Non ci sono più i reading di una volta (per fortuna): Suburra al Teatro Valle occupato

suburraQuando dici “presentazione di un libro” agli amici, il trenta per cento crolla addormentato già alla parola “presentazione” e dell’altro settanta che resiste, almeno la metà inizia a sbadigliare alla lettera “l” e l’altra metà si incarta cercando una scusa per non accompagnarti.

Se vi siete lasciati ingannare dalle parole, e non siete stati al Teatro Valle occupato domenica sera (il 22 settembre) avete fatto male. Perché la “presentazione” di Suburra, scritto da Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini e pubblicato da Einaudi Stile libero non è stata “solo” una presentazione; abbiamo assistito tutti, accucciati nelle comode poltrone, a un evento. Un grande evento che ha aperto una settimana di laboratori, discussioni, documentari e soprattutto Lotte spaziali (qui il programma): arte, cultura, formazione, riflessione per riappropriarsi di uno spazio (la città) troppe volte compresso, maltrattato, vilipeso, parossistico.
E la città che Suburra racconta è una città oscura, criminale, martoriata dalle battaglie per appropriarsi di un territorio che per anni è stato scenario di bande agguerrite. Proprio dalla casa di uno dei banditi per antonomasia, il Dandi della più famosa banda di tutti i tempi, parte la narrazione di un romanzo scritto a quattro mani su una sola tastiera.

Danilo Rea al pianoforte, con un faro puntato addosso, ha subito portato il pubblico nei fondi più bassi della città, picchiando sulla tastiera, sollecitando un moto dell’anima che preparava al passo successivo: Fabrizio Gifuni, che con sfacciata eleganza dava voce al narratore e ai personaggi che si avvicendavano fra le pagine del romanzo (così è stato lungo tutta la serata).
Ad ascoltarlo, in ogni pezzo letto e recitato, veniva voglia di comprare immediatamente l’audiolibro (anche se non esiste, e anche se, così come ho un rapporto contrastato con l’eBook, l’ho anche con gli audiolibri e qualunque forma che esuli dalla carta).

La sensazione che abbiamo – credo – tutti provato ascoltando Gifuni è stata messa in parole da Severino Cesari, lui che ascolta la voce dei libri, e questa volta, forse, ha ascoltato le emozioni sotto la pelle di chi stava in sala. La sua apertura della discussione ha dato due spunti essenziali, come lui sempre è: da quel momento avevamo tutti qualcosa di condiviso e la storia, anche senza volerlo intenzionalmente, era diventata di tutti. Anche se non eri convinto se avresti comprato o meno il libro, con questa suggestione – e l’affermazione che nulla di simile è stato mai scritto, né da De Cataldo né da altri – tiri fuori il portafoglio e cerchi la prima libreria aperta.
Se poi ti sei chiesto come sarà andata, come dall’idea si è passati al romanzo, De Cataldo e Bonini hanno risposto ai tuoi pensieri. Sono stati loro due a proporre alla premiata ditta Cesari-Repetti l’idea di questo romanzo e a lavorare insieme tagliando, riscrivendo, discutendo sui nomignoli, sui dialoghi dalla prima all’ultima stesura. Aspetto, questo, molto interessante, visto che i romanzi collettivi, o comunque, scritti con qualcuno, sono quasi sempre frutto di più processi solitari, passaggi di bozze, scrittura a capitoli alterni, collaborazioni a distanza. Motivo in più per essere curiosi di leggerlo.

Certo, ci si aspetta una Roma criminale, come quella già nota – e amata (sì, amata; inutile che la signora dietro di me, al sentire il termine criminale, dica Ancora?!) Dai brani ascoltati, però, sembra che i personaggi, nuovi rispetto a quelli della banda, abbiano attaccata addosso la sottile vena ironica dell’uomo De Cataldo, vivano una realtà diversa, un po’ più tarantinesca dei loro predecessori e abbiano puntato su di loro l’occhio documentaristico di Bonini.

Ce ne fossero di serate così! Se solo si riuscisse a trasmettere con la musica, le parole, la condivisione di una passione, un parlare “di libri” con il cuore e non attraverso un copione, raccontare il dietro le quinte e il lavoro non solo di chi scrive, ma di chi è coinvolto nella nascita dei libri, leggeremmo tutti sicuramente molto di più e con più “testa”.
Le “presentazioni” dovrebbero essere tutte piccole feste dei libri, dove la casa editrice è in prima fila (Repetti c’è, e veglia su di noi, non solo su twitter) come una mamma alla prima recita della sua bambina, dove ci sono i colleghi (tanti i giornalisti, gli attori, gli scrittori accorsi in massa), i familiari (la bellissima Tiziana De Cataldo che svettava con eleganza e dolcezza su tutti), gli amici (noi pubblico di lettori). E che da serate come questa partissero tante discussioni, incontri, riflessioni non solo sul libro.

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