Ricordi di letture in spiaggia: Selvaggia Lucarelli

Selvaggia Lucarelli, Che ci importa del mondo, Rizzoli (2014), euro 18,50

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Chi l’ha detto che solo le anglosassoni sanno scrivere romanzi rosa, ideali per una rilassante lettura estiva, e le italiane riescano a fatica a far bene? Il mio approccio con Selvaggia Lucarelli è passato dai social. La conoscevo, o almeno, conoscevo quello che (adesso l’ho capito) è il suo volto pubblico, ma incappare in un suo post su facebook condiviso da un mio contatto è stato come un colpo di fulmine. Ironica, coerente, divertente e senza dubbio interessante. Ho iniziato a seguirla. E, visto che mi piaceva il suo approccio alle cose, ho comprato il suo romanzo. E mi è piaciuto. Che sia rosa (e non del tutto), giallo (in un certo senso) o di qualunque altro colore poco importa. È una lettura piacevole e per quanto fiction l’ho trovato “onesto”, come lei.

Un po’ Sex and the city (un gruppo di amiche che, fra serate e chat di whatsapp, condividono tutto) ma meno patinato (un bicchiere di rosso in una località di montagna è meglio di un Cosmopolitan in un bar trendy di Manhattan), un pizzico di Bridget Jones (Viola Agen che va in pigiama ad accompagnare il figlio a scuola, che soccombe all’egocentrismo di un uomo, che abbassa gli occhi incontrando il vicino burbero) ma senza diventare patetica come la sfigatissima single e tantissimo Selvaggia.
Non so se sia vero che Selvaggia (come la sua protagonista) è stata per anni una ghost writer, ma devo dire che il “mestiere” ce l’ha tutto. Non sarà un capolavoro della letteratura mondiale, magari non verrà ricordato fra i classici da leggere assolutamente, ma è un libro scritto più che bene, curato, pieno di congiuntivi ben messi (ultimamente ho letto cose che voi umani…), con un progetto dietro, una trama studiata e non buttata a casaccio tanto pe’ pubblica’ (come sembrano fare tanti vip). Continua a leggere

Fuori da ogni polemica: Giorgio Falco

Giorgio Falco, La gemella H, Einaudi *Stile libero Big* (2014), 360 pagine, euro 18,50

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Le polemiche non sempre sono utili. Non sempre è utile un botta e risposta che a seguirlo tutto (come ha fatto egregiamente Mauro Maraschi in un suo post Facebook del 3 giugno) ci vuole mezza giornata.
Classificazioni, etichette, incasellamenti e giudizi che, seppur provenienti da un critico accreditato e riconosciuto autorevole, rendono la letteratura farraginosa, altisonante e, soprattutto a chi non è strettamente del mestiere, profondamente noiosa.
Leggere è la cosa più importante. Scambiare opinioni su un libro, un autore, consigliarlo (per gli appassionati), studiarlo (per gli addetti ai lavori).

Cordelli ha preso di mira nella sua disamina di qualche mese fa due “Giorgio”: Vasta e Falco, e con loro la letteratura contemporanea, per la quale sembra non provare un grande entusiasmo.

Io, da profana, non riesco ad assimilare né lo stile, né le tematiche, né le scelte dei due Giorgio.
Avevo letto Il tempo materiale di Vasta quando è uscito con minimum fax; e ho letto La gemella H di Giorgio Falco incuriosita più dall’entusiasmo di Severino Cesari, che in maniera semplice, chiara e di cuore (come dovrebbe sempre essere) lo ha consigliato, che dalla polemica e ne sono rimasta rapita.

Per quanto mi riguarda, non ho trovato quella ricerca di “iperboli letterarie” che pare la colpa, quasi un’onta, dei giovani autori e trovo che Falco abbia tanti grandi meriti che rendono la sua scrittura, fin da una delle prime esperienze con l’esperimento-laboratorio I racconti del capanno (sei scrittori chiamati da Lanfranco Caminiti a raccontare le tradizioni di una piccola cittadina in provincia di Latina rimanendo per un weekend a contatto strettissimo con i suoi abitanti) riconoscibile, coinvolgente, interessante.
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I 10 libri del cuore

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Il nuovo “gioco” di Facebook: creare una lista di dieci libri, senza pensarci troppo, che abbiano lasciato qualcosa dentro di noi. Ho colto al volo la convocazione di due amiche ed eccomi a stilare la mia lista. Sarà divertente magari stilarla fra dieci anni e vedere cosa è cambiato. In questa ci sono libri che hanno segnato la mia vita da lettrice, o che mi sono rimasti nel cuore più di altri, non necessariamente che mi siano piaciuti più di qualunque altro. Sicuramente ne avrò dimenticati tanti, ma intanto questa è la mia lista (in ordine rigorosamente sparso e non di preferenza):

