Lasciatevi incantare da Michela Murgia: Accabadora

Michela Murgia, Accabadora, Einaudi *NumeriPrimi* (2011), 164 pagine, 13 euro (prima edizione Supercoralli 2009). Vincitore del premio Campiello 2010

978886621311_accabadoraMichela Murgia è un’autrice a mio parere straordinaria. Non solo stupenda, ma proprio fuori dall’ordinario. Riesce a passare con disinvoltura e cambiando completamente registro (come se stessi leggendo autrici diverse) da storie di affascinati figure tradizionali, al dramma (con ironia e massimo rispetto) dei giovani male occupati, fino a un saggio sulle figure femminili del cristianesimo.
E in ogni romanzo, con ogni storia, ti affascina e ti porta via, nel mondo che racconta,fin dalla prima pagina.
Accabadora è uno di quei libri che se magari fra dieci anni (anche se lo ritengo impossibile) non ricorderò la trama, comunque mi sarà rimasto attaccato addosso. Ha un potere narrativo e affabulatorio unico, come quello degli antichi cantastorie popolari. O delle nonne che al tramonto, strette nel loro scialle, si fermavano, scrutavano l’orizzonte e poi partivano a raccontare una storia che ti incantava.

Si parla tanto del recupero di storytelling, uno dei punti di forza della Scuola Holden, della capacità di narrare coinvolgendo completamente il lettore non solo con la storia, ma anche con la voce, i cambi di espressione, la messa in atto più pura di una affabulazione.
Quando la voce dello storyteller entra dentro la tessitura di un romanzo, non c’è niente da fare, la differenza si sente, quella voce rappresenta l’anima stessa del racconto.
Michela Murgia crea un rapporto immediato con il lettore che ha davanti e lo porta nella sua Sardegna, in una terra senza tempo, dove ancora esistono fill’e anima e accabadore, libere da etichette legate ai concetti di affidamento ed eutanasia.

L’ausilio della lingua sarda (utilizzata in maniera tutt’altro che prepotente o scenografica, ma assolutamente calzante) aiuta a rimanere incantati ad ascoltare, perché la lingua, più di tante cose, è la chiave per entrare in un mondo.
Anche i suoni, la scelta delle parole, delle costruzioni, in questo romanzo hanno un ruolo fondamentale, sempre a servizio di un’emozione, un entrare sempre di più nella storia.
Storia che racconta una realtà almeno a me sconosciuta (e quindi forte è la spinta di curiosità con cui ti appresti a leggere) dove una ragazza (Maria) viene “data”, diventandone la fill’a e anima a una donna, Bonaria Urrai, che ufficialmente è una brava sarta e furtivamente è una accabadora, una che ti accompagna verso la morte.

E, visto che uno degli aspetti più coinvolgenti del libro è il suo mestiere ufficioso, non voglio rovinarvi assolutamente il piacere di scoprire come questa cosa si insinuerà nel perfetto equilibrio che si crea fin dal primo incontro fra lei e Maria. Un equilibrio dolcissimo e tenero, che non ti aspetteresti fra due figure complesse (e complete) come sono loro due, ribelle e decisa la seconda, razionale e amorevole, dietro una “scorza dura” la prima.

È un romanzo di ricerca dell’equilibrio; tutti i personaggi che Maria incontra cercano il loro stato di grazia e a volte capita che le persone che stanno loro accanto ne siano spiazzate, sgomente, stupite. Il contrasto crea uno sviluppo, che a spirale va verso una crescita, del singolo personaggio e della storia.

A questo punto posso solo dire: lasciatevi incantare da Michela Murgia, ne vale veramente la pena.

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