Il gusto di leggere: L’IBRIda CENA con Il pranzo di nozze di Renzo e Lucia di Marco Giacosa

Alcune settimane fa ho letto un Decalogo molto interessante scritto da Giulio Mozzi, questo: https://vibrisse.wordpress.com/2015/12/03/dieci-suggerimenti-non-esaustivi-per-fare-bene-la-presentazione-di-un-libro-con-presenza-dellautore/ e ho riflettuto sul fatto che le presentazioni dei libri, a volte, sono proprio noiose e poco utili. Raccontare la trama del libro, ascoltare il “relatore” che incensa, loda e sbroda l’autore e, ancora più spesso, sé stesso non è utile né piacevole. Sono poche le serate dedicate a libri e autori (gli incontri a Libri e Bar Pallotta per esempio) per cui valga la pena chiamare baby sitter, prendere permessi al lavoro, fare due ore di traffico per accaparrarsi un posto.

Ci pensavo sabato sera, 1 aprile, alla cena organizzata per il libro Il pranzo di nozze di Renzo e Lucia di Marco Giacosa (Miraggi Edizioni); anzi, a L’IBRIda CENA. Ibrida perché non è solo una cena. E’ la presentazione di un libro, l’incontro con l’autore, un excursus nella storia della cucina, una serata conviviale in un luogo non prettamente adibito alla ristorazione.

L’IBRIda CENA è un progetto ideato dallo chef e editore Fabio Mendolicchio (ha fondato la casa editrice Miraggi), in cui il concetto di “cena con l’Autore” viene reinterpretato e “speziato”, arricchito, insaporito dal piacere di stare insieme e scoprire cose nuove.

Elementi imprescindibili per L’IBRIda CENA sono:
1. La libreria
Sabato eravamo a I trapezisti, libreria indipendente appena nata nel quartiere Monteverde (in Via Laura Mantegazza 37) dall’entusiasmo e dalle forze di quattro librai: Maurizio Zicoschi (fondatore anche di Satellite libri), Barbara Salsetta, Martina Dini e Claudio Madau. Il nome era stato scelto prima di sapere che i locali avevano ospitato un negozio di giocoleria e il concept della libreria è unico, mai vista una uguale. Una delle stanze e lo spazio esterno sono arredate come una casa, con poltrone, divani, librerie di legno, perfino una vetrina con tazze e bicchieri e una console con telefoni d’epoca. Lo stile è quello inconfondibile di Daniela Cicchetta, e l’anima è quella dei librai, accoglienti come se davvero ti aprissero la porta di casa loro. (Anche le foto pubblicate in questo post sono di Daniela Cicchetta).

2. La cena
Come si mangiava nel Seicento, epoca in cui è ambientato I promessi sposi? Ce lo spiega Fabio Mendolicchio, ci porta per mano per le strade maleodoranti delle città di un tempo, dove si moriva a trent’anni anche per una banle febbre e si avevano sempre sul fuoco due pentole, una con l’acqua e l’altra con gli avanzi di pranzi e cene che sobbollivano e si trasformavano in ricche zuppe. Ci fa assaggiare piatti costruiti con cereali e frutta (quello che le campagne offrivano), mais, soia, pane raffermo e tocchetti di pollo irrorati di olio. Il bestiame serviva per portare avanti i lavori della campagna e quindi non restavano che gli animali da cortile per concedersi, ogni tanto, la carne. Anche il vino era povero, come il resto, ma bastava una spezia, un po’ di pepe, per trasformarlo in una bevanda “da ricchi” (come quello che abbiamo bevuto a cena, preparato dallo chef).
La nostra curiosità era stimolata sul palato e nella testa, con aneddoti, notizie storiche e uno stile – quello di Fabio – inconfondibile e lontano dalla “solennità” degli chef da palcoscenico (pur se la sua cucina non ha nulla da invidiare ai cracchi e cannavacciuoli). Un percorso interessante, che ha aggiunto gusto non solo alla cena.

3. Il libro
Mi ricordo ancora l’ora di Italiano dedicata a I promessi sposi, la lungaggine degli esercizi dopo ogni capitolo, l’analisi di paratassi, ipotassi, figure retoriche, le discussioni infinite sui gesti dei personaggi… una noia mortale! Mi ricordo anche, però, del momento in cui ho ricevuto un volume “liscio”, senza esercizi, box di approfondimento, note a margine e ho inziato a ri-leggerlo. Un altro romanzo! Divertente, dinamico, profondo, scritto benissimo, piacevole.
Pensiero che ho scoperto condiviso con molti dei partecipanti alla cena e, ovviamente, con l’autore. Marco Giacosa ha un modo di scrivere che mi è sempre piaciuto molto: pensieri profondi con uno stile in apparenza leggero, invenzioni stilistiche e concettuali che stuzzicano, un punto di vista che è solo suo. Come solo suo poteva essere questo libro. Il pranzo di nozze di Renzo e Lucia non è una reinterpretazione della storia nota, ma una sorta di spin off, con un personaggio che in realtà nell’originale non c’era o era dietro le quinte e non lo ha visto nessuno: la wedding planner. Suolavecchia Annamaria, la più brava di Lombardia, ha organizzato il pranzo di nozze e mentre gli invitati aspettano che gli sposi arrivino dalla lunga sessione fotografica post cerimonia, racconta i due anni precedenti al matrimonio (prendendo in prestito non solo la trama, ma anche intere parti del romanzo manzoniano) e le rocambolesche avventure dei novelli sposi. Lo stile è molto moderno, con incursioni nel dialetto e nello slang, e curiosa è l’associazione con quello di Manzoni, nelle parti trascritte per agevolare il racconto.
A questo punto è d’obbligo, vista la premessa, sottolineare cosa abbia aggiunto al libro questa presentazione: tantissimo. Ci siamo addentrati non solo nella genesi del romanzo di Giacosa (un viaggio in macchina di Marco e Fabio, e le chiacchiere da cui è nata l’idea), ma nel romanzo manzoniano, per scoprire che Lucia era brutta, abbiamo visto Renzo con i suoi capponi in mano che, nonostante andassero a morire, ancora battibeccavano fra loro; abbiamo analizzato gli intrighi, scherzato su Don Rodrigo che per scommessa voleva Lucia, “neanche ‘sta bellezza”; ci siamo calati nella vita di allora, in cui i piccoli diverbi si risolvevano in punta di coltello e abbiamo scoperto che i Bravi facevano crescere il ciuffo per coprire il viso durante le loro azioni criminose, non avendo a disposizioni caschi da moto o calze di nylon, come invece avviene oggi. Ci è venuta voglia di leggere ancora I promessi sposi e “partecipare” al banchetto con Il pranzo di nozze di Renzo e Lucia.

Questo è forse il senso che dovrebbe avere ogni presentazione: festeggiare libro e autore, aggiungere qualcosa alla lettura, scandagliare la scrittura, scambiare idee non solo su ciò che è circoscritto in quelle cento, duecento, trecento pagine di cui si sta parlando.

Abbiamo chiuso la serata lasciando noi un pensiero sulla copia dell’autore e sui piatti di carta dello chef ed è stato come leggere fino in fondo i titoli di coda di un film perfetto, non alzandoti dalla sedia perché sai che “dopo” ci sarà ancora da vedere.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...