Abbiate fede nella generazione TQ

Hanno tra i trenta e i quaranta anni, sono scrittori, editori, intellettuali. Vogliono incontrarsi, riappropriarsi degli spazi, discutere, “uscire dalla linea d’ombra” e portare avanti, insieme, un progetto culturale, sociale, politico nel senso meno becero del termine.
Di loro si è parlato su blog, quotidiani, riviste. Un faro è stato puntato su un’attività che fino a poco tempo fa era inimmaginabile. Fra i primi promotori ci sono gli scrittori Giuseppe Antonelli, Giorgio Vasta e Nicola Lagioia e Alessandro Grazioli (ufficio stampa minimum fax) e Mario Desiati (scrittore, intellettuale, direttore editoriale Fandango).

Si sono incontrati a fine aprile presso la sede dell’editore Laterza, per discutere, fare un punto, confrontarsi; hanno prodotto tre manifesti, oltre a documenti programmatici e propositivi che potete leggere qui, hanno un sito (questo) chiaro ed essenziale per capire chi sono, cosa fanno, come poter collaborare e dove poter seguire tutte le attività, le novità, le proposte e le polemiche.
Perché di polemiche ne sono state sollevate tante, come nei confronti di ogni cosa, movimento, gruppo che “fa rumore”. Si sollevano gli editori, gli intellettuali, gli scrittori (questa la questione sollevata da Michela Murgia) e loro, con cortesia, garbo e intelligenza rispondono (come in questo caso).

Io credo che il modo migliore per iniziare a “conoscerli”, conoscere le loro motivazioni, le loro intenzioni e le loro azioni sia documentarsi alla fonte, sul loro sito. Poi magari spaziare su stampa, blog, riviste.
E avere fede che veramente stavolta cambierà qualcosa. Io ci credo. Non a tutto magari, e spero che le polemiche non sovrastino le attività, non facciano allontanare chi di loro può e vuole veramente fare qualcosa.
Questo un intervento – con un progetto per le scuole a mio parere non solo lodevole, ma necessario e auspicabile – di Elena Stancanelli.

Io, nel mio piccolo, credo che la letteratura possa – ancora come un tempo – cambiare il mondo.
Credo nel libero scambio di idee, ma che porti anche a una libera circolazione di azioni e interventi.
Credo nel confronto attorno ai tavoli quadrati, punto di partenza per confronti in tanti altri spazi pubblici.
Credo in un’editoria migliore, meno commerciale e massificata, più di qualità e portatrice di messaggi o emozioni vere e non mercificate.
Credo in chi condanna l’editoria a pagamento, le recensioni a pagamento, lo scambio di favori nascosto dietro espressioni – finte – culturali.
Credo in chi constata il decadimento della partecipazione democratica, il degrado dell’informazione, la distruzione del patrimonio culturale e cerca di fare qualcosa per contrastarli. O quantomeno per parlarne.
Credo in chi lega i mestieri della cultura all’impegno sociale; una società senza un progetto culturale è spacciata.
Credo in chi vuole riportare il libro a essere un bene e non una merce.
Credo in chi si impegna a difendere la qualità del prodotto editoriale di fronte alla quantità.
Credo in chi propone una restituzione di dignità e giusta valutazione ai mestieri della cultura.
Credo in chi vuole alzare una voce forte, fatta di tante, tantissime piccole voci e proporre, agire, discutere.
Credo nella guerrilla culturale e artistica.
Credo nell’urgenza di riappropriarsi di spazi per confrontarsi e uscire dalla linea d’ombra, dall’azione individuale, dal confronto unilaterale.

Osservo la generazione TQ… e spero che non degeneri!

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