di Topo Tip o le avventure con vasini, dentisti, pappe e nanne di Anna e Mattia (visto che sta imparando a leggere, è un buon esercizio anche per lei).
Avere una biblioteca al nido e una libreria a casa permette ai bambini di spaziare, cercare, scegliere cosa leggere, come sceglierebbero (e lo fanno, ovviamente) la Monster High, la Barbie o la macchinina con cui giocare e lo scambio di suggerimenti, gusti, attitudini è sempre estremamente positivo.

Alcuni dei libri preferiti di Riccardo (2 anni e mezzo)
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La vita addosso: Born to lose di Nicoz Balboa

Nicoz Balboa ha la vita tatuata addosso; ogni suo tatuaggio parla di un’esperienza, un momento, una sensazione, un sentimento. E Born to lose (Coconino press 2017, 189 pagine, 19 euro) si incastra perfettamente in questa dinamica: lei è un’artista, non solo perché i suoi tatuaggi sono vere opere d’arte, quadri sulla pelle, o perché ha partecipato a mostre importanti in Italia e in Europa. Lei pensa e traduce i suoi pensieri in arte. Che sia un tatuaggio, un disegno, un quadro o un’incisione su linoleum.

Da questo suo circondarsi di arte e artisti è venuto lo stimolo per questo suo ambizioso progetto: raccontare le sue giornate, come una ragazza con il suo diario segreto, attraverso disegni schizzati su una Moleskine. Vittorie, fallimenti, pensieri, gite e pic nic, lavoro, amore, e la sua bimba meravigliosa: le sue giornate a colori vivaci e disegni che hanno il suo personalissimo e originale stile riportate sulla leggendaria carta beige a righe di una Moleskine. Da questo connubio nasce la MoMeskine, la moleskine di una giovane mamma che per amore lascia la sua città (Roma) e si trasferisce in una stupenda (ma “fredda”) cittadina a sud della Francia, sul mare. Continua a leggere