Prendetevi cura dei libri

lovebooksOk, sono tornata dalle vacanze maestrina dalla penna rossa e occhialetti che scivolano sul naso. Giuro che sarà il primo e l’ultimo post “amaro” su una questione di cui a molti non interessa granché, ma che per me è importante. Almeno un po’.

Mi dispiace molto constatare che in Italia ci siano grossi (che vuol dire poi questo “grossi”?) editori che a volte lasciano andare i loro “bambini” con i vestiti nuovi e firmati, ma con la camicia macchiata di cioccolato, il cappellino storto e le scarpe con le suole bucate.

Ho avuto ultimamente tra le mani un libro non brutto, con una trama comunque, nonostante ingenuità e ripetizioni, un minimo studiata, belle immagini e un messaggio chiaro che l’autore ha voluto condividere.

Peccato che fosse pieno di macchie. Tanti refusi, il primo entro le prime venti pagine: non uno scambio di lettere all’interno di una parola, proprio un termine errato. Errore ripetuto più volte nel corso della lettura.
Tante, tantissime ripetizioni, stancanti, inutili, evitabili, sia concettuali che proprio parole ripetute anche due, tre volte in due righe.

Per non parlare dei congiuntivi, che per trovarli dovevi organizzare una caccia al tesoro e saresti rimasto con un magro bottino. E in questo caso non venite a parlarmi di semplificazione della lingua, che l’italiano non può essere lo stesso di cinquant’anni fa e che ci dobbiamo adattare al nuovo linguaggio rapido ed essenziale. Ci si incarta di più a creare una frase con tutti indicativi e imperfetti che a stabilire le corrette connessioni verbali in base al concetto da esprimere.

Sarà perché ultimamente, in alcuni best seller italiani, ho trovato anche una povertà di concetti e un voler raccontare tanto per scrivere qualcosa, senza un’idea forte, che non necessariamente deve essere ispirata a fatti “alti”, universali, importanti; può essere anche una storia d’amore rosa e semplice, ma raccontata con dignità, e soprattutto, onestà.

Un peccato che un libro anche ben confezionato (bella copertina, impaginazione più che buona) abbia così tante lacune. Sembra quasi che l’editore non abbia abbastanza rispetto per i suoi lettori, come se uno chef stellato presentasse una bella e succulenta cotoletta con la panatura solo dalla parte in vista. Voi lo accettereste di buon grado o la rimandereste indietro?

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Un pensiero su “Prendetevi cura dei libri

  1. amleta ha detto:

    Questi grossi editori, che ormai pubblicano opere solo per far soldi, li ho conosciuti bene e purtroppo devo dirti che ormai in Italia conta la quantità di libri venduti e non la qualità. Anch’io ho trovato spesso errori madornali, anche in libri costosi e che sembravano curati, per non parlare appunto dei contenuti. Ma posso dirti che l’ Industria del Libro non sta attenta alla qualità ma pubblica solo opere che pensa abbiano un pubblico. Io ne ho fatto più volte le spese perchè se non scrivi storielle superficiali e scritte in un certo modo vieni scartata. Almeno in Italia è così, non è premiata l’originalità ma solo il prodotto che vende. E’ il marketing, il guadagno, quello che contano. Io però dico che alla fine un lettore ha anche la libertà di scelta. Infatti esistono piccoli editori che hanno libri meravigliosi ma sono poco conosciuti. Allora cerchiamoli meglio, andiamo alle fiere della piccola editoria, piuttosto che ingurgitare robe da quattro soldi che poi ci deludono.

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