Giorgio Vasta – Il tempo materiale

minimum fax *Nichel” (2008), 311 pagine, 13 euro

Vasta_Tempo“Il tempo materiale” di Giorgio Vasta – giornalista e scrittore palermitano nato nel 1970, nuovo “nichel” di minimum fax – è un romanzo diverso, la cui complessità e originalità di stile e temi colpisce fin dall’incipit:
Ho undici anni, sto in mezzo a gatti divorati dalla rinotracheite e dalla rogna.
Sono scheletri storti, poca pelle tritata sopra; infetti, a toccarli si può morire. Ogni pomeriggio lo Spago gli porta da mangiare in fondo al giardino di fronte casa. Io a volte la accompagno.
Ci vengono incontro lenti, sbandando laterali, ci guardano con gli occhi che sono gocce d’acqua e fango. Tra i morenti mi sono legato al peggiore, quello che sul bitume dei vialetti se ne sta in fondo, immerso nell’abisso; sente i passi e muove la testa piano, come un cieco che segue una canzone…

Come unghie che graffiano una tavola di legno, la rabbia incide uno stile ricercato e non lezioso, non ridondante (semmai, in alcuni punti, “abbondante”) che accompagna in perfetta sintonia un tema importante.

Tutta la prima parte in cui conosciamo i personaggi principali – ragazzini di undici anni, di scuola media – e l’ambientazione – una torrida Palermo di un 1978 fra il reale e cronachistico e la sua interpretazione storica e simbolica – serve per abituarci al suo modo di scrivere, certamente non semplice e scorrevole, ma che offre tantissimi spunti di discussione per chi ama la lingua italiana forgiata da uno stile consapevole e piegata a immagini che vorresti sottolineare e ricordare a memoria, tanto sono piene di vita; e questo grazie a un uso magistrale della lingua. Giorgio Vasta è “mitopoietico” (come viene definito Nimbo, il personaggio principale dalla sua maestra di scuola), impasta parole, suoni, immagini e forme incantando il lettore, straniandolo, avvolgendolo in una lingua che raramente si legge.

Circa a metà del romanzo, quando ti sei abituato alla scrittura e riesci a seguire, tanto che ti sembra di leggere Vasta da sempre, si sviluppa il clou della storia, con la tensione, da parte di Nimbo e dei suoi compagni di scuola e di avventure, a comprendere e poi di emulare, nella loro privatissima maniera, attraverso simboli, un linguaggio inventato, nomi di battaglia, le gesta delle Brigate Rosse.

Iniziano, parallelamente alla preparazione da parte delle BR del rapimento di Aldo Moro, discussioni e attacchi a quel sistema che per loro è la scuola, sono i banchi su cui tutti i giorni studiano; azioni di lotta che li portano a sviscerare una questione che nessuno di noi troverebbe adatta a bambini di quell’età (così come il linguaggio che utilizzano per comunicare). L’aspetto straniante di ascoltare bambini discettare di un certo tipo di ideali e pianificare azioni “terroristiche” nella loro piccola realtà ci mette davanti a un nuovo punto di vista, che cerca un motivo, una ragione, un simbolo, un codice di lotta e lo porta alla sua altezza.

Vasta riesce a tenere alto il tono – e lo stile – per tutto il romanzo, senza stancarsi, senza abbandonare neanche per un attimo i suoi personaggi, dal principale ai secondari, portandoci in un mondo che ormai non ci appartiene più, che dovremmo forse visitare con un punto di vista un po’ più “innocente”.

Se leggiamo “Il tempo materiale” è grazie a minimum fax, che investe nel talento dei giovani da molto tempo e a Nicola Lagioia, responsabile della collana Nichel.

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