Andre Agassi si “apre” a fan e lettori

Andre Agassi – Open
Einaudi *Stile libero Extra* (2011), 504 pagine, 20 euro

Nadal. Federer. Djokovic. Sono i tennisti di oggi. Ribelli, eleganti, simpatici, showmen sul campo. Ai miei tempi c’era lui, quello dai capelli ossigenati e dal taglio impossibile, con la tutina fosforescente improbabile su chiunque altro tranne lui: Andre Agassi, il bell’Andre, che infiammava i campi di tutto il mondo e le pagine dei tabloid con i suoi matrimoni scombinati e gli eccessi. Che fosse un ribelle si vedeva. Dalle stelle alle stalle e di nuovo alle stelle, spolverandosi via qualche rimasuglio di fieno. Dalle prime posizioni in classifica, finali mancate per distrazione, punti ATP accumulati e perduti, discese libere verso il fondo. E poi la rivincita, la gloria in età – per un tennista – avanzata, il primo posto in classifica riconquistato con grinta e con l’aiuto di una sempre presente squadra di collaboratori-amici (Gil Reyes, Brad Gilbert e il fratello Phil Agassi) infallibile, l’unione – serena, felice e romanticissima – con Steffi Graf, l’ingresso nella Hall of Fame del tennis.

Avevo quattordici anni (era il 1991) quando mio padre, all’ennesimo tentativo di farmi appassionare al tennis, mi haconvocato davanti alla tv e mi ha detto: “Guarda un po’ questo tennista…” Bum! Colpo di fulmine. La zazzera di tre colori di biondo (e chi se ne importa che fosse un parrucchino) mi aveva stregato. Ho iniziato a seguire tutti i match, le interviste, gli speciali (bei tempi, quando ancora la Rai trasmetteva sport a manetta). Ho pianto calde lacrime a ogni sconfitta e ho gioito alle vittorie, gli slam, l’oro olimpico. Tutto questo per dire che non sarò proprio proprio oggettiva.

Leggere Open (“torneo”, ma anche “aperto”, accezione che calza a pennello a questa biografia) è stato come rivedere tutti i match, le interviste, le foto e leggere dietro ogni situazione; scoprire di Agassi non solo il fascino ribelle, la maestria in campo, ma anche tutte le sue debolezze e i punti di forza; legare un’anima a quel sorriso così particolare e aperto che incendiava gli spalti anche più di un cross messo a segno.

L’apertura ai lettori è totale, profonda, intima. Tanto intima da non procedere per assunti irrevocabili, ma per gradi, riflessioni, messe in discussione dello stesso autore di cui siamo tutti spettatori piuttosto partecipi.
Sembra impossibile credere – come lui dichiara per tutto il libro – che Agassi odiasse il tennis. Poi lo vediamo, piccolo, piccolissimo (nemmeno 6 anni) lottare contro un “drago”, una macchina lanciapalle modificata dal padre che lo spinge ad allenarsi sempre, sempre di più; lo seguiamo alla Bollettieri Academy, dove incontra Nick, dispotico ed egocentrico “scopritore di talenti” con cui ha un rapporto piuttosto contrastato; in breve tempo diventa un piccolo fenomeno (da baraccone), che gareggia sempre spinto dal padre, in cerca di un riscatto dalla sua mancata carriera di pugile professionista.
E allora comprendiamo un po’ di più il motivo per cui tra Andre e il tennis sarà un rapporto di amore e odio perenne, e perché sia per lui necessario aspettare la piena maturità per gioire del suo talento e non solo esserne sopraffatto e governato.

Una biografia che si segue con passione, curiosità, emozione. Si seguono i momenti salienti dei match, come se si tornasse sugli spalti di Parigi, Sidney, Wimbledon, Key Biscayne. Si scrutano con occhi nuovi e un po’ di spirito di gossip i colleghi tennisti, di cui Agassi dà ritratti efficaci e divertenti (il Becker contadinotto che si crede filosofo, un Connors freddo e altezzoso, l’amico-rivale Sampras, contro cui Agassi sperava-temeva di giocare) e la prima moglie superficiale ed egocentrica, Brooke Shields.

Questo libro rappresenta un pezzo importante – e pregnante – di storia personale (per i fan) e di storia del tennis (per tutti), da Borg, che Agassi ha affrontato in tenera età negli anni Settanta a Federer, elegante campione dei giorni nostri, oltre che una storia personale degna del migliore dei romanzi.
Per questo sono fermamente convinta che possa essere una lettura per tutti, non solo per chi il bell’Andre lo ha seguito e amato.

Curiosità:
Agassi ha fondato un college per ragazzi in difficoltà, puntando all’eccellenza degli insegnanti e alla preparazione ottimale per chi non potrebbe permettersi di stare sui banchi delle scuole tradizionali. Per saperne di più (e seguire anche il suo blog) visitate questo sito.

Anche il metodo di scrittura da cui è nata questa biografia è interessante e ci viene svelato da Agassi stesso nelle note finali. Lo scrittore J. R. Moehringer ha pazientemente registrato per due anni i racconti di Andre e li ha poi costruiti in una – perfetta – struttura narrativa.

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4 pensieri su “Andre Agassi si “apre” a fan e lettori

  1. tantecarecose ha detto:

    Dopo aver visto la finale di Roma persa con Mancini inziai a giocare a tennis con i jeans strappati a mo’ di calzoncino. Il suo poster promozionale per la Nike campeggiava sul mio letto. Poi le facce nuove e lui che torna con il completo bianco e senza capelli. Non so perché ma non sono mai riuscito ad affezzionarmi fino in fondo a quella nuova “versione”. Forse perché era più vincente e a me, in fondo, i tennisti coreografici ma che mancano l’appuntamento importante sono sempre piaciuti. Comunque: libro comprato qualche giorno fa. Leggo e poi dico che impressione mi ha fatto.

  2. francesca giannetto ha detto:

    Io avevo il completino ma non giocavo a tennis. E se lo trovo, tiro fuori anche il libro dei ritagli di Agassi. Il libro per me è stato struggente, è molto più di “Agassi portava il parrucchino”, è come i vecchi romanzi di formazione portati alla nostra epoca e ai nostri problemi. Io lo consiglio anche ai non fan. Ma che figo che era!

  3. RobertaP ha detto:

    Ho finito di leggerlo pochi giorni fa, io non ho mai seguito il tennis, ho letto il libro per curiosità e l’ho trovato terribilmente bello, coinvolgente, ben scritto … lascia il segno, consigliatissimo a tutti.

    • francesca giannetto ha detto:

      Io adoravo Agassi ma lo regalerei a chiunque. A prescindere dal “tema” o dalla “verità”, è una bellissima storia molto ben scritta arrivata(e ben tradotta).
      Felice che ti sia piaciuto 🙂

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