Self publishing: intervista a Stefano Terrabuoni

Stefano Terrabuoni scrive per passione. Inizia presto e si ferma per trent’anni. Poi riprende con successo e mentre lavora come informatico (con successo anche in quel caso) scrive e… autopubblica.
In una lunga e piacevole chiacchierata (in parte dal vivo, ai tavolini dei bar del centro di Roma e in parte tramite uno scambio epistolo-digitale) abbiamo chiesto a Stefano quali siano le ragioni, i vantaggi (e gli svantaggi) di un’autopubblicazione e lui ci ha raccontato perché scrive e perché ha scelto, per ora, di non avere un editore. E oltre al suo personale punto di vista sull’editoria e sul mondo dei libri, che accomuna tanti che scelgono l’autopromozione, ci regala una miniguida per chi vuole autopubblicare.

Ciao Stefano. Inziamo dal principio. Quando hai iniziato a scrivere e perché?
Ho cominciato a scrivere a 15 anni come tutti gli adolescenti e ho proseguito fino a venticinque o giù di lì. Partecipavo persino un gruppetto di lettura dei racconti che scrivevamo. Allora non c’era il computer e si scriveva a mano non c’era l’autopubblicazione. Partecipai anche a un concorso de l’espresso. Ricordo la fatica di ricopiare con la macchina per scrivere tutto il racconto.
Poi c’è un buco nero di circa 30 anni. Lavoro, carriera, in giro per il mondo, tra i nomi che contano nell’informatica italiana. Lasciai da parte la scrittura e rimase nel cassetto anche quando ci fu la grande crisi dell’informatica nel 92 e io mi convertii a fare il consulente e il gestore di progetti.
Ripresi a scrivere nel 2010. In un momento di cambiamento decisi di allontanare da me molte negatività che mi circondavano. Riprendere a scrivere fu un fatto istintivo, come se, attraverso di essa, riuscissi a riprendermi la mia anima per lungo tempo scollegata dalla mente. Mi è servito perché mi ha aiutato nel cambiamento e complice è stata l’auto pubblicazione. La possibilità di stampare dieci copie anche solo per te a prezzo irrisorio è stato sicuramente un incentivo a finire il primo libro.

Qual è il tuo primo romanzo? Prima di pubblicarlo, lo hai fatto leggere/valutare a qualcuno?

libro-terrabuoniNessuno alla stazione. Nel 2010 quando ripresi a scrivere avevo in mente un romanzo. Ricordo che ci misi un anno a scriverlo e rivederlo. Ne stampai una decina di copie (potenza dell’autopubblicazione) e poi lo misi nel cassetto. Lo feci leggere a qualcuno (quattro cinque persone) con commenti che solo dopo capii essere tiepidi e di circostanza.
Poi venne il Piano di Lavinia. Un romanzo che tutt’ora è ammantato di magia. Lo scrissi in quattro mesi e lo regalai a una cerchia un po’ più ampia di persone. Le reazioni entusiastiche alla lettura mi fecero capire diverse cose.

1) Che Nessuno alla Stazione non era scritto bene quanto pensavo
2) Che il Piano di Lavinia meritava più cura
3) Che forse potevo espormi di più almeno con quest’ultimo

Così iniziai un lavoro di revisione del Piano di Lavinia fatto in collaborazione con amici. C’erano quelli con cui rileggevo le bozze, altri che mi controllavano gli errori ortografici o banalmente di battitura, altri che mi hanno aiutato nella copertina. Un lavoro corale che ha generato (in me e in altri) molto entusiasmo. E poi…
… poi è arrivata la prima presentazione, poi un’altra e poi mi sono deciso a riscrivere Nessuno alla stazione…
… e poi è arrivato Nessuno alla stazione ed è cominciata la collaborazione con il teatro e poi, e poi, e poi….

