La raccolta di racconti sui “bambini invisibili” di Luca Martini

Luca Martini, Manuale di sopravvivenza per bambini invisibili, Pequod (2018).

Luca Martini punta un faro su tutti quei bambini (e adulti) invisibili, che magari incontriamo di sfuggita nelle cronache concitate delle nostre giornate, o incrociamo a scuola, nei discorsi dei nostri figli, e troppo spesso non vediamo.
Quindici racconti che sono quindici istantanee della nostra vita, non solo quella degli altri e che ci mettono davanti a domande a cui forse non sapremo mai dare una risposta, ma che è importante porci, non rimanere indifferenti.


Su Facebook l’autore ha pubblicato questa foto molto significativa nel gesto che cattura. Lui stesso ha dichiarato che è stata di ispirazione per uno dei racconti più intensi e veri della raccolta. Siamo in ospedale. Un bambino di cui non sappiamo nulla è malato, un numero in una corsia, un corpo da curare mentre distrattamente si fanno battute sulla propria giornata o sul tempo. All’improvviso un uomo, un adulto, un professionista è come se si accorgesse di quel bambino, che da corpo diventa anche un’anima ben visibile, da accudire, coccolare, curare. E quando è impossibile, da compiangere. (L’unico momento di quiete). Si instaura una relazione empatica come poche, soprattutto in un ambiente in cui agli adulti è richiesto di “schermarsi”, non partecipare troppo al dolore. Continua a leggere

Bimbo chi legge: 2-4 anni (circa)

Una storia piena di lupi, testo di Roberto Aliaga, illustrazioni di Roger Olmos, traduzione di Antonella Lami, Logos edizioni (2012)

La sensazione che provo quando mio figlio apre la borsa, spalanca gli occhi e mi dice: “Mamma, c’è libbo?” è simile alla ola del 2006 quando l’Italia ha vinto i mondiali. Un nanetto di due anni e mezzo che cerca i libri è uno spettacolo! E assecondare i suoi gusti è molto divertente.
In questa crociata pro-lettura ho come fedeli alleate la coordinatrice e le educatrici del nido che Riccardo frequenta (il nido delle suore Francescane Angeline, presso la CEI di Roma), che da anni si impegnano a far “giocare” i bambini con i libri. Quest’anno hanno fatto un passo in più, creando uno spazio biblioteca: non solo scaffali con libri a disposizione, quello va da sé, anche se non è affatto scontato. Ogni giovedì, noi genitori dei bimbi più grandi “entriamo” in una stanza allestita appositamente con cuscini, tappeti e librerie e scegliamo, insieme ai piccoli, uno o due volumi da portare a casa per una settimana. I bambini si abituano al prestito (con la coordinatrice e le educatrici compiliamo schede di prestito e di restituzione) e condividono una delle attività principali con mamme, papà e fratellini, riportandone le emozioni poi al nido.
Sedersi tranquilli, accolti da musica, acqua, caramelle, e lasciarsi consigliare, oltre che dalle scelte mirate e studiate dallo staff, anche dai gusti dei bambini e dalla loro attitudine in un determinato momento, è un’attività magica, tempo di qualità che dedichiamo a loro e a noi come famiglia.
Nicoletta ha letto al fratellino vagoni interi di Topo Tip o le avventure con vasini, dentisti, pappe e nanne di Anna e Mattia (visto che sta imparando a leggere, è un buon esercizio anche per lei).
Avere una biblioteca al nido e una libreria a casa permette ai bambini di spaziare, cercare, scegliere cosa leggere, come sceglierebbero (e lo fanno, ovviamente) la Monster High, la Barbie o la macchinina con cui giocare e lo scambio di suggerimenti, gusti, attitudini è sempre estremamente positivo.

Alcuni dei libri preferiti di Riccardo (2 anni e mezzo)
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Il libro è un tablet statico da animare. Basta provare

Avvertenze: non sono assolutamente contraria a tablet e tecnologia, non voglio impartire lezioni a nessuno; questo post racconta solo la mia esperienza, dentro casa, con bimbi, tablet e libri. Nessun tablet è stato maltrattato.

