Fuori da ogni polemica: Giorgio Falco

Giorgio Falco, La gemella H, Einaudi *Stile libero Big* (2014), 360 pagine, euro 18,50

falco

Le polemiche non sempre sono utili. Non sempre è utile un botta e risposta che a seguirlo tutto (come ha fatto egregiamente Mauro Maraschi in un suo post Facebook del 3 giugno) ci vuole mezza giornata.
Classificazioni, etichette, incasellamenti e giudizi che, seppur provenienti da un critico accreditato e riconosciuto autorevole, rendono la letteratura farraginosa, altisonante e, soprattutto a chi non è strettamente del mestiere, profondamente noiosa.
Leggere è la cosa più importante. Scambiare opinioni su un libro, un autore, consigliarlo (per gli appassionati), studiarlo (per gli addetti ai lavori).

Cordelli ha preso di mira nella sua disamina di qualche mese fa due “Giorgio”: Vasta e Falco, e con loro la letteratura contemporanea, per la quale sembra non provare un grande entusiasmo.

Io, da profana, non riesco ad assimilare né lo stile, né le tematiche, né le scelte dei due Giorgio.
Avevo letto Il tempo materiale di Vasta quando è uscito con minimum fax; e ho letto La gemella H di Giorgio Falco incuriosita più dall’entusiasmo di Severino Cesari, che in maniera semplice, chiara e di cuore (come dovrebbe sempre essere) lo ha consigliato, che dalla polemica e ne sono rimasta rapita.

Per quanto mi riguarda, non ho trovato quella ricerca di “iperboli letterarie” che pare la colpa, quasi un’onta, dei giovani autori e trovo che Falco abbia tanti grandi meriti che rendono la sua scrittura, fin da una delle prime esperienze con l’esperimento-laboratorio I racconti del capanno (sei scrittori chiamati da Lanfranco Caminiti a raccontare le tradizioni di una piccola cittadina in provincia di Latina rimanendo per un weekend a contatto strettissimo con i suoi abitanti) riconoscibile, coinvolgente, interessante.

In questo libro ho trovato tanti spunti che mi hanno dato modo di apprezzare, ancora una volta, il Falco scrittore, autore, narratore:

– Falco prende un pezzo di storia universale (la Seconda Guerra Mondiale e il periodo successivo, con l’ombra di Hitler sull’Europa e la sua mano sull’Italia) e racconta le sconfitte e le conquiste del quotidiano di persone comuni, di una famiglia tedesca che si trasferisce in Italia e di come la loro vita, anche professionale, cambi al mutare della Storia;

– racconta in modo semplice, pur non rinunciando a uno stile ricercato, pensato, di mestiere, che non fa mai sentire il lettore “inadeguato” pur affascinandolo con un linguaggio non proprio comune;

– dà voce ai personaggi in maniera che dialoghino direttamente con il lettore, senza cadere nella trappola della captatio e dell’ammiccamento troppo esplicito (vizio questo semmai più grave dell’iperbole);

– sorprende il lettore con una struttura in due parti dallo sviluppo in apparenza scontato che invece poi sovverte: inizia, in una prima parte, il racconto dal punto di vista di Hilde, una delle gemelle, in prima persona; nella seconda parte ci si aspetterebbe che fosse Helga a prendere la parola. E invece è la stessa Hilde a dirci che la sorella preferisce non parlare, lasciandoci spiazzati (soprattutto se abituati a strutture regolari e definite secondo schemi precisi);

– tutti i personaggi, perfino il cane (i cani, che in ottant’anni accompagnano la famiglia), hanno una personalità definitissima, che entra nella testa del lettore, fino a farne comprendere i comportamenti anche più “strani”. Hilde apparirebbe insensatamente schiva e patologicamente timida e Helga profondamente altezzosa e antipatica se Falco non ci avesse presentato benissimo e con estrema onestà i due personaggi, rendendoli vivi e veri;

– la Storia non fa solo da fondale inerte per le scene, ma si muove e interagisce con i personaggi, ne cambia le sorti e il carattere, ne condiziona le scelte. Come nella realtà;

– ha creato un incipit forte, fortissimo, che torna come una litania nel libro (Noi mangiavamo le mele solo nello strudel, prima) e che ha una potente valenza: quella di distinguere un tempo del ricordo e un tempo della vita che per tutto il romanzo sembrano procedere paralleli e non consecutivi, creando ancora più interesse nella struttura.

Leggerò sicuramente anche il libro del “terzo” Giorgio (Fontana), ma finora dico che è un peccato che Falco non abbia vinto il Campiello! …magari un parimerito…

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