La letteratura è ottimista… almeno lei!

Vanessa Diffenbaugh, Il linguaggio segreto dei fiori, Garzanti Libri *Narratori moderni* (2011),
359 pagine, euro 18,60 (cartonato). Tradotto da Alba Mantovani

Se le storie sono lo specchio dei tempi, a tutte le latitudini si respira voglia di cambiamento, di non fermarsi davanti alle difficoltà; anzi, voglia di reagire, di rialzarsi dopo una caduta, di fare tesoro di un’esperienza negativa e volgerla a proprio vantaggio.
Mi vengono in mente alcuni libri che ho letto nell’ultimo periodo, che hanno questo mood e li consiglio a chi ha bisogno di ottimismo e pensieri positivi, oltre che di letture piacevoli.
Il primo è Ricomincio da te di Eloy Moreno, di cui ho già parlato qui. Le altre due sono storie di donne, scritte da donne. Comiciamo dalla prima, Il linguaggio segreto dei fiori, un libro che parla di donne e probabilmente alle donne. Difficile immaginare un uomo che possa sentire, “ascoltare” questo libro come può farlo una donna (ovviamente maschietti lettori smentitemi, ne sarò ben contenta).

I temi (perché la storia corre su due binari secondo me) sono molto femminili: i fiori e le madri, o le donne in generale. Tanti tipi di fiori, tanti tipi di donne. Soprattutto una bambina, Victoria, costretta a diventare donna troppo presto. Abbandonata dalla madre, passa la sua infanzia in istituti per orfani, a lottare contro tutto e tutti. Insopportabile e dal carattere schivo e duro, si “ammorbidisce” solo quando sta in mezzo ai fiori. I fiori saranno il filo conduttore di tutto il romanzo; la sua conoscenza del loro significato, del modo di assemblarli in composizioni, andrà di pari passo alla sua evoluzione fisica, psicologica, caratteriale.
Sarà la madre affidataria, Elizabeth, quella che la crescerà da un certo momento in poi della sua vita, la perderà e poi la ritroverà, a insegnarle buona parte delle cose sui fiori che le permetteranno di rasserenarsi e di guadagnarsi da vivere; Elizabeth, co-protagonista e personaggio dal carattere interessantissimo. Saranno i fiori a farle incontrare Renata, fioraia che le darà lavoro e a cui lei si affezionerà come a una sorella maggiore. E si legherà a Grant, venditore ambulante, neanche a dirlo, di fiori.
Il cuore duro, quello di chi ha sofferto e si sforza a non donare affetto a nessuno, piano piano si aprirà alla consapevolezza che l’amore, come i fiori, è una delle speranze di serenità che abbiamo nella vita. L’amore che ti viene dato incondizionatamente, l’amore che non richiedi ma di cui hai bisogno, l’amore che ti capita, struggente, forte, e ti cambia la vita.

Una storia che si lascia ascoltare, che ti culla come le storie della buonanotte, nonostante sia aspra, anche crudele a volte.
E i fiori? Ce ne sono tantissimi (anche sulle copertine, se ci fate caso, cambiano; ogni copertina ha un fiore diverso) e ognuno serve a comunicare un carattere, uno stato d’animo, una personalità. C’è chi vuole tirare su di morale la moglie, chi deve sposarsi e vuole sottolineare con i fiori il patto di fedeltà e amore, chi vuole mandare un messaggio preciso e tutti si rivolgono a Victoria, che ha un talento naturale con le composizioni. I fiori che lei sceglie fanno sentire meglio chi li riceve, comunicano più di mille parole e mettono serenità a Victoria, che immersa nel loro profumo, dimentica quanto la vita è stata dura con lei e ne coglie solo l’aspetto solare e positivo.
E come Victoria, nascono una seconda volta e donano tutta la loro bellezza e il loro amore se trattati con cura e attenzione.

Finiamo il libro con una grande tenerezza nel cuore. E la speranza che anche nelle situazioni peggiori, nei momenti più tristi, si trovi sempre una via d’uscita, una speranza e la voglia di ricominciare, magari da una passione, da un lasciarsi andare all’istinto.

Vanessa Diffenbaugh è appassionata di fiori e si occupa di bambini in difficoltà e orfani, che conosce benissimo; per questo Victoria è uno di quei personaggi che difficilmente, dopo averlo incontrato, dimenticheremo.

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