Abbiamo toccato le stelle di Riccardo Gazzaniga

Abbiamo toccato le stelle di Riccardo Gazzaniga (Rizzoli 2018), illustrazioni di Piero Marcola.

Le abbiamo toccate davvero io e Nicoletta (8 anni) le stelle. Venti storie di campioni, ben lontane nello stile e nelle intenzioni da altre storie di personaggi alternativi che avevamo, per forza di cose, letto in passato. Ho riscoperto storie che conoscevo, per averle vissute tramite la televisione o i giornali quando ero ragazzina e ho trovato storie nuove di cui avevo solo sentito qualche stralcio. Il valore aggiunto di questi racconti, rispetto a ogni altra narrazione di questo tipo, è l’aver scelto come fulcro della storia non solo l’impresa sportiva, ma l’aspetto umano dei protagonisti e il valore morale, sociale dei loro gesti, e non solo delle loro gesta.

Si dice che per trasmettere valori, infondere fiducia, varcare le barriere l’esempio sia il “metodo” più efficace. Questo libro ne è la dimostrazione pratica.
Ogni racconto può essere letto come una favola, di quelle degli autori antichi, che hanno una storia a cui il bambino o il ragazzo si abbandona, immedesimandosi, e una morale, anzi meglio, un messaggio che rimane molto più impresso se rapportato a un evento, a un caso reale, tangibile, e rappresentato proprio lì, nelle pagine precedenti alla chiusa. Continua a leggere

#stayLeggendo, com’è andata?


I miei buoni propositi di lettura di quest’anno, come ogni anno, non sono stati completamente realizzati. Fra i libri che avevo portato con me, da leggere in riva al mio mare vista Eolie, si sono infilate letture inaspettate, inedite, che mi hanno coinvolto e sorpreso. Della mia “lista” originaria ho finito questi (e ne sono felicissima):

Il contrario delle lucertole di Erika Bianchi (Giunti), un libro bellissimo, che ho letto quando ancora ero a Roma, presa dagli ultimi scampoli di impegni “invernali”. Il progetto che traspare attraverso una struttura originale e funzionale alla storia, temi profondi e non scontati – la maternità, l’adolescenza, l’anoressia, la solitudine e l’assenza – trattati con delicatezza ma senza risparmiare colpi necessari, togliendo quel sapore di miele che a volte lasciano le storie di personaggi (e persone) in difficoltà. Vorrei che di questo romanzo parlassero tutti, che lo leggessero tutti, perché è un esordio veramente di grande valore, secondo me. Avrò presto occasione di riparlarne e dedicarle più spazio, come merita.

Arrivata a Messina, con ancora qualche lavoretto da finire, ho pescato Heidi di Francesco Muzzopappa (Fazi). Rido poco in generale, quando leggo. Ricordo risate a scroscio con Shalom Auslander, David Sedaris, il primo Malinconico di De Silva. E poi Muzzopappa, i primi libri, da morire dal ridere. Questo ultimo mi ha stupito. Ho trovato l’aspetto ridereccio nel racconto di certi ambienti della ex Milano da bere che oggi è quella delle televisioni via cavo, dei programmi che parlano di malattie assurde, case che diventano discariche e personaggi al limite dei fenomeni da circo. Ho trovato, anche, rispetto agli altri, una nota meno leggera che testimonia un piccolo salto verso qualcosa di nuovo forse, dove trova spazio anche un papà impegnativo che si ammala di alzheimer e va accudito e che può innescare situazioni “leggere”, trattate sempre con estremo rispetto e ironia delicata.

