La voce leggera della crisi: Silvia Noli, Adelante

Silvia Noli, Adelante, Fazi editore *le meraviglie* (2014), 272 pagine, 13 euro

Save the date (come dicono i PR fighi per ricordarti di segnare una data importante): 20 febbraio 2014. Esce in libreria il primo romanzo (speriamo primo di una lunga serie) di Silvia Noli, autrice genovese “battezzata” da Riccardo Gazzaniga (che me l’ha vivamente consigliata – e per questo lo ringrazio).

1355Il suo romanzo ha un titolo spagnolo, che meglio di qualunque parola italiana rende l’idea dello spirito: Adelante, datti una mossa, non aspettare che le cose accadano ma vai a cercarle, conquistale, anche se non incarnano nemmeno lontanamente i tuoi sogni più ottimistici. Prendi ciò che trovi e prima o poi anche tu avrai la “tua” occasione. Questo è lo spirito del romanzo e la filosofia di vita della protagonista, ragazza di belle speranze, con un buon bagaglio culturale e un’intelligenza vivace.

Lei è una ragazza come tante, mediamente sfortunata in amore, precaria nel lavoro e negli affetti, sempre in cerca di una sistemazione, di una casa, di una sua dimensione. E fin qui sembra la protagonista generica media – trentenne in crisi esistenziale cosmica che vomita addosso al lettore astio e insoddisfazione – di tanti romanzi degli ultimi infausti tempi. Invece no. Silvia Noli stupirà tutti quelli che storcono il naso già dalla quarta di copertina, al solo leggere “trentenne”, “crisi”, “precario”.

L’autrice usa un registro leggero, solare, ironico, divertente che fa amare la.protagonista fin dalle prime pagine e la rende diversa da tutte. Non è Bridget Jones che affoga i dolori nella maionese, non è Marta, intrappolata in un call center con la sua laurea attaccata alla parete come un vecchio quadretto floreale (entrambi personaggi che amo, soprattutto il secondo, come ho iniziato ad amare la protagonista di Adelante).
Lei ha uno sguardo sul mondo disilluso e chiaro e finalmente non sale in cattedra per spiegarti come va. Racconta, con uno stile asciutto, veloce e brioso, di case in affitto e personaggi strani, lavori impossibili con datori di lavoro e condizioni improbabili, amori assurdi che per un attimo sembrano sogni a occhi aperti e si trasformano in pisolini sul divano con la bava sul cuscino.
Tanti sono gli spunti, le tende scostate a sbirciare il mondo com’è giorno per giorno, con risultati a volte profondi, a volte sorprendenti, spesso esilaranti. Memorabile il punto in cui tocca i rapporti fra culture diverse nelle grandi città multietniche: un vicino di casa musulmano si è fissato con lei, la vuole sposare anche se l’ha incrociata poche volte e fa di tutto per averla; lei gli concede una cena, organizzata dal suo padrone di casa-mezzano, che la “vende” per una collana, e il seguito è da morire dal ridere.

Sorpendente, e in perfetta coerenza stilistica con un registro che sembra semplice ma offre delle perle da segnare con la matita, è l’uso che Silvia Noli fa delle similitudini, delle metafore dirette, essenziali, originali che rendono chiarissima non solo agli occhi ma anche al cuore del lettore ogni situazione. Una fra tutte: Poi passò una mano tra i lunghi capelli scuri e mi squadrò con lentezza, come per prendere le misure per il tegame da forno.

Silvia Noli è amore a prima lettura, è una ventata di aria fresca, quella che porta dietro il primo tepore di primavera e che rinfranca da un inverno buio e gelido. Dimostra che la crisi, la precarietà, la ricerca di equilibrio si possono affrontare con ottimismo e uno sguardo “a distanza” che non per questo rende meno “sentito” e importante il tema.

La sua dichiarazione di poetica e il rispetto, la confidenza – l’importanza – che l’autrice riserva al lettore,  appare all’improvviso, come una rivelazione che conferma l’impressione che ho avuto fin dall’inizio. Verso la fine, la protagonista (o Silvia?) parla con Daniela, una persona fondamentale della sua vita che la invita a scrivere, raccontare di sé per esorcizzare ansia e paure e superare la crisi; e alla terza stesura le suggerisce: Adesso ricomincia pensando di non essere la sola al mondo che ha sofferto, perché davvero, cara, non lo sei, e cerca di guardarti in giro nei ricordi, guardare anche al di fuori di te stessa, perché esistono anche tutti gli altri, ti sei accorta? E quando lo avrai fatto raccontami quello che hai visto.

E lei lo racconta, racconta il mondo intorno a lei, e a tanti, tantissimi come lei, anche a noi.

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