Non chiamatela presentazione: Antonella Lattanzi alla libreria Giufà

Antonella Lattanzi, Prima che tu mi tradisca, Einaudi Stile libero Big (2013), 432 pagine, 19 euro

Questo romanzo non è una lamentela per una condizione disagiata, ma è un grido energico, sommesso, ma forte (Severino Cesari)
lattanzi_giufa
Non sono solo io a dire che quella di giovedì 14 novembre non è stata una presentazione. Introducendo la – bella – serata, anche Luca Briasco (editor di narrativa straniera per Einaudi Stile libero) e Severino Cesari (fondatore di Einaudi Stile libero, editor, “L’uomo che ascolta i libri”) hanno sottolineato che stavamo per assistere a un evento speciale, diverso. E così è stato, sotto tutti i punti di vista.
Innanzitutto la location. La libreria Giufà è un posto molto particolare (ne ho già parlato qui), oltre che la libreria di riferimento dell’autrice “fin dai tempi dell’Università a San Lorenzo”. Accogliente come un salotto di casa, ha un’atmosfera fra le più adatte ai libri; non è facile da spiegare, tutte le librerie dovrebbero averla, ma purtroppo non tutte ce l’hanno. Entrare da Giufà è come immergersi in un mondo parallelo abitato da libri, parole e pensieri.

Le presentazioni tipiche partono dal libro… e dentro al libro rimangono. Si leggono alcuni brani e si loda (e sbroda) l’autore per i personaggi (che vengono il più delle volte descritti) e per la trama (che viene completamente raccontata) e si chiede all’autore, alternando le due possibilità, se il libro è autobiografico oppure perché scrive. E a questo punto la voglia di leggerlo ti è passata completamente.
La serata a cui ho partecipato, con tanti altri lettori seduti in un ideale cerchio attorno all’autrice e ai suoi editor, mi ha fatto invece venire proprio voglia di leggere il libro e soprattutto di stare ad ascoltare all’infinito.

Non si stava semplicemente (come se fosse semplice poi) presentando un libro; si è parlato di editing, lavoro sul testo, lettura e scrittura. E del progetto libro. Sentire da addetti ai lavori (editor, editori e scrittori) che cosa (altro) è un libro è un’esperienza emozionante, almeno per me che vedo in quello dell’editor il mestiere più bello che si possa desiderare.
Luca Briasco ha introdotto perfettamente lo “scopo” di questa presentazione, ossia non tanto raccontare il libro, ma trasmettere l’emozione provata leggendolo, lavorando sul testo.
E da quel momento la magia del libro ha incantato un pubblico rimasto fermo e partecipe per oltre due ore.
Tanti i punti toccati dai tre conduttori, che vorrei condividere (in parte) con chi non era lì con noi:
il genere: il libro di Antonella Lattanzi non è un libro di genere, ma è tutti i generi insieme. Anzi, è stato definito come romanzo mondo, da una definizione di Franco Moretti. Un libro dove c’è tutto il nostro mondo con tutte le sue voci (non solo il “piccolo mondo” di Bari e di Roma, fulcri della storia). Un’epica, che a volte è alta e a volte diventa cialtrona, come definisce alcune scene efficacemente Cesari.
il contesto: la storia è ambientata tra Bari e Roma, tra un fuggire e un tornare dei personaggi, tra punti di vista “di paese” e “di città”. Ma tocca anche la storia di un mondo riconoscibile con avvenimenti storici che attraversano la storia di Bari e diventano simboli di una storia più ampia.
lo sviluppo: tante, tantissime scene, declinate da un fuoco spostato dall’intimità della casa all’universalità della storia che investe i personaggi e li cambia, li suggestiona, li fa crescere.
la scrittrice: Briasco prima e Cesari poi hanno riconosciuto, prima che il romanzo (il primo Devozione e poi questo), la scrittrice, la voce nuova, lo stile importante, la lingua incantatoria che prende la storia e si plasma in base al momento, la scena, il personaggio.
il progetto libro: è Antonella a parlare del libro, e di cosa la scrittura rappresenta per lei. Una dichiarazione non solo di intenti, ma d’amore nei confronti dei lettori. Lo scrittore deve mettersi al servizio dei lettori e scrivere sinceramente, ossia esattamente quello che sente il bisogno di scrivere, rendere il lettore protagonista del libro stesso. Lo scrittore è colui che mette segni neri su un foglio bianco e il lettore è colui che ha la chiave per sbloccare la magia.
Il lavoro di lettura, rilettura, lima, taglio è stato lungo e appassionante (lo dicono tutti e tre) ed è servito a tirare fuori il miglior romanzo che si potesse pubblicare, quello in cui il lettore poteva perdersi e in cui non fosse mai necessario leggere due volte la stessa riga per capire, per non perdere il filo.
Antonella racconta la sua urgenza di scrivere, la curiosità di staccarsi da sé e calarsi nella realtà di altre persone, altri luoghi, altre storie (come l’inganno chimico ai danni dei baresi che apre il libro e che ha aperto, letto da Severino Cesari, la serata, attivando subito la magia e che Antonella ha appreso dal padre e dagli anziani della città, prima che dai documenti – pochi – ufficiali) e raccontarne il punto di vista, i pensieri.

Di Antonella in questo libro ci sono insieme il senso di colpa e il desiderio di fuga che si attaccano a chi nasce al Sud d’Italia, quel malessere che prende quando ti accorgi che non è possibile vivere nel posto dove sei cresciuta, che te ne devi andare perché si vive male, non si può quasi vivere realizzando le proprie aspirazioni, trovare il lavoro che ti piace, essere te stesso fino in fondo.
Essenziale e puntuale arriva la chiosa di Cesari, che definisce il nucleo del romanzo non una lamentela, ma un grido energico, sommesso ma forte, di rivolta.
E per una donna che si ribella e fugge (dalla sua Bari) ce n’è una che rimane a combattere nel suo piccolo mondo fatto di rancori, frustrazioni, abitudine a farsi del male, anche fra le mura di casa.

Non sono sicuramente riuscita a rendere la magia e l’intensità di questa serata, ma spero almeno di aver fatto venire voglia, a qualcuno di voi, non solo di leggere Prima che tu mi tradisca, ma fermarsi, con un libro in mano, a pensare al progetto e alle persone senza il quale quel libro non esisterebbe.

Qui una lettura della serata a cura di Giulio Silvano che mi è moooolto piaciuta.

Ero così presa che non ho fatto nemmeno una foto! Menomale che me le ha passate Alessia Caputo

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