Altro scatto in avanti – almeno secondo il mio modo di leggere questo autore – per Marco Marsullo che con Due come loro (Einaudi) ha cambiato un po’ la sua rotta. Seguo Marsullo fin dai primi racconti, ho letto i suoi romanzi e mi è sempre piaciuto il tono, il modo di scrivere e affrontare temi di vario genere con uno sguardo scanzonato e solo in apparenza ingenuo. Lo avevo lasciato alle prese con due genitori quasi più adolescenti del figlio diciottenne, costretto a barcamenarsi nell’indecisione totale e il caos imperante. In questo nuovo romanzo l’impalcatura è più solida, ci sono meno gag ma forse più occasioni per sorridere, sollevare le sopracciglia e stupirsi. I personaggi sono più saldi sulle loro gambe e si muovono sicuri attraverso la storia, che conducono in pieno, riservando colpi di scena e occasioni per riflettere. Shep (Shapiro) è l’ago di una bilancia settata al centro, ma non fra gli scontati “Bene” e “Male” (come si potrebbe pensare, avendo di fronte un tizio anonimo in giubbotto di pelle che lavora contemporaneamente per Dio e per il Diavolo). Lui è la rappresentazione vivente di quel rovescio della medaglia che sottende ogni scelta, anche la più estrema, la più definitiva (vivere o morire; togliere di mezzo, potendo, un rivale in amore; assecondare o combattere la disperazione) che non è mai così chiara come sembra. Shep ha tanti antagonisti forti quanto lui, che popolano la testa del lettore ben oltre il finale e rappresentano anche loro ogni aspetto dell’animo umano, che in una sola persona può concentrare equilibrio e follia, caos e razionalità (come l’impareggiabile Melinda, collega di Shep) e due coprotagonisti (Dio e il Diavolo) che potrebbero finire dritti sul grande schermo, così come Marco li ha pensati e realizzati.

Il quarto libro, consigliato da Luca Pantarotto, è Accanto alla macchina di Ellen Ullman (Minimum fax). Il sottotitolo, La mia vita nella Silicon Valley, mi ha incuriosito; mi attirava l’idea di leggere una cronaca romanzata di un ambiente lontano da me. Una donna programmatrice è già un elemento insolito nell’immaginario comune; il mondo dei programmatori, poi, è popolato (nella consuetudine) da nerd con gli occhiali spessi e un po’ asociali. Diciamo che Big Bang Theory ha favorito un approccio più leggero, ma rimane comunque sulla quasi parodia. Questo libro invece porta nei meandri della realtà più importante per ciò che riguarda la tecnologia, la Sylicon Valley, e la rende umana, calda, reale. Se ne ha il mito, sembra un posto sospeso fra gli emisferi, quasi irreale, e invece è un luogo fisico, dove si lavora anche per giorni interi senza mai staccare, dove nascono relazioni, si mangia tutti insieme, si fa festa, ci si innamora, si passa da un progetto all’altro lasciandosi dietro un’emozione, oltre che stringhe di programmazione.

Settembre e ottobre sono pieni di nuove uscite che non vedo l’ora di avere tra le mani, quindi, testa alta e #stayLeggendo anche in autunno!

#stayLeggendo: Stefano Tofani

Stefano Tofani chiude lo spazio estivo di #stayLeggendo con la sua valigia, ormai vuota e riposta in attesa del prossimo viaggio. Lui è stato non solo soggetto di questo post, ma varie volte oggetto di letture degli altri ospiticon il suo romanzo Fiori a rovescio (Nutrimenti 2018), che conferma la prima impressione che ho avuto di lui, prima che diventassimo amici, ovvero che oltre a essere una persona di grande sensibilità (che nella scrittura no guasta) è uno scrittore eccezionale. Sarà anche perché legge tanto e di qualità?


Sono appena tornato da un bel giro in Provenza e Camargue, dove avevo portato 4 libri.
1. “Bestia di gioia” di Mariangela Gualtieri, perché una poesia al giorno leva il medico di torno, e le sue sono bellissime. Perfette per la Provenza, poi.
2. “A bocce ferme” di Malvaldi, perché anche i vecchietti del Barlume fanno stare bene. Ridi e resti incollato alle pagine. Più che mai in questo giallo: mi è sembrato il migliore della serie, con una trama perfetta.
3. “La trappola del fuorigioco” di Carlo Miccio, che mi ha catturato fin dalle prime pagine per il modo con cui racconta una storia che si preannuncia forte, densa. Sono appena agli inizi ma ci sono già dentro. Bellissimo.
4. “Il volo dell’elefante” di Stefano Bidetti, un romanzo d’esordio che mi incuriosisce ma che non sono riuscito a iniziare. Stefano e il suo elefante hanno fatto un viaggio a vuoto, li leggerò in Italia…

