La grande abbuffata estiva

D’estate, si sa, c’è un po’ più tempo per  leggere. Soprattutto quando una pancia di 8 mesi limita i progetti di viaggio e ti stende (in tutti i sensi) al sole in riva al mare.
La scelta dei libri da portare in vacanza è sempre ardua: romanzi leggeri? Raccolte di racconti? Saggi, che hanno bisogno di più attenzione e relax per essere “digeriti”? Tomoni che giacciono pesanti sul comodino  nei mesi invernali e che non finiresti mai se li leggessi poco a poco a letto prima di addormentarti?

Ecco la selezione (in pillole) dei libri stipati in valigia quest’estate, ce n’è per tutti i gusti.

Per chi ama le graphic novel, il fumetto, e non solo i supereroi
Olivier Ka e Alfred – Perché ho ucciso Pierre (Tunuè *Prospero’s books* , 2009, 120 pagine, euro 14,90)
Quando si parla di pedofilia, si tende sempre ad appiccicare addosso ai bambini il punto di vista degli adulti; la sofferenza, l’umiliazione vengono sempre filtrati da un occhio maturo. In questo fumetto è Olivier, con l’aiuto efficace e prezioso di Alfred, a raccontare il suo punto di vista man mano che cresce e che si distacca dall’evento (Ogni capitolo di intitola “Ho ucciso Pierre perché ho xx anni”, da 7 a 35). La fiducia in una persona “che è di casa”, la iniziale normalità di un atteggiamento particolarmente affettuoso, il dubbio (non è poi tanto normale che un adulto abbia certe attenzioni verso un bambino), la consapevolezza di un velato ricatto, la ribellione interiore. I disegni aiutano a esprimere il mondo interiore dalle sensazioni forti (il mostro che lo divora, che brucia nello stomaco) del bambino.
Interessante l’uso delle immagini (un mostro che divora da dentro può essere reso solo con un’illustrazione), che si spinge dal disegno fino alla fotografia, in un finale che segna una – reale -catarsi e una sorpresa per il lettore che assiste a una sorta di autoanalisi del protagonista della storia.

Una sliding door che ha cambiato la vita anche a molti di noi lettori
Romano Montroni – Libraio per caso (Marsilio *Gli specchi*, 2010, 362 pagine, 18 euro)
Una bellissima carriera che ha portato Romano Montroni da un magazzino dove si smistavano libri a diventare direttore della prima libreria Feltrinelli, grazie al suo talento (sì, talento, innato e straordinario, visto che anche lui dichiara di non essere stato, in principio, nemmeno un grande lettore).
Un talento che ha portato noi tutti a vivere la libreria come oggi diamo per scontato che sia – toccare, guardare, scegliere i libri, partecipare a reading e presentazioni.
Il diario di una vita di incontri, eventi, idee, passione nato da caso, una sliding door che porta il giovanissimo Romano a scegliere il magazzino anziché il lavoro in fabbrica (con buona pace della mamma, contenta che così “avrebbe sporcato di meno”).
Non solo un “pezzo” della storia di Romano Montroni, ma un viaggio nella storia d’Italia quando la libreria poteva essere ancora centro culturale e fucina di opinioni e idee.
Montroni è oggi impegnato nel progetto delle librerie Coop. Se vi capita di passarci davanti, entrate e vedrete la “sua mano”.

Il “distruttore di luoghi comuni” – ci – colpisce ancora
Michael Cunningham – Una casa alla fine del mondo (Bompiani *I grandi tascabili*, 2003, 380 pagine, euro 9,50)
Rieccolo Michael Cunningham, il “distruttore dei luoghi comuni”. In “Carne e sangue” (secondo me superiore a questo), una famiglia media americana si scopriva non troppo convenzionale, una madre bacchettona faceva amicizia con un trans e accettava la figlia omosessuale. “Una casa alla fine del mondo” coinvolge tre amici (Jonathan, Bobby e Claire) in uno strano rapporto di amicizia/amore/complicità/desiderio di famiglia il cui fulcro diventa, appunto, una casa. Una meta, un punto fermo da ricercare per mettere ordine in una relazione molto poco convenzionale. Ancora una volta una madre (Alice, la madre di Jonathan) è coinvolta, come un punto di vista esterno e “normale”, nella vicenda e si misurerà con essa, con il suo carico di pregiudizi con cui mettersi alla prova.
Interessante seguire la crescita dei personaggi nel relazionarsi gli uni agli altri e nello scorrere del tempo. Un intreccio di personalità, che sembrano esistere solo se intrecciate insieme, che si condizionano, si influenzano, si mettono in discussione e crescono nel confronto.
Imponente il personaggio (che per struttura narrativa appare come secondario) di Alice, madre che riscopre se stessa, i suoi istinti, il suo bisogno di essere accettata e amata attraverso il figlio adolescente.