  1. I Racconta storie: raccolta di favole e storie in 26 fascicoli, narrate da signori attori, che io ascoltavo a 5 anni e mia figlia ascolta oggi con la stessa emozione
  2. It di Stephen King: mi ha assorbito e “distratto” in un periodo brutto della mia adolescenza, in cui perdevo una persona importante e non volevo pensarci
  3. Carne e sangue di Michael Cunningham: un libro che ha scavato un solco nel mio cuore, un libro che racconta il crollo di pregiudizi e sovrastrutture, con un incipit stupendo
  4. Open di Andre Agassi con J.R. Moehringer: un bel tuffo nel passato e i retroscena del mio “amore” folle da adolescente per Agassi e la scoperta di una bella persona
  5. Se questo è un uomo di Primo Levi: per la prima volta ho sentito la voce più vera, più “interna” e viscerale di una delle pagine più brutte scritte sui libri di storia
  6. Colloquio con giulio Einaudi di Severino Cesari: per me che amo profondamente l’editoria e le vere case editrici con tutte le persone che con amore le portano avanti, una lettura che mi ha emozionato fino alle lacrime, finendo di leggerlo, una mattina in metro
  7. L’erba canta di Doris Lessing: sono stata con una donna meravigliosa in una fattoria di tanto tempo fa e ho sentito forte il profumo di un’epoca raccontata veramente da Nobel
  8. Rughe di Paco Roca: quando le immagini riescono a raccontare più delle parole
  9. Stoner di John Williams: un libro modernissimo nonostante sia di un’epoca ormai lontana, dirompente nella sua semplicità, con uno dei personaggi più veri e vivi che ti viene di prenderlo per le spalle e scuoterlo mentre leggi
  10. Ruti vuole dormire di David Grossman: un libro che ho letto mille volte a e con mia figlia e che mi emoziona e commuove ogni volta con le sue piccole grandi storie quotidiane

 

Prendetevi cura dei libri

lovebooksOk, sono tornata dalle vacanze maestrina dalla penna rossa e occhialetti che scivolano sul naso. Giuro che sarà il primo e l’ultimo post “amaro” su una questione di cui a molti non interessa granché, ma che per me è importante. Almeno un po’.

Mi dispiace molto constatare che in Italia ci siano grossi (che vuol dire poi questo “grossi”?) editori che a volte lasciano andare i loro “bambini” con i vestiti nuovi e firmati, ma con la camicia macchiata di cioccolato, il cappellino storto e le scarpe con le suole bucate.

Ho avuto ultimamente tra le mani un libro non brutto, con una trama comunque, nonostante ingenuità e ripetizioni, un minimo studiata, belle immagini e un messaggio chiaro che l’autore ha voluto condividere.

Peccato che fosse pieno di macchie. Tanti refusi, il primo entro le prime venti pagine: non uno scambio di lettere all’interno di una parola, proprio un termine errato. Errore ripetuto più volte nel corso della lettura.
Tante, tantissime ripetizioni, stancanti, inutili, evitabili, sia concettuali che proprio parole ripetute anche due, tre volte in due righe. Continua a leggere

Ricomincio da un libro che non mi è piaciuto…

Sono stata tanto tempo lontana dal blog. Traslochi, lavoro, poco tempo a disposizione, tanti libri letti, tanti libri impacchettati e imprigionati negli scatoloni.
Mi hanno “passato” questo libro da cui riparto, che non mi è piaciuto. Ovviamente, come tutte, è un’opinione personale, che vi voglio lasciare. Fatene ciò che preferite. E se lo leggerete, ditemi la vostra, fatemi ricredere.

trevi_gioiaEmanuele Trevi, Il libro della gioia perpetua, Rizzoli (2010) *Scala italiani*, 368 pagine, euro 19,50 (edizione 2013 BUR, 11 euro)

Lo scrittore e critico Emanuele Trevi viene invitato per partecipare come relatore di una conferenza su un argomento altisonante in un piccolo paesino vicino Napoli. Arrivato a destinazione, scopre che l’incontro è stato cancellato, ma decide di non ripartire subito. Questa diventa l’occasione per incontrare una donna (la signora Mastellone) che sarà un’amica importante e gli darà un libro fotocopiato, scritto da una bambina di otto anni, il Libro di Clara e Riki (che rappresenta la “chicca” finale del libro: fogli di quaderno con il Libro scritto a mano e disegnato da Chiara Gamberale). Dal libro partirà tutta la narrazione e il suo rapporto con personaggi reali e di fantasia, oltre che il rapporto con se stesso e il suo lavoro.

Trevi scrive bene. Sceglie i termini da utilizzare, incrociare, affiancare in maniera ponderata (lo si intuisce dalla perfetta costruzione della prosa), ha una dote naturale per metafore e similitudini (una fra le prime, quella sulla menzogna, è veramente notevole), tiene perfettamente il ritmo per tutta la narrazione. Nonostante il mestiere, l’idea di base (il Libro avuto in dono, da cui si dipartono una serie di considerazioni e relazioni) non troppo originale ma ben portata, non sono riuscita ad appassionarmi al libro. Sono stata presa e lasciata una quantità innumerevole di volte; quando pensavo di essere dentro la storia, perfettamente in carreggiata, uno scossone mi mandava fuori strada e mi faceva perdere attenzione.

E di scossoni in questo libro (non lo chiamerei nemmeno romanzo) ce ne sono tanti. Continua a leggere