#stayLeggendo: Barbara Bernardini

Barbara Bernardini è l’angelo custode degli aspiranti scrittori e di chi sogna di lavorare in ambito editoriale. Responsabile dei corsi organizzati dalla casa editrice Minimum fax, accompagna i corsisti dalla prima richiesta di informazioni (e al migliaio di email seguenti) fino al caffè e biscottini delle pause durante le lezioni. Fondatrice dell’agenzia letteraria Lotto 49, è una delle poche persone che io conosca a seguire tutte, ma proprio tutte, le riviste letterarie esistenti. E ha un’altra dote rara, è generosa, condivide senza barriere le sue passioni e soprattutto le sue conoscenze e valorizza sempre chi fa un buon lavoro, come la libreria di cui parla in questo spazio.
Io, dei consigli libreschi di una come lei, mi fido ciecamente; quindi, eccoli anche per voi:

Queste vacanze le ho dedicate ai libri che mi sono arrivati in spedizione dalla mia libreria preferita: Empatia, di Teramo. Tre sono libri di cui abbiamo parlato con Rachele Palmieri, libraia di Empatia, alla loro uscita e che non avevo ancora letto: il romanzo di Sara Gamberini, Maestoso è l’abbandono (Hacca); i racconti di Michele Orti Manara raccolti in Il vizio di smettere (Racconti edizioni); altri racconti, di James Purdy, raccolti in Non chiamarmi col mio nome, sempre da Racconti edizioni. Altri due sono libri che invece hanno scelto i librai per me (ed è un gesto che mi commuove sempre, soprattutto quando come in questo caso ci azzeccano con tanta precisione): Jim Shepard, Non c’è ritorno (66thand2nd) e Jean Stafford, Il castello interiore (BUR).

Ognuno avrebbe un posto ideale in cui essere letto: Sara Gamberini andrebbe letta in un bosco, o al limitare delle campagne con un paese, che poi è un po’ il posto dove vivo (dove l’ho cominciato) e un po’ anche il posto in cui l’ho finito: in un campeggio sotto la Maiella.
I racconti di Michele Orti Manara sono racconti sulla fine di qualcosa, o sul punto in cui qualcosa cambia, li ho letti viaggiando (li ho letti sul traghetto di ritorno dalla Sicilia, c’era il mare grosso ed è stato un viaggio lunghissimo) e mi pare che sia stato il momento giusto: era la fine di una delle vacanze più belle che ho fatto, e nella traversata ho visto dei delfini: non sono piccole cose con le zampe
, piuttosto cose medie con le pinne, ma a modo loro sembrano lo stesso promettere uno svelamento che poi non arriva.
Jim Shepard andrebbe letto in mezzo alla natura più estrema: in cima a una montagna altissima e inaccessibile, in mezzo ai ghiacci dopo lunghe traversate: insomma, roba che non fa per me, che sono una pavida e pigra e l’ho letto in casa, dove però ha portato tutta l’avventura e il rischio di cui sono capace.
Jean Stafford l’ho letta in Sicilia, e sarà che l’una ha influito sulla percezione che ho avuto dell’altra, ma quei racconti, pubblicati originariamente nel 1970, per me ora sono legati alla sensazione di tempo fermo che c’è in alcuni paesini di pescatori del trapanese.
Infine James Purdy: tutto quello che scrive James Purdy è un luogo a sé: si può leggere ovunque, tanto ti porterà lui in un mondo strambo, dolcissimo e spietato insieme. Purdy è un punk elegante e raffinato, uno scrittore che con una lingua pulita e formale racconta i margini, quello che si pone fuori dalla norma e dalla morale spicciola.Si può leggere ovunque, appunto, ma si dovrebbe leggere sempre.

 

#stayLeggendo: Cinzia Alosi

Anni fa ho indetto un piccolo concorso, ho chiesto ai lettori di inviarmi una foto rappresentativa del loro status di lettore estivo e Cinzia ha vinto con la sua bella immagine. Cinzia è una lettrice entusiasta e attenta, mi piace molto il suo approccio vitale alla lettura, il provare piacere nel leggere, senza sovrastrutture o messaggi aulici che a poco servono in generale.
Sono felice di ospitarla sul finire dell’estate con una selezione che spazia dagli anni Cinquanta a oggi, fra storia, pensiero e ironia.

