Cominciamo bene…

Ovvero: leggereste un libro che inizia così?

Non è il solito giochino “Indovina il titolo del libro dall’incipit”; con Google è praticamente impossibile non indovinare. Questo è solo un invito alla lettura, a vedere se in effetti un buon incipit ha come seguito un buon libro e se un incipit può incoraggiare/scoraggiare il lettore.

Voi lo leggereste? L’avete letto? Cosa vi attira, vi incuriosisce o vi respinge di questo incipit?
Ovviamente non dirò di che libro si tratta, altrimenti giocare a “scartare il pacco” conoscendone il contenuto diventa meno stuzzicante. Magari dall’incipit bocceremmo capolavori o promuoveremmo schifezze, chi può dirlo?

Ogni pomeriggio, quando la città oltre le scure persiane verdi cominciava ad animarsi, Colin e Mary si svegliavano al metodico picchiettio degli arnesi d’acciaio contro le chiatte di ferro ormeggiate accanto al bar galleggiante del loro albergo. Al mattino i barconi rugginosi e butterati, senza alcun carico o mezzo di propulsione visibile, non c’erano più; ricomparivano sul finire della giornata, e gli uomini dell’equipaggio si mettevano inspiegabilmente all’opera con martello e scalpello. Era allora, nel caldo rannuvolato del tardo pomeriggio, che i clienti cominciavano ad affluire sul pontone per mangiare un gelato seduti ai tavolini di metallo, e anche le loro voci riempivano l’oscurità della stanza, sollevandosi e abbassandosi in ondate di allegria e discordia, sommergendo i brevi silenzi tra un penetrante colpo di martello e l’altro..
Si svegliarono simultaneamente, o questa fu la loro impressione, e restarono immobili sui letti separati.

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Un pensiero su “Cominciamo bene…

  1. Silvio Valenti de Widerschaun. Avila, Caracas, Venezuela ha detto:

    Non è una gran prosa. L’incipit si deve comporre alla fine della scrittura. Come penso abbia fatto il Manzoni, penna gagliarda ma faticata. Ammetteva egli stesso che dopo aver scritto una pagina si sentiva male. Giurerei che la prima riga dei Promessi Sposi (“QUEL RAMO SUL LAGO DI COMO…” è cronologicamente l’ultima scritta dal miglior narratore dell’Ottocento.
    S.V.

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