Einaudi spoglia Faletti

Giorgio Faletti – Tre atti e due tempi
Einaudi *Stile libero Big* (2011), 151 pagine, 12 euro

Dimenticate serial killer, indiani navajo, ermafroditi; allontanatevi da New York, dal Principato di Monaco, dall’Arizona. Non pensate a Faletti come l’avete letto finora. Nel bene e nel male. Se l’avete amato, non avete motivo per non leggere Tre atti e due tempi; se lo avete odiato, avete un ottimo motivo per leggere il suo nuovo romanzo. È come se Einaudi avesse preso il Faletti scrittore e lo avesse spogliato, sfoltito, curato. A seguirlo in questo nuovo percorso sono stati i due papà di Einaudi Stile libero: Paolo Repetti e Severino Cesari, anche editor (L’Editor per eccellenza).

Faletti si è spogliato con eleganza e generosità e ha raccontato una storia semplice e forte, asciutta ed essenziale, destinata a farci compagnia ben oltre il momento in cui vediamo il libro che si chiude al contrario sul nostro comodino dopo tre atti e due tempi di coinvolgimento, passione, tensione, partecipazione alla storia.

Tre atti. Sono gli atti decisivi dell’esistenza di Silvano-Silver, pugile di provincia e di belle speranze che rimane fregato da una debolezza e torna alla vita facendo il magazziniere della squadra di calcio cittadina in ascesa. Tre atti di una commedia umana come tante altre: la gloria, la rovinosa caduta, il riscatto. Un uomo semplice che ha toccato l’Olimpo (stava per diventare campione), è rotolato giù (vendendosi per soldi), è risalito (impedendo ad altri di commettere il suo stesso errore).
Due tempi. I due tempi di una partita di calcio. Decisiva. Non solo perché la squadra si gioca la gloria, la possibilità di andare in serie A dopo anni di eccellenza, promozione, serie B, campi fangosi di provincia. In quella partita si decide il risultato del gioco della vita di Silvano e dei suoi antagonisti. Una partita che anche chi non è appassionato di calcio segue come la Nazionale ai Mondiali, con tanto di bandiera spiegata e unghie rosicchiate.

Non voglio dire di più sulla trama perché il Faletti scrittore di thriller, che anticipa ma non dice, che stuzzica la curiosità, a un certo punto, con una magistrale staffetta stilistica che mette in corrispondenza il passato, il presente e il futuro di Masoero, ci richiama sull’attenti e ci invita a giocare sul filo della suspance. Ci intrattiene con richiami, anticipazioni, suggerimenti; ci fa sobbalzare con cambi di scena vertiginosi, corse contro il tempo; ci sbatte davanti un uomo morto, ma per questa volta non cerchiamo la soluzione del giallo, ma inseguiamo la storia.

La storia di Silvano Masoero, narrata in prima persona, procede con un ritmo rilassato all’inizio, che incalza emotivamente man mano che si va avanti. Si parte con la cadenza lenta del racconto intimo fatto a un amico davanti a un buon bicchiere di rosso. Ricordi di un passato che probabilmente appartengono all’autore, tanto sono intensi e pulsanti, favoriscono l’empatia fra lettore, protagonista e scrittore. Le suggestioni sceniche e il loro significato simbolico come strumento di narrazione non lasciano indifferenti. La suspance dell’ultima parte coinvolge a tal punto da far battere il cuore all’unisono con quello di Silvano.
Tutto giocato su un rapporto diretto, intimo, semplice con il lettore.

Il re è nudo. Viva il re!

Guardate il booktrailer, realizzato in maniera magistrale, non svelando quasi nulla della trama ma comunicando perfettamente lo spirito del romanzo.

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