Nadia Terranova, Ofra Amit – Bruno. Il bambino che imparò a volare

Orecchio Acerbo (2012), 40 pagine, illustrato, 16 euro

La letteratura, a differenza della televisione, può permettersi di intrattenere e di “educare”, dove per educare si intenda incuriosire e spingere ad approfondire, a conoscere.
Nadia Terranova e Ofra Amit hanno scelto per il loro primo libro insieme un tema importante e storicamente pregno di significato (la persecuzione degli ebrei) e una forma immediata, diretta (la storia illustrata, graphic novel).
Si sono rivolte a un pubblico vastissimo, che come si è visto durante il loro tour in giro per l’Italia, va dai bimbi piccoli, affascinati dai disegni e dalla storia di un bimbo come loro, agli adulti, che a bocca aperta osservano le illustrazioni e ascoltano la gestazione del libro, la passione di Nadia per Bruno Schulz, la storia di quest’uomo il cui corpo è svanito nel nulla e non è mai più stato ritrovato. Come a voler testimoniare che la morte non può essere sconfitta, ma che il sogno, il ricordo, aiuta a tenere vive le persone.
Vivo, più vivo che mai è Bruno, verso cui Nadia (la scrittrice) ha una passione antica (per quanto i suoi trent’anni e spicci possano connotarla come antica). Rimane affascinata che è ancora una bambina dai racconti di Bruno Schulz, dalla sua sensibilità, dal suo mondo. E decide di ripescare nei ricordi, nelle emozioni per raccontare a noi, con Ofra Amit e con l’immaginifica potenza delle illustrazioni d’autore, chi era Bruno Schulz in un piccolo frammento della sua vita.

Bruno. Il bambino che imparò a volare è un libro dove le illustrazioni e il testo dialogano, si completano e giocano insieme come le ombre, i personaggi, le forme che fanno compagnia a Bruno durante la sua infanzia solitaria. La storia raccontata con delicatezza e profondo rispetto da Nadia Terranova è leggera come il vento che muove le girandole colorate; le sensazioni e le immagini che suggerisce sono punteggiate, arricchite e raccontate dalle illustrazioni intense di Ofra Amit.
Ciò che colpisce è come in un periodo buio e senza via d’uscita come quello della guerra, dell’olocausto, la fantasia abbia fatto compagnia a un bambino che si sentiva diverso dagli altri per il solo fatto di essere nato con una testa troppo grande. E invece, le persone senza fantasia, i cui sentimenti non si sa come e non si capirà mai perché sembrano essersi anchilosati sotto un’uniforme, lo vedevano diverso solo perché ebreo. Un concetto difficile da spiegare a un bambino, che vede il padre fra le stoffe e il parquet color cannella della sua bottega e non pensa a lui come ebreo che gli ha trasmesso una così pesante eredità.
Storia nella storia, il rapporto di ammirazione, amore e rispetto di un figlio verso un padre, da cui ha ereditato la fantasia e da cui ha imparato a sognare e a staccarsi dalla realtà con ironia e leggerezza quando questa diventa troppo dura e insopportabile.

Leggere un libro come questo può essere un’esperienza che coinvolge in tanti modi: empatia con la storia, ammirazione per le autrici e l’editore (Orecchio Acerbo) che ha creduto in questo progetto, voglia di leggere, rileggere, condividere, guardare per cogliere tutto ma proprio tutto quello che le due splendide “voci” delle autrici ci hanno voluto trasmettere. E viene voglia di andare a cercare su Google o ancora meglio in biblioteca, in libreria, materiale su Bruno Schulz, conoscerlo, magari appassionarsi alla sua storia e trarre, se non insegnamenti, emozioni, e conoscenza. La conoscenza, la condivisione, la comprensione sono i primi passi per una crescita.
E se un libro, ancora oggi, riesce a fare tutto questo, sembra un miracolo.
Ma si sa, i miracoli a volte succedono.

Ottima anche la qualità dell’edizione. Grande formato per assaporare ogni immagine, copertina cartonata, rilegato, colori perfetti, testo equilibrato. Da “scaffalare” fra i libri d’arte.


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