Cosa c’è di più bello di questo?

Kurt Vonnegut, Quando siete felici, fateci caso, Minimum fax *Sotterranei* (2015), 107 pagine, 15 euro
Traduzione di Martina Testa

Alcuni libri, come i vini pregiati, hanno bisogno di decantare. Essere lasciati lì, in quello spazio fra il cuore e la pancia, sospesi. E da lì, piano piano, quando meno te lo aspetti, tornano in mente, forti, come il profumo intenso del vino rosso.
Con questo libro è stato amore a prima vista, uno dei pochi che ho scelto solo per la copertina (conoscevo l’autore, ma penso che l’avrei comprato, anche se fosse stato di uno scrittore da quattro soldi). Riccardo Falcinelli è ormai il Buddy Valastro delle copertine, il Boss delle cover, e questa è piaciuta da morire a tutti, è stata condivisa, usata come foto di profilo, stampata sulle shopper. Perfetta anteprima e racconto di quello che il libro è, dell’anima stessa, come dovrebbero essere tutte le copertine.

Ho letto il libro in poche ore, è andato giù velocemente, come il primo bicchiere in una serata allegra, e ne ho sentito il sapore dopo. Ho pensato ai discorsi che (alcuni) insegnanti, politici (quasi tutti), personaggi pubblici tengono, sbrodolandosi in copioni preconfezionati, schemi messi sottovuoto cinquant’anni fa e spacchettati, senza criterio, in ogni occasione. E noto la differenza con i discorsi che Kurt Vonnegut tenne in alcune università americane e che sono raccolti in questo libro, insieme con alcuni aforismi. Sono discorsi veri, che vengono dal cuore e dall’esperienza e che soprattutto parlano direttamente, guardando negli occhi uno per uno, ai giovani che si affacciano alla vita.

Ci sono tante, tantissime cose che mi sono rimaste impresse, che sembrano scontate, ma non lo sono affatto, e lo scopriamo dopo aver letto il suo punto si vista. Tra queste, cosa fanno gli artisti, per esempio (Primo, riconoscono che non possono rimettere in sesto l’intero universo. Secondo, fanno sì che almeno una piccola parte sia esattamente come dovrebbe essere. Un mucchietto di argilla, un rettangolo di tela, un pezzo di carta o quello che sia), o il paradosso di un bisogno di comunicazione e contatto che oggi, in una società sempre connessa, si sta sgretolando, l’invito a gesti semplici come comunicare a chi è seduto vicino il nome di un’insegnante importante per il percorso di formazione non solo scolastica. Tutte cose che fa piacere leggere se messe in questa forma, nella lingua di chi non sale in cattedra ma racconta se stesso e quello che ha imparato dalla vita.

Se posso spingermi oltre, posso dire che c’è una cosa in particolare che a me ha cambiato un po’ la vita. Vonnegut racconta di uno zio che, seduto sotto un albero con una limonata in mano, si fermava, si rivolgeva a chi aveva intorno e diceva: Cosa c’è di più bello di questo? (il titolo originale, tradotto magistralmente dalla mitica Martina Testa, è infatti If this isn’t nice, what is?)
Ecco, questa dovrebbe essere la chiave delle nostre vite: non solo godere dei bei momenti, capire che siamo fortunati ad esserci, ringraziare il cielo per tutto, ma fermarci per un attimo ad ammirare quel momento, assaporarlo, sottolineandolo.

Dopo aver letto il libro, ho iniziato a farlo, e mi è venuto naturale. Provateci anche voi: quando siete felici, fateci caso. Vedrete, è bellissimo!

 

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2 pensieri su “Cosa c’è di più bello di questo?

    • francesca giannetto ha detto:

      Grazie Sara, il tuo commento mi dà gioia e fiducia: è questo infatti l’intento primario del blog, far venire voglia di leggere

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