Cosa c’è di più bello di questo?

Kurt Vonnegut, Quando siete felici, fateci caso, Minimum fax *Sotterranei* (2015), 107 pagine, 15 euro
Traduzione di Martina Testa

Alcuni libri, come i vini pregiati, hanno bisogno di decantare. Essere lasciati lì, in quello spazio fra il cuore e la pancia, sospesi. E da lì, piano piano, quando meno te lo aspetti, tornano in mente, forti, come il profumo intenso del vino rosso.
Con questo libro è stato amore a prima vista, uno dei pochi che ho scelto solo per la copertina (conoscevo l’autore, ma penso che l’avrei comprato, anche se fosse stato di uno scrittore da quattro soldi). Riccardo Falcinelli è ormai il Buddy Valastro delle copertine, il Boss delle cover, e questa è piaciuta da morire a tutti, è stata condivisa, usata come foto di profilo, stampata sulle shopper. Perfetta anteprima e racconto di quello che il libro è, dell’anima stessa, come dovrebbero essere tutte le copertine.

Ho letto il libro in poche ore, è andato giù velocemente, come il primo bicchiere in una serata allegra, e ne ho sentito il sapore dopo. Ho pensato ai discorsi che (alcuni) insegnanti, politici (quasi tutti), personaggi pubblici tengono, sbrodolandosi in copioni preconfezionati, schemi messi sottovuoto cinquant’anni fa e spacchettati, senza criterio, in ogni occasione. E noto la differenza con i discorsi che Kurt Vonnegut tenne in alcune università americane e che sono raccolti in questo libro, insieme con alcuni aforismi. Sono discorsi veri, che vengono dal cuore e dall’esperienza e che soprattutto parlano direttamente, guardando negli occhi uno per uno, ai giovani che si affacciano alla vita. Continua a leggere

Roma secondo Gaja

Gaja Lombardi Cenciarelli, Roma (tutto maiuscolo come sulle vecchie targhe), 20090 *Miyagawa* (2015), 150 pagine, 9 euro

In attesa di leggere il suo nuovo Pensiero stupendo siamo stati a… Roma.

romaRoma. Il Colosseo, le monetine gettate dando le spalle alla fontana di Trevi, la metro che non funziona, i parcheggi che non si trovano, il caos, il Papa, i rom, Mafia capitale.
Di questa bella e imponente metropoli abbiamo dimenticato la romanità, sembra che sia tutta a misura (o meno) di turisti e lavoratori fuori sede.

Un consiglio allora è d’obbligo: prendete questo libro, tenetelo in borsa, in tasca (il formato è perfetto), in mano e mentre siete in mezzo al caos e state per maledire il giorno che vi siete trasferiti a Roma, aprite una pagina a caso e godetevi il vociare del bar, quello sotto casa, quello dove conoscono le vostre abitudini e dove c’è pure un “barista piacione”, i profumi forti che si sentono ancora in quei (pochi) Negozi di Alimentari dove la proprietaria è una specie di archivio storico (e gossipparo) del circondario. Continua a leggere

La libreria con l’altalena: il Maggiolino cantastorie (Roma)

Il Maggiolino cantastorie, via della Consolata 22, Roma (nei pressi di Villa Pamphili)

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Se non fosse un’imprenditrice, e quindi con i piedi ben saldi per terra, si direbbe che la proprietaria di questa bellissima libreria possa essere una fata, che svolazza tra gli scaffali con i libri in esposizione e lo spazio laboratorio adiacente alla sala principale.
Si respira passione, amore per i libri e per i bambini, creatività e fantasia in questa libreria. La mia bimba di 4 anni e mezzo è rimasta incantata da un oggetto che tutti, anche noi adulti, vorremmo avere in casa: un’altalena con un’asse di legno come sedile, appesa al soffitto. Come Holly Hobbie, ci si può dondolare spingendosi con i piedi, guardando intanto quello che ci circonda. Continua a leggere

La lucidità del distacco nel romanzo di Marco Peano

Marco Peano, L’invenzione della madre, minimum fax *Nichel* (2015), 252 pagine, 14 euro

invenzione_della_madreQuando si vive con un malato terminale, l’attenzione, fisica e psicologica, si concentra su di lui (o lei, come in questo caso) e tutto il resto, anche i pensieri, passano in secondo piano, diventano accessori, incisi della propria vita. Parentesi. L’autore rende molto bene, dal punto di vista stilistico e concettuale, questa situazione: chiude tra parentesi lunghi periodi, lunghi incisi nella storia principale, come se il protagonista volesse prendersi una pausa dal dolore. Anche i ricordi, come a volerli preservare dal deteriorarsi, sono racchiusi fra parentesi, custoditi in uno spazio intimo, a cui solo il lettore ha accesso, in punta di piedi.

Niente sembra avere più importanza e la vita che scorre attorno al protagonista, Mattia (l’unico di cui conosciamo il nome) sembra come in background rispetto all’altra vita scandita da analisi, pillole, ospedali, segnali. Di nessuno, nemmeno della madre, così importante nella storia, è dato conoscere il nome. Questa assenza ha un effetto ancora più forte rispetto al fatto che nella malattia, a volte, non si è più persone ma si diventa personaggi, attaccati al filo che prima o poi verrà reciso e che al centro rimane, più che il malato, chi è in attesa. Gli altri sono solo presenze accessorie, da mettere in secondo piano per riprenderle dopo. Continua a leggere

Jhumpa Lahiri: e il cerchio si chiude

Jhumpa-Lahiri
Jhumpa Lahiri ha scritto un libro in italiano, In altre parole. Senza traduttore, ma solo con amore e con tanti amici (come dice lei stessa) che le davano consigli. La prima cosa che mi sento di fare è ringraziarla per aver reso omaggio alla nostra lingua (che conosce molto meglio di tanti italiani) e ai nostri scrittori, classici e contemporanei che ha letto e amato (molto più di tanti italiani).

Un’opinione critica (nel senso primario di “valutazione e analisi”) del libro viene proprio da lei nelle ultime pagine: si potrebbe dire che la mia scrittura in italiano sia una specie di pane sciapo. Funziona, ma il solito sapore non c’è. Forse troppo critica verso la sua esperienza, ma in fondo non ha torto: il sapore dei suoi precedenti romanzi e racconti è talmente eccezionale, speciale, che la sua scrittura in italiano, seppure ottima, perde un po’ di sale.

Il sapore, lo stile, il modo lieve, delicato di raccontare è uno degli aspetti principali che mi fanno tornare con fame sui sui libri. Le storie sono speciali, si seguono con piacere, tutte. Sono storie importanti, che scoprono il nervo delle origini, delle tradizioni, che forse, da come si evince, vanno “allontanate”, a volte rinnegate per essere poi riscoperte e amate, rispettate. Ma il sapore che riesce a dare alla narrazione, la sensazione che il lettore (almeno io) prova nel leggere Jhumpa Lahiri rende veramente eccezionale una scrittrice che amo e seguo fin dal suo esordio. Ovunque ti trovi a leggere, lei ti porta sulla tua poltrona preferita, accoccolata sotto la coperta più morbida e calda che hai, con il tuo maglione più comodo e una tazza di tè zenzero e cannella da sorseggiare all’infinito. Magari con il camino acceso. La sua scrittura scalda il cuore, coccola, culla, come una bella favola a un bambino che sta per addormentarsi. Nonostante i temi forti, importanti, è una carezza.
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