Francesca Melandri – Eva dorme

Mondadori *Scrittori italiani e stranieri* (2010), 347 pagine, 19 euro; disponibile anche nella collana *Oscar contemporanea* a euro 9,50)

ImmagineEva dorme. Con il suo corpo di bambina attaccato a quello della bella e teutonica mamma, che è costretta a lasciarla undici mesi l’anno ai vicini per andare a lavorare nella cucina di un albergo per turisti. Eva dorme e non sa che il suo papà non era pronto per volerla e la sua mamma non era disposta a scendere a compromessi per tenersi un uomo che in fondo non voleva neanche lei. Eva dorme e non si accorge che attorno a lei infuoca una battaglia che ha il sapore della rivalsa, della libertà, quando questa è intesa come rivendicazione di un’appartenenza territoriale schiacciata e negata dalla politica centrale.
Siamo in Sud Tirolo (o Alto Adige, tutto dipende da come lo si guarda, se con i piedi in Austria o in Italia) nel periodo fascista; periodo in cui tutti, entro i confini (territoriali) italiani, dovevano sentirsi italiani. Nessun’altra identità, lingua, consuetudine sembrava essere ammessa.
I moti di rivolta toccano Eva da molto vicino, lo zio è uno dei più infervorati protagonisti (e presto vittima) degli scontri e nei masi di montagna del suo villaggio non era infrequente vedere i soldati irrompere dentro casa per cercare pericolosi terroristi. Eva dorme e non assiste a un’assurda piccola guerra, eco della guerra più grande e più assurda.

Eva dorme serena, cresce amata da una famiglia numerosa e aspetta con ansia le sere in cui, con il cugino Ulli, rimane chiusa in un gatto delle nevi a parlare, fare progetti, inseguire sogni e preparare la neve per chi il loro territorio lo conosce solo come luogo di relax e aria buona. E aspetta la corriera che le riporta la sua mamma Gerda e che a un tratto le porta Vito, carabiniere calabrese che lei inizia a conoscere e amare come un padre.

Eva diventa adulta, ancora dorme stretta a Gerda quando può. Ma da sola non dorme più. Ha un compagno (sposato), ha una vita piena, emozioni, storie da raccontare, ma non dorme. E viaggia.
Eva viaggia. Attraversa tutta la penisola, dall’Alto Adige alla Calabria, per incontrare finalmente il “suo” Vito dopo tanto tempo e capire, scoprire. Veloci come le montagne, le campagne, le spiagge, il mare, le gallerie che le sfilano accanto, sotto i suoi occhi attenti e desiderosi di bere tutta la meraviglia e le contraddizioni del paese, scorrono i suoi pensieri, le sue considerazioni.

Eva dorme è un romanzo che commuove. Non è solo la trama che commuove e accompagna in un percorso così intenso da lasciare i segni addosso. Commuove la perfezione di uno stile esperto, che utilizza immagini, metafore, paragoni sempre a ragion veduta, che le centellina per “coccolare” il lettore e non le spreca per impressionarlo. Commuove la grandezza dei personaggi, tutti, dalla imponente, decisa e orgogliosissima Gerda (una delle donne più forti e complete della nostra letteratura contemporanea. E non solo) fino ai comprimari, che hanno tutti qualcosa da dire, da vivere, da mostrare, e mai dimostrare. Ogni storia, ogni piccolo tassello di questi lunghi anni che attraversano il romanzo, creano una mappa di emozioni, conoscenza, condivisione che il lettore può seguire, addentrandosi, fermandosi o lasciandole scorrere veloci come dal finestrino del suo treno.

Un invito al viaggio (fisico e interiore), ma soprattutto una voglia di raccontare e condividere con il lettore una delle più belle – e originali, nei temi e nell’ambientazione – storie degli ultimi tempi è quello che traspare dalla voce pulita, esperta, profonda di Francesca Melandri.
Non a caso l’importantissimo editore Gallimard ha voluto Eva Dort nel proprio catalogo. Sarà riuscito il traduttore Daniele Valin a eguagliare tanta potenza linguistica e stilistica? Ai lettori francesi l’ardua sentenza.

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