Proprio in questi giorni mi è capitato di leggere un articolo allarmista, come ce ne sono ormai anche troppi, sull’uso smodato dei tablet per intrattenere i bambini nelle situazioni più varie: in casa mentre mamma cucina, al ristorante, perfino al parco giochi, dove, per far cessare i capricci da “ennesimo giro di giostra”, si ricorre al tablet.

Io non demonizzo i tablet, i giochi (mia figlia in prima elementare una pen drive nello zaino dove una maestra illuminata fa caricare ai bambini giochi educativi, cartoni animati che loro stessi creano insieme a lei e le basi del coding). Noi avevamo il telecomando, siamo cresciuti a “pane e bim bum bam” e loro hanno i tablet, è un segno dei tempi. Noi genitori stiamo sempre connessi, sempre reperibili, spesso con il collo piegato a guardare il cellulare e loro, insieme alle Barbie, alle macchinine, ai libri, hanno i tablet.

ciccioA questo punto mi viene in mente un paragone forse azzardato, che nasce quando vedo mio figlio che gioca con le macchinine, gli animali, sfreccia neanche fosse Valentino Rossi su moto, tricicli e mezzi vari… e sfoglia libri su libri, da solo o con me (è lui che mi fa mettere seduta e si siede sulle mie gambe con il libro in mano; sono bastate un paio di volte in cui fossi io a gestire il gioco e adesso lo fa lui). Per lui i libri sono giochi, sono pieni di figure da scoprire, colori, suoni (che lui produce, ma pur sempre suoni), sono pieni di stimoli. Attivi. Se ci pensiamo, anche i tablet per i bambini sono giochi, pieni di figure in movimento, colori e suoni. Quindi paradossalmente possiamo dire che un libro può essere un tablet statico da animare a piacere. Continua a leggere

I “lav” you Lavieri

gedeoneIl colpo di fulmine è scattato quando un’amica ci ha regalato Gedeone, tigre in pensione. Dico “ci” perché in realtà il libro era per mia figlia allora piccola piccola, ma me ne sono innamorata anche io.

Lo abbiamo letto, recitato, guardato, amato (questa storia di una grossa tigre di peluche che finisce nelle mani di un bimbo un po’ discolo, diventa la sua compagna di avventure e piccole disavventure fino a fargli compagnia, nella sua camera da ragazzino, godendosi la pensione) per anni. Oggi lo leggiamo insieme al fratellino, che ruggisce e già lo ama anche lui.

gattostregatoDa Gedeone il passo verso un capolavoro quale è Il gatto stregato illustrata dal mitico Massimiliano Frezzato, è stato breve. Come resistere alla streghetta dagli occhi grandissimi e al suo gattino, che in copertina, con i suoi occhi grandi e la sua zucca sembra dirti: “Dai, portami con te”. Storia dolcissima di amore e di amicizia: con un gatto di strega pasticcione si innamora di una gattina e cerca la magica pozione per conquistarla; nel frattempo la streghetta e il padrone della gattina diventano amici. Una lunga filastrocca, raccontata egregiamente da Paolo Cossi, che abbiamo quasi imparato a memoria e che ci strappa sempre un sorriso. Continua a leggere

IBC16, categoria 6: un saggio

Il dizionario delle buone maniere di Philippe Jalbert, La Margherita edizioni

(Italian Book Challenge, categoria 6: un saggio. Acquistato presso Libri e Bar Pallotta)

3025374Questo libro ha fatto ridere un sacco Nicoletta e me. Un piccolo compendio di tutti i “vizi” dei bambini con “lezioncina” su cosa un bambino/a educato/a dovrebbe evitare. Nessuna predica, nessuna costrizione, ma suggerimenti (fra cui non pulirsi il naso con le mani o non fare le puzzette quando c’è gente) che fanno ridere e giocare (“questo lo faccio/questo non lo faccio”). Le illustrazioni sono grandi, chiare e ironiche, con piccoli coniglietti rosa che diventano vittime – divertite – di comportamenti non proprio educati di ippopotami e leoni.