Altro fumetto, un po’ più “leggero”
Manu Larcenet – Lo scontro quotidiano (Coconino Press *Coconino Cult*, 2007, 118 pagine, 17 euro)
Lasciare il lavoro, interrompere le sedute dallo psicanalista, abbandonare la propria città e andare a rifugiarsi in campagna per ricominciare. Ripartire da zero, avvicinarsi con nuovo spirito alle persone, ai rapporti umani, ai nuovi incontri, unico elemento che può veramente cambiare la vita, più di una nuova città, più di un desiderio viscerale e ribelle di darci un taglio. Minimo comune denominatore di questa graphic novel (genere che sempre più si avvicina al romanzo tradizionale per intensità e capacità narrativa degli autori) sono infatti i legami vecchi (con i genitori, con il fratello) e nuovi (con un anziano incontrato per caso e che sarà l’espediente “giallo” della vicenda”, e con una veterinaria di paese, che metterà in crisi le certezze del protagonista).

Per chi non ha – ancora – letto Il lamento del prepuzio
Shalom Auslander – A Dio spiacendo (Guanda *Narratori della Fenice*, 2010, 173 pagine, 15 euro)
Quando un autore ha successo con un suo romanzo, si tende, successivamente, a pubblicare quasi tutti i suoi scritti, “pre o post”.  Dopo il successo di Il lamento del prepuzio, Guanda ha pubblicato la sua raccolta di racconti. Canovaccio del romanzo, ne anticipa i temi e lo stile e traccia con ironia, sarcasmo e curiosità il profilo di un ebreo osservante ma non troppo. Questi racconti sono piacevoli da leggere, lo spirito è quello che mi ha fatto divertire nel romanzo, ma il romanzo non si batte!

Per chi ha un/a alieno/a nella pancia
Tracy Hogg e Melinda Blau – Il linguaggio segreto dei neonati (Mondadori *Oscar saggi*, 2004, 354 pagine, euro 10,50)
Diciamo che leggerlo durante la gravidanza mette tanto ottimismo e alimenta le speranze. Consigliato da già-mamme che hanno sperimentato, con risultati sorprendenti, il tanto descritto e decantato metodo EASY (da Eat, Activity, Sleep, Yourself… come a dire, c’è un tempo per ogni cosa durante la giornata con un neonato) è un buon libro per fare conoscenza, prima che arrivi, con l’esserino che vi nuota nella pancia. Ottimi alcuni principi da tenere a mente quando il bimbo appare un ufo incomprensibile a una mente adulta:
– rispettarlo fin dal primo secondo di vita, in quanto è un essere umano dotato di comprensione ed emozioni che tocca a noi cercare di decifrare
– parlargli, fargli conoscere pian piano quello che gli sta intorno; fargli capire che se gli si alzano le gambe all’improvviso, gli si sta solo cambiando il pannolino (“pensate se lo facessero a voi, senza spiegarvi cosa sta succedendo” dice la Hogg)
– dargli un minimo di ritmo nelle attività quotidiane
…e soprattutto…
– un bambino non nasce con delle abitudini (di addormentarsi facendo interminabili giri in macchina, attaccarsi alla tetta ogni volta che frigna, gettare gli oggetti di casa per terra), ma siamo noi che gestiamo – per quanto possibile – le sue abitudini, il rapporto “causa-effetto”.
Troppo bello se fosse vero! E troppo bello se il vostro bimbo fosse un “bimbo da manuale” o un “bimbo angelico”.

Per chi è – o vorrebbe essere – in viaggio verso la Sicilia
Roberto Alajmo – L’arte di annacarsi. Un viaggio in Sicilia (Laterza *I Robinson. Letture*, 2010, 274 pagine, 16 euro)
“Annacamunni, va’” è quello che potrebbe dire un ragazzo alla fidanzata che si attarda davanti a una vetrina; e in questo caso avrebbe accezione di “sbrighiamoci”. Ma “annacarsi” significa anche “attardarsi”; Si “annaca” un gruppo di amici che sta decidendo la meta della serata mondana.  Si “annacano” anche le statue di santi e madonne portate in processione a spalla per le vie dei paesi, procedono dondolando lateralmente e procedendo in avanti, compiendo quindi il massimo movimento per il minimo spostamento.
Da questa “arte” tipica dei siciliani, parte il viaggio di Roberto Alajmo che tocca le tre punte della Trinacria e si addentra fin nei meandri della Sicilia. Un tipo di viaggio diverso, complementare a quello proposto dalle guide turistiche, che va alla scoperta dei siciliani, della loro personalità contraddittoria e forte, delle tradizioni e della loro origine, dei tic e dei luoghi comuni, che Alajmo analizza con ironia e credibilità, affiancandoli ad ataviche ragioni che rendono simpatiche anche le consuetudini meno sopportabili.

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