Jhumpa Lahiri: e il cerchio si chiude

Jhumpa-Lahiri
Jhumpa Lahiri ha scritto un libro in italiano, In altre parole. Senza traduttore, ma solo con amore e con tanti amici (come dice lei stessa) che le davano consigli. La prima cosa che mi sento di fare è ringraziarla per aver reso omaggio alla nostra lingua (che conosce molto meglio di tanti italiani) e ai nostri scrittori, classici e contemporanei che ha letto e amato (molto più di tanti italiani).

Un’opinione critica (nel senso primario di “valutazione e analisi”) del libro viene proprio da lei nelle ultime pagine: si potrebbe dire che la mia scrittura in italiano sia una specie di pane sciapo. Funziona, ma il solito sapore non c’è. Forse troppo critica verso la sua esperienza, ma in fondo non ha torto: il sapore dei suoi precedenti romanzi e racconti è talmente eccezionale, speciale, che la sua scrittura in italiano, seppure ottima, perde un po’ di sale.

Il sapore, lo stile, il modo lieve, delicato di raccontare è uno degli aspetti principali che mi fanno tornare con fame sui sui libri. Le storie sono speciali, si seguono con piacere, tutte. Sono storie importanti, che scoprono il nervo delle origini, delle tradizioni, che forse, da come si evince, vanno “allontanate”, a volte rinnegate per essere poi riscoperte e amate, rispettate. Ma il sapore che riesce a dare alla narrazione, la sensazione che il lettore (almeno io) prova nel leggere Jhumpa Lahiri rende veramente eccezionale una scrittrice che amo e seguo fin dal suo esordio. Ovunque ti trovi a leggere, lei ti porta sulla tua poltrona preferita, accoccolata sotto la coperta più morbida e calda che hai, con il tuo maglione più comodo e una tazza di tè zenzero e cannella da sorseggiare all’infinito. Magari con il camino acceso. La sua scrittura scalda il cuore, coccola, culla, come una bella favola a un bambino che sta per addormentarsi. Nonostante i temi forti, importanti, è una carezza.
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Esce Se mi vuoi bene… e io leggo Cento giorni

Fausto Brizzi, Cento giorni di felicità, Einaudi *Einaudi. Stile libero big* (2013), 393 pagine, euro 18,50

100-giorni-di-felicita1_oggetto_editoriale_720x600Sono strana, lo so. Pochi giorni fa è uscito Se mi vuoi bene e a me è venuta voglia di leggere Cento giorni di felicità. Sono sempre stata attratta dalla copertina con la ciambella – ricorrente nel romanzo – mordicchiata, dal sentirne parlare, dalla scrittura che, piluccata fra gli scaffali della libreria, mi è sembrata subito semplice, scorrevole, poco impegnativa e quindi ho deciso di addentarlo.

La lettura è stata piacevole, scorrevole, non impegnativa, nonostante il tema (al protagonista viene diagnosticato un cancro, gli vengono prospettati cento giorni di vita, che lui decide di sfruttare al massimo e “recuperare il tempo perduto”), positiva e solare (nonostante il tema).
L’impressione che ho avuto è che si trattasse di “niente di particolarmente nuovo”, di cui stupirsi, su cui riflettere, da divorare con occhi, anima e corpo. Mi è sembrato un libro… da leggere. Che detta così sembra una banalità, sicuramente lo è. A che servono i libri se non a essere letti? Bè, sono più le volte in cui ci affanniamo a cercare un senso, un messaggio, un significato, una verità in un libro, anziché semplicemente leggere. E basta. Ascoltare una storia e non voler per forza che sia una pietra miliare, una storia che ricorderemo per il modo in cui è raccontata, per i suoi personaggi fuori dal comune, per le situazioni estreme. Continua a leggere

Lacci di famiglia nel romanzo di Domenico Starnone

Domenico Starnone, Lacci, Einaudi *Supercoralli* (2014), 133 pagine, euro 17,50

starnone_lacciLacci è un libro perfetto. Perfetta la storia, perfetto il punto di vista, perfetto lo stile. Non c’è nemmeno una parola, una frase, un dialogo fuori posto, che poteva essere “tagliato”, modificato. Va benissimo così com’è. Ed è un vero piacere leggerlo, nonostante lasci inevitabilmente l’amaro in bocca.

Si dice spesso che una volta (la volta dei genitori di chi adesso ha tra i quaranta e i cinquant’anni) i matrimoni duravano tutta la vita perché si era più disposti al sacrificio, al compromesso. Sì, forse è vero, ma a che prezzo? La risposta (una possibile, ma piuttosto realistica) a questa domanda è il romanzo di Domenico Starnone. Continua a leggere

Libreria Baba Jaga – Messina

Libreria Baba Jaga, Via Argentieri 54/56, Messina, tel 090 2403280

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In pieno centro, proprio dietro al Teatro Vittorio Emanuele (storico e bellissimo) e a due passi (di gigante) dal mare e dallo Stretto con la Madonnina, c’è questa piccola libreria (questa è la animatissima pagina facebook), nata per i piccoli, che propone grandi cose. Innanzitutto si presenta (e non delude le aspettative) come uno spazio non solo dove acquistare un libro e uscire (come molte, troppe librerie), ma un vero centro di aggregazione, incontro, collaborazione.
Quando Romano Montroni dirigeva la prima libreria Feltrinelli a Bologna aveva creato la libreria ideale, quella dove incontrarsi, discutere, conoscere autori, scambiare opinioni ed esperienze. Con tanti libri ben scelti intorno e attorno a cui gravitare.
Barbara Cucinotta, ideatrice e mente creativa della libreria Baba Jaga (con una lunga esperienza in librerie e un’immensa passione per la lettura), ha fatto proprio questo, e lo ha fatto per i bambini, cosa che le rende ancora più merito. I bambini sono non solo i lettori di domani, ma persone che meritano spazi curati e pensati per loro dove giocare e crescere. Continua a leggere

Fino al cuore delle storie: Nadia Terranova e “Gli anni al contrario”

Nadia Terranova, Gli anni al contrario, Einaudi *Einaudi. Stile libero big* (2015), 144 pagine, 16 euro

gliannialcontrario2Quando ho visto la copertina del romanzo di Nadia Terranova ho pensato: “Oddio che bella! Una foto fantastica, molto dolce”. L’ho vista ogni giorno (per pochi giorni, il libro si divora, non riesci a staccarti) e poi l’ho guardata di nuovo, con più attenzione, appena finito il libro prima di metterlo a malincuore in libreria, e ho pensato che fosse una delle copertine più azzeccate degli ultimi dieci anni perché è protagonista insieme alla storia, aiuta quasi a declinarla meglio, non fa solo da “scatola” insieme con l’ottima quarta.

I due ragazzi ritratti hanno un’anima, sono pieni della storia appena raccontata, tanto da far venire il magone e le lacrime agli occhi. Merito di una attenta e curata scelta grafica, ovvio; ma a mio parere il merito è anche (e soprattutto) dell’autrice e di uno dei suoi tanti, tantissimi (che si notano fin dai primi racconti e poi dalle storie per bambini e ragazzi) punti di forza: Nadia Terranova racconta i sentimenti che stanno dentro le storie e infonde un’anima chiara e limpida ai personaggi. E questa è forse la cosa più bella, più emozionante di questo romanzo, che si legge velocemente ma che ti rimane incollato al cuore. Gli anni Settanta e Ottanta vengono raccontati bene: ci sono dentro la lotta armata, la politica, la droga, le comunità di recupero,  l’AIDS, temi già affrontati in tanta letteratura e tanto cinema. Continua a leggere