Il libro è un tablet statico da animare. Basta provare

Avvertenze: non sono assolutamente contraria a tablet e tecnologia, non voglio impartire lezioni a nessuno; questo post racconta solo la mia esperienza, dentro casa, con bimbi, tablet e libri. Nessun tablet è stato maltrattato.

Proprio in questi giorni mi è capitato di leggere un articolo allarmista, come ce ne sono ormai anche troppi, sull’uso smodato dei tablet per intrattenere i bambini nelle situazioni più varie: in casa mentre mamma cucina, al ristorante, perfino al parco giochi, dove, per far cessare i capricci da “ennesimo giro di giostra”, si ricorre al tablet.

Io non demonizzo i tablet, i giochi (mia figlia in prima elementare una pen drive nello zaino dove una maestra illuminata fa caricare ai bambini giochi educativi, cartoni animati che loro stessi creano insieme a lei e le basi del coding). Noi avevamo il telecomando, siamo cresciuti a “pane e bim bum bam” e loro hanno i tablet, è un segno dei tempi. Noi genitori stiamo sempre connessi, sempre reperibili, spesso con il collo piegato a guardare il cellulare e loro, insieme alle Barbie, alle macchinine, ai libri, hanno i tablet.

ciccioA questo punto mi viene in mente un paragone forse azzardato, che nasce quando vedo mio figlio che gioca con le macchinine, gli animali, sfreccia neanche fosse Valentino Rossi su moto, tricicli e mezzi vari… e sfoglia libri su libri, da solo o con me (è lui che mi fa mettere seduta e si siede sulle mie gambe con il libro in mano; sono bastate un paio di volte in cui fossi io a gestire il gioco e adesso lo fa lui). Per lui i libri sono giochi, sono pieni di figure da scoprire, colori, suoni (che lui produce, ma pur sempre suoni), sono pieni di stimoli. Attivi. Se ci pensiamo, anche i tablet per i bambini sono giochi, pieni di figure in movimento, colori e suoni. Quindi paradossalmente possiamo dire che un libro può essere un tablet statico da animare a piacere.
Qui è la chiave di tutto: spesso il tablet costituisce un – fatemelo dire – sano intrattenimento tanto quanto gli altri e sostituisce la mamma o il papà nei momenti critici; quando però il tablet diventa l’unico “gioco” possibile, non solo in momenti critici, c’è da riflettere. Perché basta veramente poco per distogliere i bambini da un’attenzione spasmodica (è quello il guaio, non l’uso del tablet in sé; il guaio è quando, mentre gli amichetti corrono, giocano, saltano, stanno insieme, un bambino rimane solo, piegato sullo schermo, scena purtroppo non rara o quando a casa, fra i mille giochi di ogni genere, il bambino si imbambola davanti a uno schermo) verso il mezzo, un cercarlo sempre, come intrattenimento, elemento di consolazione e compagnia, che spesso sostituisce anche il gioco sociale.

I bambini, soprattutto piccoli, vanno accompagnati; hanno bisogno di “istruzioni” per usare le cose, siano esse macchinine o libri o tablet. Mio figlio spesso imita la sorella più grande, prende la Barbie, la fa salire sulla macchina, a modo suo la fa ballare; prende i fogli di carta e il pennarello e traccia segni a caso.

Proviamo allora a prendere un libro, sederci per terra magari, in una posizione comoda, o sul letto, mettiamo il bambino con la schiena contro il nostro petto e sfogliamolo insieme. Serve un libro con molte figure (soprattutto se il bambino è piccolo), così che possiamo “animarlo” in modo semplice; iniziamo a raccontare cosa vediamo, segnaliamo con il dito i lupi, i bambini, i colori, gli animali e diciamo: “Guarda, guarda chi c’è qua. Un cane. E che fa? Sta mangiando, ha tanta fame…”, creiamo curiosità, spingiamolo a immaginare. Piano piano, man mano che leggeremo insieme a lui (o a lei) libri di vario genere o il suo preferito (perché lo avranno, anche se sono piccoli), aggiungiamo particolari, suoni, costruiamo piccole storie… facciamogli scoprire il mondo infinito chiuso fra le pagine che chiede solo di uscire fuori e incontrarlo.
Vedrete – e ve lo garantisco; per due figli su due è stato così, ed è capitato di improvvisare letture nei posti più strani, con gruppetti di bambini di colpo zitti e attenti – che pian piano sarà il bimbo stesso a cercare i libri, aprirli, sfogliarli, parlottare fra sé e magari chiamarvi per farvi mettere seduta ad “accompagnarlo”. Basta poco, un po’ di tempo da dedicare al piccolo, e a voi stessi; perché leggere insieme è una delle più belle avventure che si possano vivere con i figli.
Provate e fatemi sapere.

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