Cos’è per te scrivere oggi? Un hobby, una fuga, un mestiere “parallelo”?
Devo premettere un aspetto che potrebbe sfuggire. Io ho un lavoro abbastanza stabile (anche se sono a partita Iva da quando lavoro) faccio il consulente in informatica. È un lavoro che mi dà da vivere dignitosamente e che mi dà anche molte soddisfazioni. Per cui non cerco un mestiere alternativo. Mi va di scrivere, mi piace scrivere e, soprattutto mi piace intrecciare le storie. Scrivere mi costringe anche a curare la lingua sia quella parlata che quella scritta ed è un altro aspetto dello scrivere che mi piace. Entrambi questi aspetti (costruire una storia e curare l’italiano) sono due elementi che spesso finiscono nel mio lavoro, in una sorta di contaminazione benefica.

Il pubblico numeroso alle tue presentazioni ti ha dato fiducia e stimoli. Hai continuato ad  autopubblicarti?
Sì. Ho continuato ad autopubblicarmi, ma soprattutto a scrivere. Sì perché uno dei vantaggi dell’autopubblicazione è che puoi confrontarti direttamente con il pubblico e se si ricevono, (come è stato nel mio caso) attestatati di stima e critiche più che positive, allora si può continuare altrimenti è meglio smettere. Nel mio caso sono arrivato ad avere anche 70 persone ad una presentazione e in mezzo non c’erano solo amici e parenti, ma anche (e questo è un dato importante) persone che non conoscevo e che si sono prese la briga di mandarmi due righe di critica positiva.

Perché hai rinunciato (finora) a sottoporre i lavori a un editore?
Ho provato a flirtare con qualche editore. Devo dire blandamente. Non ho questa grande spinta verso l’editoria. Forse dovuto al disincanto con cui affronto la scrittura. Ripeto ho un lavoro che mi dà soddisfazione e i libri usciti sino ad ora sono piaciuti molto. Sono già contento così. Se poi un giorno, dovessi avere un incontro felice con un editore moderno tanto meglio.

Hai avuto esperienze di editori “poco trasparenti”?
Come dicevo non ho avuto che qualche contatto con degli editori. In realtà, a cercare tra gli annunci e la pubblicità, moltissimi sono delle mere stamperie. Oramai li riconosco da lontano. Stampano 400 copie, l’autore ne compra un minimo che copre le spese e il libro non andrà mai in libreria. Quelli più onesti ti regalano delle copie che poi ti vendi. Ma il punto non è questo. Il punto è che molti editori è ancora legato a una distribuzione a dir poco borbonica e sicuramente fagocitante. La distribuzione si prende il 60-70% del prezzo di copertina il resto se lo devono dividere librai ed editori; a queste condizioni i piccoli editori, se vogliono vendere veramente un libro, non cercheranno mai un autore esordiente: troppo rischio. Cercano solo un nome di grido per poterlo portare in libreria senza rimetterci. E allora va bene il libro del giornalista Rai, quello di Schettino, quello di Riina quello di Vespa e tanti saluti alla qualità.
Già molti editori stanno saltando il passaggio della distribuzione vendendo direttamente alla libreria e lì il discorso è diverso. Ecco forse un giorno incontrerò uno di questi editori.
E poi c’è un altro aspetto che, secondo me, gli editori stanno trascurando, la multicanalità. Io non mi occupo solo di romanzi: scrivo per il teatro, collaboro a corsi di gestione progetti, collaboro ad eventi di informatica e di crowdfunding. Il mio nome (pseudonimo) non è associato solo ad un libro, ma a molte attività per le quali sarebbe vitale avere un editore dietro. È un nuovo modo di essere presenti sulla piazza: in varie forme, in varie circostanze. Quando si parla di autori 2.0 è questo e non solo che hanno un profilo Facebook. Molti editori, però (anche quelli più onesti) ti presentano contratti vecchi di secoli che non tengono conto che i tempi sono mutati e che il libro si promuove insieme (autore ed editore) e si promuovono tutti i progetti che ci girano attorno, con tutti i canali possibili. Nessuno degli editori con cui sono venuto a contatto si è mai preso la briga di venire a una mia presentazione, figuriamoci a uno spettacolo in cui io sono l’autore che potrebbe essere una possibile piazza di vendita per entrambi (editore e autore).

