Sette abbracci e tieni il resto di Stefano Tofani (Rizzoli)

Non ce la faccio a infilarlo fra gli altri, non solo perché copertina e titolo mi trasmettono calore e mi ricordano Ernesto, e la sua avventura chiusa in questo meraviglioso libro. Deve avere un posto d’onore perché è il primo libro per ragazzi (anche un po’ cresciuti come me) di Stefano Tofani e merita tutto l’amore possibile.

Come quello che lui dà ai suoi personaggi, dal più importante al più piccolino. Tanti scrittori scivolano sulla scelta di scrivere in prima persona, soprattutto se devono entrare nelle scarpe di una persona che ha 30, 40 anni meno di loro. Stefano non solo entra perfettamente nella testa e nel cuore di un ragazzino, ma con le scarpe di Ernesto compie un viaggio nella vita di tanti ragazzi di oggi, che affrontano a volte questioni più grandi di una spanna rispetto a loro.

Nemmeno Mark Haddon nel suo bestseller era riuscito a rendere così bene l’idea di un bambino “particolare” messo davanti a un giallo da risolvere, andare in profondità nelle relazioni con gli altri personaggi, calandolo nella storia quotidiana; forse questo libro ricorda un po’ di più i film di Michel Gondry, in cui i personaggi affrontano la parte più dura della realtà con la loro anima bambina, pulita, che non sempre significa ingenua e che tutti dovremmo tenere sempre attiva.

Piccoli – grandi – maestri

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Sapete chi sono i Piccoli Maestri? Sono scrittori volontari, riuniti in un’associazione no profit, e vanno nelle scuole a raccontare, con passione, piacere e onestà, i loro libri preferiti. Li raccontano senza fare analisi del testo, paratassi, ipotassi e compiti per il lunedì.
Questo è solo uno dei tanti video che potete vedere su You tube o sul loro sito, nuovo nuovo e bello bello: www.piccolimaestri.org.
Vi renderete presto conto che fanno venire la voglia di andare in libreria, in biblioteca, sfogliare e divorare il libro di cui parlano, a chiunque, non solo ai ragazzi e ragazze a cui si rivolgono. Anche il Polito (se non lo avete ancora fatto, leggete Lettori si cresce di Giusi Marchetta e vi si aprirà un mondo… oltre a capire chi sia questo Polito) più restio alla lettura avrebbe sempre un libro in mano se solo li incontrasse.

A questo punto vi starete chiedendo, come me quando li ho “scoperti”, perché i Piccoli Maestri siano un’associazione di volontari e non una istituzione, una parte fondamentale da integrare nel programma di ogni scuola, un veicolo di promozione della lettura ufficiale. Perché ancora lo Stato spenda soldi (tanti) per campagne di sensibilizzazione che non servono a nulla e soprattutto che non hanno assolutamente lo spirito adatto all’esigenza. Nessun ragazzo, vedendo suoi simili che come tanti mentecatti giocano a basket con dei libri di gomma, proverà interesse o curiosità; non è il suo linguaggio, non è stimolante, ma solo un messaggio didascalico ai limiti della demenza.

Detto questo, abbiamo in Italia una risorsa brillante, competente, coerente con i tempi e con la materia, che riesce veramente a catturare l’attenzione di ragazzi (e adulti) e che riesce, senza indulgere nello spiegare perché legge, a trasmettere una passione per il libro ma soprattutto per la storia semplicemente trasmettendola con la voce, le scelte di libri sempre nuovi e interessanti, i gesti del corpo, l’amore vero, che come quello per la persona del cuore, è irrazionale e non incasellabile, nemmeno con un hashtag.

Vi consiglio di andare alla scoperta di questa stupenda realtà: visitate il loro sito, guardate i video (utili e piacevoli a tutte le età) e se lavorate con i ragazzi chiamateli. Più li “manderemo in giro” e più, ne sono certa, i ragazzi ameranno leggere.
Ovvio, anche voi potete fare la vostra parte, a casa, con i vostri bimbi; se amate i libri lo sapete già che trasmettere l’amore per la lettura, per le storie ai più piccoli è naturale come tenere loro le manine mentre provano a fare i primi passi; ma sono fermamente convinta che l’incontro con i Piccoli Maestri aprirà loro un mondo in cui sapranno e potranno camminare in autonomia, e andare lontano, sempre con un libro in mano.

E poi dice che i ragazzi (non) leggono 2

Una buona notizia che segue questo post (E poi dice che i ragazzi non leggono).
Finalmente una iniziativa dove i ragazzi non solo leggono, ma giudicano ciò che a loro piace e che a loro è più adatto. Sto parlando del Premio di letteratura per i ragazzi (qui le info). Il premio è promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cento, con il patrocinio della Regione Emilia Romagna, della Provincia di Ferrara del Comune di Cento e delle Università di Bologna e Ferrara (di solito non gradisco le liste di patrocinatori, organizzatori, sponsor, ma in questo caso onore al merito) e prevede – ormai da trentatré edizioni – la selezione di libri pubblicati in Italia nell’ultimo anno e dedicati ai bambini delle scuole elementari e delle scuole medie. Dopo una lunga selezione, in questo momento ci sono tre libri in gara per la sezione Scuole elementari, tre per la sezione Scuole medie e alcune opere segnalate.
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E poi dice che i ragazzi non leggono!

Certo! Sempre la solita solfa! I ragazzi non leggono, leggono solo le porcherie di Moccia e poi si fermano lì, stanno sempre a giocare con l’I-Phone o la Play e i libri sono oggetti di antiquariato che genitori babbioni collezionano a dismisura. E vabbè. Difficile vedere un ragazzo di dodici-tredici-sedici anni con un libro in mano che non sia il manuale del telefonino, se va bene.
Ok. Non diamo la colpa a nessuno, diciamo che ormai il libro è obsoleto, diciamo che sono iperstimolati, che la televisione con i suoi mille canali li distrae, che i ragazzi sono sempre a manetta, tra breezer e motorini, e non hanno tempo per leggere.

Ma diciamo pure che se i prof, soprattutto quelli delle scuole medie (perché alle superiori sono già in grado di uscire e andare in libreria e alle elementari spesso hanno belle biblioteche scolastiche e l’ora di lettura) consigliano SEMPRE (da quando io avevo 12 anni. E di tempo, ahimé, ne è passato) gli stessi libri allora un po’ di ragione i ragazzi ce l’hanno.
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