Altro che omeopatia! Curatevi con i libri

Ella Berthoud, Susan Elderkin, Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno, (a cura di Fabio Stassi), Sellerio *Il contesto* (2013), 637 pagine, 18 euro

influenza_vignetta_NUna mia splendida amica (perché solo le amiche splendide azzeccano i libri che ti piacciono) mi ha regalato un volume di Sellerio che mi ha molto incuriosito. Fondamentalmente è un libro di recensioni, o meglio, consigli spassionati di lettura. E fin qui, nulla di nuovo. Anche Nick Hornby, per citarne uno fra i tanti, lo ha fatto.
La cosa veramente sorprendente è che è una sorta di enciclopedia medica in cui i malanni siano malanni del corpo e dello spirito e in cui le medicine siano… i libri!
Per ogni stato mentale, fisico e sociale “difficile” ci sono uno o più libri che ne costituiscono la “cura” ideale. Ogni libro ha il suo lettore ideale, quello che sicuramente, per come sta messo, ne trarrà beneficio. Tutti quindi possono trarre beneficio dai libri; ci sarà sempre un libro da leggere, qualunque disagio, esigenza o desiderio di lettura si abbia.
Continua a leggere

Libri e pizzini

pizzinoLa nostra è l’epoca dei pizzini. Anche a scuola, quando passi sotto il banco il “foglietto” dell’epoca mia ormai passi un “pizzino”. Di pizzini ce ne sono tanti, brutti, bruttissimi (quelli di mafia, da cui tutto è partito), squallidi (quelli scambiati e pubblicati a tradimento su web), e gli intramontabili “pizzini” d’amore dei cioccolatini.
Luana Cau, studentessa di Giurisprudenza di ventitre anni, ha ribaltato il significato originario del pizzino e ne ha dato un senso direi poetico. La sua iniziativa, idea, parte da Facebook e dalla campagna Chi lascia un bigliettino lascia un tesoro: tutti in libreria a lasciare messaggi, citazioni, consigli, poesie in formato pizzino dentro un libro.
Continua a leggere

La voce leggera della crisi: Silvia Noli, Adelante

Silvia Noli, Adelante, Fazi editore *le meraviglie* (2014), 272 pagine, 13 euro

Save the date (come dicono i PR fighi per ricordarti di segnare una data importante): 20 febbraio 2014. Esce in libreria il primo romanzo (speriamo primo di una lunga serie) di Silvia Noli, autrice genovese “battezzata” da Riccardo Gazzaniga (che me l’ha vivamente consigliata – e per questo lo ringrazio).

1355Il suo romanzo ha un titolo spagnolo, che meglio di qualunque parola italiana rende l’idea dello spirito: Adelante, datti una mossa, non aspettare che le cose accadano ma vai a cercarle, conquistale, anche se non incarnano nemmeno lontanamente i tuoi sogni più ottimistici. Prendi ciò che trovi e prima o poi anche tu avrai la “tua” occasione. Questo è lo spirito del romanzo e la filosofia di vita della protagonista, ragazza di belle speranze, con un buon bagaglio culturale e un’intelligenza vivace.

Lei è una ragazza come tante, mediamente sfortunata in amore, precaria nel lavoro e negli affetti, sempre in cerca di una sistemazione, di una casa, di una sua dimensione. E fin qui sembra la protagonista generica media – trentenne in crisi esistenziale cosmica che vomita addosso al lettore astio e insoddisfazione – di tanti romanzi degli ultimi infausti tempi. Invece no. Silvia Noli stupirà tutti quelli che storcono il naso già dalla quarta di copertina, al solo leggere “trentenne”, “crisi”, “precario”.
Continua a leggere

Un buon proposito per il 2014: sempre più libri!

Book-iPad-wallpaper-LibraryOrmai non stilo più liste di buoni propositi, tanto so che non le rispetterò. E nemmeno liste di desideri perché se poi a fine anno il bilancio pende in negativo un po’ rosico.
L’unica lista che posso fare è che quella dei libri che vorrei leggere, molti dei quali già stanno diligentemente impilati sul mio comodino, a darmi l’illusione che avrò tantissimo tempo libero per dedicarmi a una delle mie attività preferite. Vitali direi.

Ho comprato, come sempre, una montagna di libri e possederli mi dà un senso di sicurezza, il poter contare sempre su una nuova storia, una nuova scoperta, una nuova emozione, pronta lì per me, da scegliere, prendere e tuffarmici dentro.

Poco dopo Natale ho iniziato a leggere (e sono all’inizio della seconda parte in questo momento) Prima che tu mi tradisca di Antonella Lattanzi. Avevo partecipato tempo fa a una bellissima presentazione (di cui ho parlato qui) e avevo deciso di aspettare il momento propizio per leggere un libro che si annunciava perfetto. E finora non mi ha tradito. Anzi, credo che comprerò anche Devozione a questo punto. Continua a leggere

Ho giocato a nascondino con Chiara Gamberale

verdeTante volte ho provato a “tanare” Chiara Gamberale, ma ogni volta mi scappava. La prima volta è stata quando alla radio ascoltavo il suo psicoprogramma, ero una degli psicoascoltatori di Io, Chiara e l’Oscuro. La ascoltavo, ma non sono mai riuscita a entrare veramente dentro le parole (tante) di Chiara.
Poi un altro suo titolo mi ha colpito e sembrava che avessi finalmente scoperto il suo nascondiglio. Le luci nelle case degli altri è stato per me un titolo evocativo di una sensazione di malinconia e calore insieme che provavo vedendo dalla strada, mentre andavo in macchina con mia madre, le luci nelle case degli altri. Ma poi la trama (una bambina di sei anni la cui mamma muore in un incidente stradale e) mi aveva respinto, avevo smesso di contare e basta giocare a nascondino.

Qualche mese fa l’hanno “tanata” per me, mostrandomi due dei suoi tanti romanzi: Per dieci minuti (Feltrinelli *I Narratori*, 2013, 187 pagine, 16 euro) e Le luci nelle case degli altri (Mondadori *Scrittori italiani e stranieri*, 2010, 408 pagine, 20 euro). E allora ho scoperto che si nascondeva dietro la tenda del salotto e finalmente l’ho vista bene.
E quello che ho visto diciamo che mi è piaciuto, ma non fino in fondo.
C’è molto della Chiara Gamberale che avevo intuito ascoltandola, leggendo alcuni suoi pezzi quando mi capitava. Devo dire che prima di leggerla mi era meno simpatica e adesso mi è venuta voglia di conoscerla. Ho riconosciuto l’ossessione nei confronti degli uomini (e della loro assenza) che avevo intuito quando alla radio parlava del nichilista: nel primo romanzo la presenza-assenza incombente è quella di un marito che la abbandona ma non spezza mai il filo che li lega; nel secondo è da un lato un padre di cui non è nota l’identità, è noto solo che abiti nel condominio dove vive la protagonista e dall’altro lato è l’uomo – il ragazzo – che se da un lato la salva dalla solitudine, dall’altro le rovina la vita.

Uomini a parte, Per dieci minuti ha una buona idea di fondo, ossia la teoria steineriana per cui ogni giorno la protagonista deve fare, per almeno dieci minuti, qualcosa che non ha mai fatto. E fin qui tutto perfetto, il meccanismo incuriosisce, lo stile è semplice, i capitoli sono brevi e si snoda perfino un piccolo giallo. Come Brizzi nel suo ultimo romanzo, anche lei sottolinea l’importanza di godersi la vita, di superare un trauma (nel suo caso, l’abbandono del marito) facendo di tutto per stare bene.  Continua a leggere