Paolo Di Paolo – Raccontami la notte in cui sono nato

Perrone *Biotón* (2008), 112 pagine, 10 euro

Un romanzo scandito da un “Prima”, un “Dopo” e un “Sempre”. Il “Prima” fitto di digressioni sull’infanzia di Lucien, il protagonista venticinquenne, i suoi pensieri, le sensazioni, i rapporti con la famiglia e con gli amici che si susseguono rapidi come osservati dai finestrini di un treno. Una prima parte che muove non da un intento diaristico fine a se stesso, ma dall’idea – forte e originale – che fa partire la storia.
Lucien cerca su ebay un vecchio volume illustrato di Richard Scarry legato alla su a infanzia e si imbatte per caso in Nicael Holt, un tizio che mette in vendita la sua vita al miglior offerente.

E come si fa da bambini (l’infanzia, propria, altrui e in divenire, è uno dei più forti fili conduttori del romanzo) nel gioco del “Facciamo che io ero”, Lucien propone a Filippo, proprietario della raccolta di Scarry che lui cercava, di comprare – barattare, noleggiare prendere in prestito – la sua vita, i suoi ricordi, la sua famiglia, i suoi amici.
Una delle ragioni di un gesto così estremo e all’apparenza folle si presenta a pagina 67, in un moto di tenerezza che coglie di sorpresa Lucien e con lui noi che osserviamo la foto (che potrebbe essere quella che ci accoglie in copertina) e leggiamo:

Sento un improvviso carico di tenerezza per tutti gli Io che sono stato. Chi sa più niente di questo, per esempio? Mi piace il suo voltarsi improvviso – costretto da chi lo chiama a tralasciare le sue faccende di sabbia e acqua salata. Mi piace che lui non possa chiedersi, come in questo momento io

dove sono andati gli anni?

Il “Dopo” è un Filippo che, superato un primo momento di imbarazzo per la novità, prende pieno possesso della vita di Lucien e anzi ne riscrive le scene principali. Cambia il rapporto con gli amici – troppe volte trascurati, poche volte ascoltati; realizza uno dei sogni di Lucien, si lancia in avventure, viaggi e serate che forse per timidezza, forse per pigrizia, Lucien si è sempre lasciato alle spalle.

Il “Sempre” è una risposta di Lucien al campanello “suonato” da Filippo. Lucien cerca di recuperare, in modo a tratti anche maldestro, il tempo perduto. E lascia una porta aperta da cui chi legge può continuare a sbirciare quello che succede e che va al di là del finale.

*Il titolo è ispirato all’omonimo capitolo del libro di Concita De Gregorio Una madre lo sa, come l’autore ci tiene a sottolineare nei ringraziamenti.

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