Giuseppe Aloe – Lo splendore dei discorsi

Giulio Perrone editore (2010), 256 pagine, 15 euro

A chi consiglierei questo libro?
Innanzitutto a quelli che dicono – e si lamentano – che in Italia ti pubblicano solo se sei già famoso o se ti chiami Moccia o se hai qualche santo in paradiso.

E lo consiglierei a chi non ama solo la letteratura “imbrigliata”, incanalata in generi precisi, che segue come tale lo sviluppo a senso unico verso i canoni stabiliti dal genere stesso e quindi rassicuranti per il lettore.

Lo splendore dei discorsi è un romanzo che parte con una storia di dolore per la perdita improvvisa di quanto di più caro ci sia (una figlia), sfocia in un racconto in un certo senso sociale (un tema importante come la malattia, non solo fisica, porta a riflettere se valga la pena andare avanti quando avanti c’è solo un muro di disperazione e vuoto) e si trasforma in un’altra narrazione, che sfiora il giallo e tocca la morale, le scelte che la vita e gli eventi ti portano a compiere.
Scelte drastiche, decisioni prese da chi non ha più nulla da perdere e si trova coinvolto in un lavoro piuttosto particolare: il sicario.

Abile tiratore fin dall’infanzia ingegnere nella vita normale, il protagonista – e narratore della storia con uno stile colloquiale e fluido che ti fa entrare subito in sintonia con lui – viene a contatto con un mondo sconosciuto e nemmeno mai sondato. Inizia a uccidere su commissione, una dopo l’altra le vittime designate e assegnategli, senza conoscerne il motivo né il mandante diretto e traendone denaro, ma non piacere, né alcun tipo di emozione. Come quando tira contro un bersaglio fittizio, lo stesso fa con i bersagli umani. Anzi, l’uomo (o la donna) da uccidere sono bersagli pulsanti di vita; vita con cui lui – in un gioco psicologico articolato e perverso agli occhi della gente comune – viene a contatto direttamente per giorni, settimane, mesi, alla ricerca del momento adatto, del punto giusto in cui la luce deve essere spenta senza lasciare impronte e tracce.

Inevitabile una domanda: e se il sicario si affeziona alla futura vittima, o ritiene – contro l’etica professionale – che l’omicidio sia ingiusto?
…ai lettori gustarsi la risposta…

Un libro consigliatomi direttamente dall’editore e che mi è piaciuto tantissimo; ragione in più per fidarsi e per rispondere a tutti quelli che dicono che gli editori spingono sempre in maniera particolare alcuni loro libri solo per ragioni di marketing.

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