Quali sono secondo te i vantaggi dell’autopubblicazione? E gli svantaggi?
I vantaggi dell’autopubblicazione sono i seguenti:
1) Gratificazione personale. Può essere che scrivi solo per te stesso e per i dieci amici con cui vuoi condividere una storia. Sicuramente è il sistema migliore, più rapido e più a buon mercato
2) Misurazione di se stessi. Puoi capire come sei come scrittore mostrandoti al pubblico per poche copie. È un modo (almeno lo è stato per me) per crescere per misurarsi con il pubblico.
3) Il libro come parte di un progetto. Se esiste un progetto più grande e il libro ne è solo una parte l’autopubblicazione è sicuramente l’arma migliore. I libri come parte di progetti più ampi come eventi, spettacoli, corsi. Come dicevo prima: su questo terreno è difficile che ti seguano gli editori in specie dal punto di vista economico e allora: tanto vale fare da soli.

Svantaggi. Sicuramente che sei uno scrittore senza editore. Come le caste in India sei un paria e quindi in certi posti non puoi entrare. Se il libro è lo scopo della tua vita ti senti un reietto. Se scrivi perché ti piace, sorridi e pensi a cosa si stanno perdendo.
Tra gli svantaggi annoveriamo che c’è veramente molta paccottaglia nel mondo dell’autopubblicazione. Come dicevo prima, non è che tra gli “editori” la situazione sia rosea. I correttori di bozze non sono più usati, l’occhio è rivolto a quante copie si possono vendere e non al contenuto, ecc. Rimane che fatto dieci una qualità decente di un libro tra gli editori si arriva a sei / sette mentre per l’autopubblicazione siamo sotto al cinque / quattro. Se ti autopubblichi sei in mezzo a questo marasma.

Che “metodo” o piattaforma hai usato?
Ho usato tre piattaforme, ognuna con i suoi vantaggi e svantaggi. Per tutte vale il principio che devi fare tutto da te (oltre scrivere, ovviamente): Correzione di bozze, impaginazione, grafica, copertina, ecc. Quindi è necessario un buon grado di autonomia informatico-editoriale.

Lulu.com
È quella con la quale si può essere più autonomi in quanto la piattaforma ti aiuta molto. È anche la più competitiva, a conti fatti Bisogna imparare a sfruttare bene le offerte) Lo svantaggio che non si va più in là di Amazon

Il mio libro.it
È un po’ più ostica e limitata dal punto di vista di tool per autopubblicarsi. Leggermente più cara di Lulù. Il vantaggio è una maggiore visibilità in Italia (arrivi subito su Feltrinelli Store)

YouCanPrint
Sono un po’ più cari e con tempi più lunghi. Il vantaggio che fanno molto loro e sgravano l’autore di alcune incombenze. Qui siamo che mandi il materiale e loro lo impaginano e ti fanno una proposta grafica. Questo aiuta molto chi non è esperto. In teoria dovresti arrivare in tutte le librerie. Di fatto non è proprio così. Offrono anche dei servizi aggiuntivi interessanti.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Moltissimi! A novembre dovrebbe uscire una commedia – poliziesco scritta da me. Sarà divertente. In autunno è prevista la presentazione del prossimo romanzo ambientato nel pieno di un trasloco. Forse in primavera prossima ci sarà uno spettacolo teatrale tratto da questo.
E poi ancora ci sono dei progetti con la Radio (radiopalcoscenico. Net) dei corsi di Project management, un paio di progetti di crowd funding. Insomma: non sto con le mani in mano e finché mi diverto…

E allora, caro Stefano, buon divertimento!

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...