Ricomincio da un libro che non mi è piaciuto…

Sono stata tanto tempo lontana dal blog. Traslochi, lavoro, poco tempo a disposizione, tanti libri letti, tanti libri impacchettati e imprigionati negli scatoloni.
Mi hanno “passato” questo libro da cui riparto, che non mi è piaciuto. Ovviamente, come tutte, è un’opinione personale, che vi voglio lasciare. Fatene ciò che preferite. E se lo leggerete, ditemi la vostra, fatemi ricredere.

trevi_gioiaEmanuele Trevi, Il libro della gioia perpetua, Rizzoli (2010) *Scala italiani*, 368 pagine, euro 19,50 (edizione 2013 BUR, 11 euro)

Lo scrittore e critico Emanuele Trevi viene invitato per partecipare come relatore di una conferenza su un argomento altisonante in un piccolo paesino vicino Napoli. Arrivato a destinazione, scopre che l’incontro è stato cancellato, ma decide di non ripartire subito. Questa diventa l’occasione per incontrare una donna (la signora Mastellone) che sarà un’amica importante e gli darà un libro fotocopiato, scritto da una bambina di otto anni, il Libro di Clara e Riki (che rappresenta la “chicca” finale del libro: fogli di quaderno con il Libro scritto a mano e disegnato da Chiara Gamberale). Dal libro partirà tutta la narrazione e il suo rapporto con personaggi reali e di fantasia, oltre che il rapporto con se stesso e il suo lavoro.

Trevi scrive bene. Sceglie i termini da utilizzare, incrociare, affiancare in maniera ponderata (lo si intuisce dalla perfetta costruzione della prosa), ha una dote naturale per metafore e similitudini (una fra le prime, quella sulla menzogna, è veramente notevole), tiene perfettamente il ritmo per tutta la narrazione. Nonostante il mestiere, l’idea di base (il Libro avuto in dono, da cui si dipartono una serie di considerazioni e relazioni) non troppo originale ma ben portata, non sono riuscita ad appassionarmi al libro. Sono stata presa e lasciata una quantità innumerevole di volte; quando pensavo di essere dentro la storia, perfettamente in carreggiata, uno scossone mi mandava fuori strada e mi faceva perdere attenzione.

E di scossoni in questo libro (non lo chiamerei nemmeno romanzo) ce ne sono tanti.

Il primo è questo continuo rivolgersi al lettore, più per richiamare l’attenzione, a ribadire concetti troppo alti che magari potrebbe non capire.
Un altro punto di distacco è l’eccessiva celebrazione di sé “scrittore e critico”. Sembra che ogni cosa, anche la storia del Libro di Clara e Riki, che dovrebbe rappresentare un espediente originale per costruire una vicenda interessante, e ogni singolo rapporto umano intessuto da Trevi durante la sua avventura sia giocato in funzione di una celebrazione di sé, del suo sapere, delle sue capacità.

Emblematici in tal senso due episodi: il marito (ormai morto) della signora Mastellone rimane affascinato e addirittura turbato da un racconto di un giovane Trevi, La noce, che lui stesso – con falsa modestia – giudica di poco conto (e almeno in questo mi trova d’accordo). Trevi non fa che ribadire, in alcune occasioni anche forzando la discussione, quanto sia scioccato dal fatto che un uomo di grandissima cultura, uomo che ha sempre letto e analizzato autori e saggi importanti, come il signor Lucchesi (marito della signora Mastellone) abbia dato così tanta importanza e rilevanza a quel racconto, ci torna su continuamente. Secondo episodio: un suo amico legge il racconto e ne rimane affascinato anche lui, a tal punto da scrivere una lettera complimentosissima a Trevi. E noi lettori assistiamo inermi a questo sbrodolamento di complimenti chiedendoci perché?

Altra parte di questo libro che risulta abbastanza difficile da seguire sta nel fatto che Trevi racconti con il suo occhio critico (e sapiente, si legge chiaramente fra le righe) il Libro di Clara e Riki, storia abbastanza semplice e godibile, nell’ottica in cui sia scritta da una bambina di otto anni – quando finalmente hai modo di leggerla con i tuoi occhi e i tuoi pensieri, come dovrebbe essere per tutti i libri, senza lo “spiegone” che ti dice pedissequamente come, perché leggerlo – che in mano a Trevi diventa Il pendolo di Foucault, da sviscerare in ogni dettaglio, parola, intenzione per carpirne il mistero e l’importanza.

Anche l’espediente per il quale viene in possesso delle fotocopie del libro è abbastanza banale: uno scrittore (e critico) deve partecipare a una conferenza in un paese e la prima sciura gli “molla” un manoscritto. Come succede a tutte le presentazioni, i convegni, gli incontri con un qualunque scrittore mediamente famoso.
Parallela a questa descrizione del Libro e del contesto in cui è stato scritto, procede un’amicizia telefonica con la signora Mastellone (lei ha dato il manoscritto a Trevi). Dinamica abbastanza interessante, se non fosse che i due si scambiano banali consigli di vita (sembrano Paulo Coelho e Romano Battaglia a confronto) e si sdilinquiscono in complimenti reciproci.

