Gianrico Carofiglio – Testimone inconsapevole

Sellerio Editore Palermo *La rosa dei venti* (2009), 376 pagine, 8 euro

Il romanzo d’esordio di Gianrico Carofiglio trae il materiale dalla sua professione (pubblico ministero, pretore, magistrato e oggi “scrittore e parlamentare. Ma soprattutto scrittore” come lui stesso sottolinea).

Testimone inconsapevole è un mix di elementi che lo vestono da giallo, e ricordano i legal thriller di una tradizione più americana che italiana. Un delitto – un bambino viene trovato morto in un pozzo a Polignano a mare, in Puglia; un processo – e quindi aule di tribunali ben diverse dai “palcoscenici” dei romanzi di genere americani; un presunto colpevole – un venditore ambulante senegalese; un testimone inconsapevole. Figura chiave del romanzo, il testimone inconsapevole è spesso nei processi una figura marginale, su cui invece in questo caso si incentra la tesi dell’avvocato Guido Guerrieri (protagonista di alcuni dei successivi romanzi) e si snoda gran parte della narrazione. Stile asciutto e descrizione puntuale, il romanzo di Carofiglio si segue senza fatica, traendo piacere da una lettura lineare e segnata da dialoghi che rendono più vive le scene.

Una prima parte – molto breve – del romanzo è una presentazione di Guido Guerrieri “uomo”. I suoi ricordi universitari (memorabile la ricezione di una lettera con la tipica “catena da non spezzare” che lo mette in crisi), le esperienze con lo psichiatra per le sue crisi di adattamento, il periodo da pugile dilettante e il rapporto (non semplice e lineare, “da manuale”) con le donne.
Guido appare subito come un personaggio interessante e molto vicino alla realtà: rigido e organizzato sul lavoro; anticonformista e libero fuori dal suo ruolo; dicotomia che dà profondità al suo personaggio e movimento alla storia. Molto concreto e lontano da certi personaggi macchietta, appare realistico e credibile per tutto il romanzo.

La seconda parte introduce fin dalle prime battute la sua professione: l’ufficio, le sigarette, il caffè, il telefono che squilla e la segretaria che annuncia una rogna: una donna di colore vuole conferire con lui; è la moglie di colui che sarà indagato per il delitto del bambino.

Da qui alle fasi del processo seguite passo passo è solo questione di pagine. E sarà durante le indagini, gli interrogatori, le ricerche, che apparirà il testimone inconsapevole; colui (in questo caso) che ha visto qualcosa, riconosciuto chiaramente qualcuno, è in buona fede e dà una linea chiara alle indagini.
Ma cosa succede se la sua convinzione di avere visto o riconosciuto qualcuno è frutto di un processo mentale associativo o di una serie di coincidenze che portano il suo cervello a ricordare in maniera distorta o essere convinto di qualcosa che in realtà non è come la ricorda?

Ed è a questo punto, quando il processo assume un altro punto di vista, che riflettiamo su tanti processi reali, concreti, in cui si arriva (o si crede di arrivare) a una soluzione solo perché mancano indizi, o qualcuno ha visto qualcosa e in fondo “il colpevole non potrebbe essere altri che lui (o lei)”.

Carofiglio ha tenuto fede a un ottimo esordio dimostrando, con le opere successive, una propensione a narrare, forse dovuta in parte alla mamma scrittrice e a un talento innato che lo rende particolarmente abile nel creare storie così ben “sceneggiate” da diventare spesso film per la tv (tratti dalle storie che hanno come protagonista – come Testimone inconsapevole – l’avvocato Guerrieri), lungometraggi per il cinema (Il passato è una terra straniera) e soggetti per serie televisive (il racconto La doppia vita di Natalia Blum apre il ciclo Crimini trasmesso dalla Rai).

Molto importante per lui “raccontare la verità” che non significa raccontare fatti veri, ma non “spezzare il patto con il lettore”, “rispettare la coerenza delle storie”. E questo, come abbiamo letto, non solo a parole.

(La foto è tratta dal sito ufficiale di Gianrico Carofiglio www.gianricocarofiglio.com)

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