Pagare per pubblicare (2)? C’è chi dice no!

Eloy Moreno è uno scrittore spagnolo. Scrive il suo primo romanzo, Ricomincio da te, una storia semplice ma efficace, un uomo che vive tutta la sua vita in 445 metri quadri tra casa, ufficio, garage, ascensore, casa dei suoceri, casa dei genitori e poco altro; a un certo punto, come si direbbe a Roma, sbrocca e decide di darci un taglio. Con tutto quello che ne consegue e che garantisce al lettore una storia piacevole e interessante.
Eloy crede talmente tanto nella sua storia che decide, dopo l’ennesimo rifiuto da parte delle case editrici, di stampare autonomamente il suo libro. Fresco di stampa, ne infila un po’ di copie in una valigia e parte per un’autopromozione senza precedenti: librerie, amici, parenti, tam tam sui social network, siti web, forum.
I lettori aumentano sempre di più e fra questi a un certo punto si fa spazio lo staff della casa editrice Espasa-Calpe che lo nota, lo apprezza, lo vuole a tutti i costi.

Senza cambiare nemmeno una parola al romanzo originale, mantenendo anche il titolo (El biografo de gel verde) e scegliendo una copertina diversa “per motivi commerciali”, lo hanno lanciato sul mercato. E ci hanno visto lungo. Sono già a più di dieci ristampe e il romanzo è pronto per fare il giro del mondo.
E ha dimostrato che se il romanzo vale, l’autopubblicazione può funzionare.

In Italia possiamo leggerlo (e frailibri lo farà presto) grazie alla casa editrice Corbaccio, che ne ha acquistato i diritti e lo ha pubblicato. Qui la scheda del libro sul sito della casa editrice.
E qui lo speciale che Il Libraio ha curato, seguendo lo “spirito web” della originaria campagna portata avanti dallo scrittore.

Quindi, aspiranti scrittori che credete fermamente nel vostro lavoro, armatevi di pazienza, fate amicizia con un tipografo (che sicuramente vi chiederà meno di un “editore”), create un caso su web, fatevi sentire sui social network, fate leggere il romanzo ad amici, colleghi, attivate il passaparola e vedrete che – se vale (perché non è sempre detto che sia un buon lavoro) – prima o poi pagheranno voi per pubblicarlo.
In fondo, tutta la parte dopo lo step “tipografia” è quello che fareste (nel 90% delle volte, premettiamo sempre il beneficio del dubbio e il “non fare di tutta l’erba un fascio”) dopo aver detto di sì a un “editore a pagamento”. Magari ci scapperà una presentazione nello spazio privilegiato dell’editore. E poi basta, sarete voi ad autopromuovervi. Comunque e ovunque.
In bocca al lupo!

Qui la “prima puntata” di Pagare per pubblicare (?)

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5 pensieri su “Pagare per pubblicare (2)? C’è chi dice no!

  1. Silvio Valenti de Widerschaun. Avila, Caracas, Venezuela ha detto:

    L’autopubblicazione non è risolutiva per tutti. Ho autopubblicato vari miei studi di glottologia e a gran fatica ne ho esitati più all’estero (accademie e biblioteche) che in Italia dove la casta accademica inciucia con il culturame rosso.
    L’autopubblicazione è costosa e defatigante. Il mio gruppo di studio “Auser” salva e diffonde i testi inediti o esauriti su CDR e li diffonde a prezzo di costo. Alla faccia ella Casta.
    Silvano Valenti de Widerschaun, Avila, Caracas, Venezuela.

    • francesca giannetto ha detto:

      Silvio, innanzitutto grazie per il tuo intervento. Poni una questione ancora diversa da quella messa in discussione. Infatti credo che vadano considerate due strade diverse per il romanzo, l’intrattenimento e lo studio, il saggio. Il romanzo può essere più facilmente autopromosso, può toccare molta più gente che un saggio su un argomento specifico. Un saggio di glottologia, immagino, interessa più studiosi come te e appassionati della materia, non il “grande pubblico” (ma mica troppo grande anche quello) dei lettori comuni. Quindi in quel caso è, come tu rilevi, anche un problema di “spazi” che la Casta univesitaria, barricata dietro le cattedre, concede a chi, dal lato opposto, si fa strada o vuole farsi strada.
      Ti auguro di continuare con il tuo gruppo di studio a portare avanti il tuo progetto. E chissà…

  2. monicamazzitelli ha detto:

    Lo voglio leggere anche io! Un bella storia.. ce ne sono, non molte, ma ce ne sono.. non tutto quello che ognuno che scrive vorrebbe pubblicato merita davvero una pubblicazione, cmq, come la maggior parte dei quadri dipinti non meritano di venire appesi ;o) Credo che ognuno di noi artisti debba prendere il suo lavoro con più leggerezza, e crederci, sì, ma con se stess@ prima di tutto.

  3. francesca giannetto ha detto:

    “Prendere il suo lavoro con più leggerezza”, quanto hai ragione. Io aggiungerei anche un po’ di tranquillità, non avere fretta di pubblicare a tutti i costi. Se un lavoro vale veramente, alla fine qualcuno lo scopre. E se non lo scopre, scommettere su se stessi senza farsi prendere per i fondelli da cartelloni pubblicitari all’uscita della metro (e moduli sui giornali, pubblicità in tv… tanto mica pagano loro!) che invitano a inviare un manoscritto sarebbe un buon inizio.

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