Anche i personaggi, tutti, perfino Trevi, vivono in superficie, come fossero loro stessi stereotipi, espedienti per alimentare ulteriormente un solipsismo letterario che sembra essere il principale filo conduttore del libro.

Altro che omeopatia! Curatevi con i libri

Ella Berthoud, Susan Elderkin, Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno, (a cura di Fabio Stassi), Sellerio *Il contesto* (2013), 637 pagine, 18 euro

influenza_vignetta_NUna mia splendida amica (perché solo le amiche splendide azzeccano i libri che ti piacciono) mi ha regalato un volume di Sellerio che mi ha molto incuriosito. Fondamentalmente è un libro di recensioni, o meglio, consigli spassionati di lettura. E fin qui, nulla di nuovo. Anche Nick Hornby, per citarne uno fra i tanti, lo ha fatto.
La cosa veramente sorprendente è che è una sorta di enciclopedia medica in cui i malanni siano malanni del corpo e dello spirito e in cui le medicine siano… i libri!
Per ogni stato mentale, fisico e sociale “difficile” ci sono uno o più libri che ne costituiscono la “cura” ideale. Ogni libro ha il suo lettore ideale, quello che sicuramente, per come sta messo, ne trarrà beneficio. Tutti quindi possono trarre beneficio dai libri; ci sarà sempre un libro da leggere, qualunque disagio, esigenza o desiderio di lettura si abbia.
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Libri e pizzini

pizzinoLa nostra è l’epoca dei pizzini. Anche a scuola, quando passi sotto il banco il “foglietto” dell’epoca mia ormai passi un “pizzino”. Di pizzini ce ne sono tanti, brutti, bruttissimi (quelli di mafia, da cui tutto è partito), squallidi (quelli scambiati e pubblicati a tradimento su web), e gli intramontabili “pizzini” d’amore dei cioccolatini.
Luana Cau, studentessa di Giurisprudenza di ventitre anni, ha ribaltato il significato originario del pizzino e ne ha dato un senso direi poetico. La sua iniziativa, idea, parte da Facebook e dalla campagna Chi lascia un bigliettino lascia un tesoro: tutti in libreria a lasciare messaggi, citazioni, consigli, poesie in formato pizzino dentro un libro.
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La voce leggera della crisi: Silvia Noli, Adelante

Silvia Noli, Adelante, Fazi editore *le meraviglie* (2014), 272 pagine, 13 euro

Save the date (come dicono i PR fighi per ricordarti di segnare una data importante): 20 febbraio 2014. Esce in libreria il primo romanzo (speriamo primo di una lunga serie) di Silvia Noli, autrice genovese “battezzata” da Riccardo Gazzaniga (che me l’ha vivamente consigliata – e per questo lo ringrazio).

1355Il suo romanzo ha un titolo spagnolo, che meglio di qualunque parola italiana rende l’idea dello spirito: Adelante, datti una mossa, non aspettare che le cose accadano ma vai a cercarle, conquistale, anche se non incarnano nemmeno lontanamente i tuoi sogni più ottimistici. Prendi ciò che trovi e prima o poi anche tu avrai la “tua” occasione. Questo è lo spirito del romanzo e la filosofia di vita della protagonista, ragazza di belle speranze, con un buon bagaglio culturale e un’intelligenza vivace.

Lei è una ragazza come tante, mediamente sfortunata in amore, precaria nel lavoro e negli affetti, sempre in cerca di una sistemazione, di una casa, di una sua dimensione. E fin qui sembra la protagonista generica media – trentenne in crisi esistenziale cosmica che vomita addosso al lettore astio e insoddisfazione – di tanti romanzi degli ultimi infausti tempi. Invece no. Silvia Noli stupirà tutti quelli che storcono il naso già dalla quarta di copertina, al solo leggere “trentenne”, “crisi”, “precario”.
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Un buon proposito per il 2014: sempre più libri!

Book-iPad-wallpaper-LibraryOrmai non stilo più liste di buoni propositi, tanto so che non le rispetterò. E nemmeno liste di desideri perché se poi a fine anno il bilancio pende in negativo un po’ rosico.
L’unica lista che posso fare è che quella dei libri che vorrei leggere, molti dei quali già stanno diligentemente impilati sul mio comodino, a darmi l’illusione che avrò tantissimo tempo libero per dedicarmi a una delle mie attività preferite. Vitali direi.

Ho comprato, come sempre, una montagna di libri e possederli mi dà un senso di sicurezza, il poter contare sempre su una nuova storia, una nuova scoperta, una nuova emozione, pronta lì per me, da scegliere, prendere e tuffarmici dentro.

Poco dopo Natale ho iniziato a leggere (e sono all’inizio della seconda parte in questo momento) Prima che tu mi tradisca di Antonella Lattanzi. Avevo partecipato tempo fa a una bellissima presentazione (di cui ho parlato qui) e avevo deciso di aspettare il momento propizio per leggere un libro che si annunciava perfetto. E finora non mi ha tradito. Anzi, credo che comprerò anche Devozione a questo punto. Continua a leggere