Ascoltare i libri: La prima verità di Simona Vinci

Simona Vinci, La prima verità, Einaudi Stile libero big (2016)

vinciSilenzio. Lo dice il puttino, granitico, nella splendida copertina di La prima verità.

Silenzio. Avvicinatevi piano al libro, dimenticate tutto ciò che avete intorno, liberate la vostra mente da pregiudizi e congetture, e ascoltate.

Sentirete le voci lontane delle anime ancora intrappolate a Leros, un’isola trasformata in manicomio, anime che non riescono ad andarsene perché le loro vite non sono ancora completamente risolte. Nemmeno la morte è una soluzione quando il corpo è stato legato, buttato, martoriato, considerato un peso.
Ascolterete le voci di tutti gli invisibili che come tali vagano, da vivi, e nessuno si accorge di loro, nessuno tende loro una mano. Ascolterete la voce di Angela, ricercatrice, a cui tocca, nella prima parte del libro, scendere giù nell’inferno di Leros e forzare la serratura di quel mondo chiuso per troppo tempo, un mondo dove malati di mente e dissidenti politici sono mescolati a casaccio e rinchiusi insieme e trascinano le loro vite che non hanno valore più per nessuno, nemmeno per loro stessi.
Angela poserà i suoi occhi, il suo sguardo su di loro e batterà i pugni, anche contro se stessa, per quella profonda ingiustizia, l’indifferenza, la violenza di un posto che porterà per sempre nel suo cuore e la cambierà profondamente, come se fosse morta e rinata.

Lascerete (a malincuore) il libro accompagnati dalla voce dolce e piena di pietas dell’autrice, cresciuta in un paese dove i mattucchini vivevano insieme agli altri, nei bar, nelle piazze, nelle loro case e partita per conoscere – e dar voce – a tutte quelle persone (malati, migranti, donne abusate) che voce non ne hanno, non è permesso loro di averla. Sarà lei, nella seconda parte, a prenderci per mano per farci passare un po’ la paura e aprirci gli occhi, come ha fatto con Angela, su verità che forse non vogliamo sentire, non riusciamo a vedere.

Come Angela e Simona, ci sono tante donne in questo libro. Donne che non hanno potuto scegliere il loro destino, ma si sono lasciate trascinare e inghiottire dagli eventi come da un mare in tempesta. Donne che non hanno la forza di reagire, figure per cui questo romanzo è come una catarsi postuma, una riacquistata dignità, attraverso le parole di chi si è fermato a raccontare la loro storia.

E c’è tanto mare, che separa, unisce, accompagna e descrive, con la sua pelle (e già solo per questo, per avere descritto la pelle del mare, Simona Vinci merita una standing ovation) che si increspa quando Teresa o Nikolaos si avvicinano, accarezza i sogni dei migranti che a lui si affidano, dà pace alle anime inquiete. Un mare che è insieme radice, confine e viaggio.

Un viaggio forte, fortissimo, che finirà per accompagnare non solo voi, ma la vostra anima ben oltre la fine del libro con immagini che torneranno in mente, granitiche, come il puttino della splendida copertina di Riccardo Falcinelli.

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