Vikas Swarup – I sei sospetti

Guanda *Narratori della Fenice* (2009), 533 pagine, 18,50 euro
Può darsi che i ricchi vivano in maniera molto diversa dai poveri, ma di certo non muoiono in maniera diversa. Una pallottola non fa nessuna discriminazione tra un re e un poveraccio, tra un magnate e un suo operaio.

Sei sospettati per un omicidio, maturato in un ambiente spaccone e politicamente scorretto, le cui vite viaggiano parallele, incrociandosi nell’epilogo di un’unica serata. Quella in cui Vicky Rai, figlio del Ministro dell’Interno dell’Uttar Pradesh, festeggia la sua assoluzione (ottenuta grazie all’influenza e alle basse manovre del padre) dall’assassinio di una giovane barista.
Ognuno dei sei sospetti ha un motivo per ucciderlo, per odiare questo giovane di “buona famiglia”, arrogante e al di sopra della legge.

La narrazione è organizzata come in un’inchiesta, romanzata in più di 500 pagine. Si apre con un articolo del giornalista Arun Adavani, elemento chiave anche nella soluzione del caso e prosegue con singoli capitoli che costituiscono l’“identikit” di ognuno dei sei sospettati: un burocrate che si crede il Mahatma Gandhi, un’attrice di Bollywood che si racconta attraverso un diario, un aborigeno fra gli ultimi rimasti da un’antica tribù, un ladro di telefonini che insieme all’attrice è forse il personaggio più riuscito, un politico la cui storia si sviluppa attraverso trascrizioni di telefonate e un americano pronto per andare in India a sposare una donna indiana.
La terza “sezione” del romanzo prende in esame i moventi di ognuno di loro, seguito dal capitolo delle prove per approdare alla soluzione piuttosto controversa e per questo appassionante.

“I sei sospetti” è un giallo in piena regola: un omicidio, potenziali assassini, moventi e soluzione, con tanto di indagini e conclusioni. Ma è anche un romanzo in cui leggere le storie, entrare nelle vite dei personaggi prescinde dallo scoprire la soluzione del giallo. Narrazione fluida con cambi stilistici che danno movimento (dialoghi serrati, telefonate, forme diaristiche, articoli di giornale) e storie così diverse tra loro per ambientazione e protagonisti e interessanti che potrebbero costituire, soprattutto nella parte centrale, racconti indipendenti.

Questo è il secondo romanzo di Vikas Swarup, diplomatico indiano, con la passione – e il talento – per le storie. Forse il suo nome dice poco, e ancora meno – almeno qui in Italia – il titolo del suo primo romanzo “Q&A”. Ma se diciamo “The Millionaire” (il film di Danny Boyle tratto dal libro) torna alla mente la storia appassionante del ragazzino che diventa milionario rispondendo correttamente alle “Dodici domande” di un quiz televisivo.
I due libri sono molto diversi, se non per il modo schietto di raccontare un’India lontana dall’immaginario più comune, con le risorse e le debolezze che tanto somigliano alle pecche occidentali. Corruzione, droga, ipocrisia soprattutto nella classe di governo (che Swarup in un certo senso rappresenta nella vita, nel lavoro) e in chi esercita l’autorità, il potere politico.

Un consiglio. Cercate di leggerlo senza troppe pause, come se vedeste un lungo film. La  storia,anzi, le storie richiedono una partecipazione totale e continua per non perdere il filo fino alla fine.

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4 pensieri su “Vikas Swarup – I sei sospetti

    • francesca giannetto ha detto:

      prenditi un bel po’ di tempo libero… io l’ho letto in un periodo particolarmente pieno e me lo sono goduto un po’ meno di quanto avrei fatto se l’avessi letto in tempi più brevi e “di seguito”.

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