Michael Cunnigham – Al limite della notte

Bompiani *Narratori stranieri Bompiani* (2010), 286 pagine, euro 17,50

Su un paiolo fesso andiamo battendo ritmi da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle.
Questa frase (è una frase tratta da Madame Bovary di Flaubert) ricorre spesso nel romanzo, come a scandire uno stato d’animo molto particolare del protagonista in cui ognuno di noi può riconoscersi.

La rassegnazione a una condizione di impotenza di fronte a eventi ineluttabili, alla vita stessa che ci scorre addosso lasciandoci segnali che fanno capire che il nostro potere decisionale a volte è solo marginale.
Dopo aver letto quattro romanzi di Michael Cunningham, oltre a dire che sicuramente è uno dei miei scrittori preferiti (e questo non è un dettaglio importante, ma una pubblica dichiarazione “d’amore”) posso affermare che un suo talento che lo distingue da molti altri scrittori è il sistemare nelle sue storie pochi ma intensissimi personaggi. Tutti costruiti secondo una umanità e una sensibilità non comuni; sensibilità di chi osserva il prossimo e lo ascolta, ne carpisce personalità e carattere, aspirazioni e delusioni, convinzioni e contraddizioni. Uno sguardo lucido su realtà a volte nascoste dietro la patina di quieto vivere che permea molte delle sue atmosfere.

Sotto le sue mani, le famiglie rivelano i loro lati nascosti, ciò che brulica in casa quando le luci del giorno sono spente. Anche Peter e Rebecca sembrano una coppia felice, perfetta (come lo erano Constantine e Susan Stassos di Carne e sangue), lui sembra soddisfatto del suo lavoro, del matrimonio, della sua casa. Quando i riflettori si spengono, quando viene accesa una miccia (la malattia di un’amica gallerista che gli passa il testimone e l’arrivo del fratello ribelle della moglie in casa), le incertezze esplodono, lasciando l’amaro in bocca man mano che si va avanti.

Peter, che avrebbe voluto spaccare il mondo, sfondare, essere felice (su un paiolo fesso andiamo battendo ritmi da far ballare gli orsi) rimane inerme di fronte alla presa di coscienza che il make up sta per sciogliersi (mentre vorremmo intenerire le stelle). Si mette in discussione, passa in esame la sua vita, il suo lavoro, il suo stesso essere che vacilla di fronte a un ragazzino ribelle ed entra in crisi.

Come in altri romanzi di Cunningham, spesso la nota positiva arriva improvvisa e può essere anche una frase, sul finale, a lasciare al lettore – secca, lapidaria, essenziale – l’idea che si può ancora aprire il sipario e ricominciare un nuovo spettacolo.

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4 pensieri su “Michael Cunnigham – Al limite della notte

  1. Silvio Valenti de Widerschaun. Avila, Caracas, Venezuela ha detto:

    “RASSEGNZIONE”. Parola assai brutta. Non è una virtù nella concezione del cristiano ottuso e arrendevole. Per i pagani era pura vigliaccheria: rassegnarsi alla perdita di un bene perduto per ignavia o scarso impegno, chinare la fronte al Fato, armarsi del coraggio ridicolo dello stolto che – a detta di Stendhal – “si lascia prendere senza dir parola”.
    Almeno in questo sono pagano anch’io. In una lunga vita ho commesso errori e minchionate a bizzeffe, posso rimproverarmi questo e altro, ma posso vantarmi vivaddìo di non essermi mai arreso al Male istituzionalizzato. Dal ’41 ad oggi non ho ceduto un’unghia allo Zio Sam peste del Mondo e Satana in terra: usuraio, assassino d’inermi, rapinatore non solo di petrolio, schiavizzatore di popoli. Ho sempre avversato, con pertinacia annibalica, la corruzione, le mode, le proposte insidiose, sciocche e oscene a Stelle e Strisce. “Ich habe es gewagt, und habe darum keine Reue” disse Lutero ripudiando la Chiesa in peccato mortale del suo tempo e a me piace – si licet parva… – gridare alto altrettanto. Non mi sono rassegnato, ho osato contrastare il Male assoluto e non me ne pento.
    Scuotete pure il capo, obiettate che Lutero osò convinto di fare gran cosa, ma poi la sua Chiesa tralignò ancor peggio di quella (ora non più) romana. Dite che pecco di Superbia e dovrei cristianamente esercitare la Prudenza e la Pazienza, benche l’una non sia sempre una virtù cardinale e l’altra sia spesso la virtù del ciuco. In buona sostanza: deporre le armi, e scegliere l’alternativa della resa vigliacca.
    Signornò. Lapidatemi pure. Se il Giusto vi darà licenza di scagliare la pietra. ________________________________________

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