Quali libri sto leggendo? E perché?
1) UN UOMO AL TIMONE di Nina Stibbe ( Bompiani, 2018)
Un tema delicato: il nuovo equilibrio di una famiglia, che si sgretola con l’uscita di scena della figura maschile. Analizzato e raccontato da un punto di vista speciale, quello di Lizzie, 9 anni, figlia dell’ormai ex coppia. Il risultato? Ciò che la stampa ha definito come “una storia molto inglese, cioè molto divertente”.
Mi ha incuriosito subito, forse perché in questo momento della mia vita, al timone della mia barchetta ci sono io… E chissà se, con un po’ di fortuna e tanto humour ( inglese – appunto-) non riesca ad evitare la deriva…

2) IL BISOGNO DI PENSARE di Vito Mancuso ( Garzanti, 2017)
È stato un regalo… E siccome sono sempre più convinta che il caso non esista, questo libro giunge nella mia libreria al momento giusto.
L’autore, teologo e filosofo, fa un’analisi attenta di questo bisogno ancestrale dell’essere umano.
Si pone e pone ai lettori tante domande sul senso e sullo scopo della vita.
Domande che forse non ci poniamo mai, perché è più semplice navigare lontano dallo scoglio ed evitarlo, piuttosto che affrontarlo.
” Il fatto che l’uomo non soltanto pensi, ma possa anche dire a se stesso ‘Io penso’, fa di lui una persona.” (Immanuel Kant).

3) L’ISOLA DI ARTURO di Elsa Morante ( Einaudi, 1957)
Finalmente un classico della letteratura italiana. Ho adorato Elsa Morante con “La Storia”, mi ero ripromessa da anni di ampliarne la conoscenza. Adesso è il momento.
Arturo “si porta addosso la croce di far parte non di un oggi, ma di un sempre.”
Con queste premesse, non potevo non sceglierlo.
Mia madre, grande lettrice e divoratrice di “classici” ( soprattutto russi), disperata per questa figlia “un po’ naif e molto rock”, sarà finalmente contenta.
Ed io di riflesso.

Dove sono stata in vacanza?
Sono rimasta qui, in Sicilia, a casa mia.
Ho tutto ciò che serve per fare di una vacanza una splendida vacanza…
Sole, mare ( vedi foto), ottimo cibo e i miei amici di sempre.
Perché lo stesso orizzonte, visto con occhi simili ai tuoi, sembra ogni volta più bello.

#stayLeggendo: Carla Campus

Carla Campus è la mia libraia di riferimento. Lei, insieme con Carmelo Calì, è stata il motore di tante mie letture felici e la compagna di tante ore piacevoli passate in libreria. Incontro dopo incontro, fra Carla e me è nata un’amicizia, e ne sono molto orgogliosa. Così come sono felice per la sua nuova avventura, che sta per iniziare, EQuiLibri. Un’associazione culturale che è un’idea, un viaggio, una unione delle passioni di quattro “camminanti”, tutte donne: i libri e la lettura, il cinema e il vino, i viaggi e il Brasile, il calcio e la musica. Da settembre Carla, Chiara, Francesca e Ornella daranno il via alle loro attività con corsi, eventi, presentazioni e tante altre occasioni per parlare, ma soprattutto, vivere fra i libri.

Che cosa leggerai in vacanza?
In vacanza leggerò i titoli che sono rimasti indietro, qualche anteprima omaggio di editori attenti, e dei libri che sono solo miei letti per me e non per il lavoro che faccio, condivisi e non consigliati.
C’è poi una differenza?

Perché hai scelto questi libri?
Alcuni sono libri voluminosi che necessitano di una lettura senza interruzioni, altri mi aspettavano da tempo e alcuni mi hanno raggiunta picchiettandomi sulla spalla

Dove andrai?
Farò delle vacanze spezzate, le mie preferite, sono già stata al mare, il mio mare in Sardegna, andrò qualche giorno a Salisburgo per il festival e a Settembre andrò a Praga.

Torpedone trapiantati, Francesco Abate, Einaudi Stile Libero
Leggo Francesco perché quando scrive capisco i suoi riferimenti in campidanese e rido come una matta, perchè mi sento a casa e perchè mi regala un’umanità che mi riconcilia con una certa disumanità che mi circonda e poi è vita vera con tutte le sfumature.

Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay, Michael Chabon, BUR
Wow, posso iniziare così? Pur avendone letto solo 200 pagine mi ha conquistata. Una rivelazione, un libro ricco, avventuroso e pieno di riferimenti da approfondire. Due cugini ebrei si fanno largo nella New York della fine degli anni 30 inventando un personaggio dei fumetti, L’Escapista. Il tema della fuga, della guerra la descrizione di una Praga ferita e perseguitata dal nazismo, Houdini il Golem, Superman… Amo la letteratura americana, grazie a Luca Briasco per i suoi suggerimenti, anche se questo libro mi è stato consigliato da Marco Mazzocchi!

Tu l’hai detto, Connie Palmen, Iperborea
Non sempre l’amore basta e trionfa. Connie Palmen dà voce al marito di Sylvia Plath, il poeta Ted Hughes. Cosa è successo veramente? Sogno l’amore romantico, ma spesso vengo sopraffatta dalla realtà. Grazie a Chiara Calò che mi ha ricordato che era un libro in attesa di essere letto.

Ebbene sì, leggo gli e-book. Credo che molti storceranno il naso, dopo questa mia affermazione, primo fra tutti il mio collega, amico, fratello Carmelo Calì. Con il solo bagaglio a mano è difficile fare una cernita e allora risolvo col mio fido Kindle e poi sarà il modo migliore per leggere Il diner nel deserto, James Anderson, NNE uscirà il 13 Settembre e per ora ho un fantastico pdf.

La morte mi è vicina, Colin Dexter, Sellerio Editore
I miei adorati gialli! Credo che mi farei sedurre dall’ ispettore Morse, non salto un titolo e ogni volta è una conferma. Vedremo.

La casa sul Bosforo, Pinar Selek, Fandango
Ho un debole per la Turchia, la conosco e ci sono stata tante volte, l’autrice ha lo stesso nome di una mia cara amica e leggerlo mi farà rivedere Istanbul, sentire i suoi profumi e i suoi rumori. E’ un intreccio di passato e presente, di culture e di conflitti. Ringrazio Salvatore D’Alessio per il suggerimento.

Il continente selvaggio, Keith Lowe, Laterza
Di solito non leggo saggi, ma la storia mi affascina e cerco di capire e di unire gli eventi. Qualche giorno fa un cliente che mi dà sempre degli ottimi consigli in fatto di film e serie televisive, mi ha parlato di questo libro e l’ho subito cercato. Racconta dello scenario europeo post seconda guerra mondiale. Un quadro poco conosciuto e terrificante di un continente nel caos.

Nel fiore degli anni, India Knight, Astoria
Eh sì, sono nel fiore dei miei anni e il sottotitolo di questo libro recita: più vecchie, più sagge, più felici. L’autrice ha deciso di scrivere questo libro per aiutarci a capire meglio quello che ci aspetta “intorno ai cinquanta” e allora, visto che la conoscenza è potere…

Potrebbero non essere sufficienti, ma per fortuna gli spunti non mancano 😀

#stayLeggendo: Eliana Camaioni

Eliana Camaioni, critica letteraria, lettrice totale, organizzatrice di eventi letterari (con l’associazione Demetra, insieme a Fabrizio Palmieri, porta sulla scena, in maniera non convenzionale, libri e scrittori), scrittrice. Ha pubblicato tre libri, il quarto è in giro per la galassia editoriale in attesa di una casa e il quinto è in gran parte nel suo pc e nel suo cuore.
Un libro l’ha portata fino a me alcuni anni fa e oggi ci presenta la sua “scorta” di libri per le vacanze.

Accolgo l’invito per #stayLeggendo, e questa è la mia cinquina estiva con le relative motivazioni:

Cetti Curfino di Massimo Maugeri, perché adoro sia lui che lei;
Vite che sono la tua di Paolo Di Paolo, perché non c’è soluzione di continuità fra letteratura e vita;
Quello che non sappiamo di Annarita Briganti, perché non c’è cosa più bella dell’unione delle anime prima ancora che dei corpi;
Di Amori Diversi di Fabrizio Palmieri, perché parla di Amore e di amori ed è unconventionally come piace a me;
e last but not least, Sabbia Nera di Cristina Cassar Scalia, perché ha saputo regalare anima e grinta a un giallo mozzafiato e mi ha fatto piangere sul finale.