Marco Lodoli – Isole

Einaudi *Tascabili* (2008), 148 pagine, euro 9,50

“Isole” di Marco Lodoli è, come da sottotitolo, una “guida vagabonda di Roma”.
Ti invita a vagabondare nella Capitale, lasciarti andare per vicoli, piazze e angoli della città senza seguire alcuna guida “ufficiale”, allontanandoti un po’ dalle vie dei monumenti presi d’assalto dai turisti.

Propedeutica, o complementare a una guida classica dove Colosseo, Pantheon, Fontana di Trevi e Piazza Navona sono tappe d’obbligo, invita a perdersi e a stupirsi delle tante piccole grandi cose che Roma conserva, custodisce e mostra a un occhio più attento e curioso. E forse più lirico, come quello di Lodoli, che in un susseguirsi di “poesie in prosa” (tanto sono delicate, brevi ed efficaci le immagini piene d’amore che ci offre, e che sono state pubblicate su Repubblica in un percorso periodico) invita a fermarsi davanti al sasso di Orlando in Piazza di Pietra, i piccoli ponti sull’Aniene, le Chiese fatte con le ossa dei defunti.

Lodoli immagina Roma come fatta da isole – non solo luoghi fisici, ma anche abitudini, aneddoti, persone – la cui isola per eccellenza, nel cui racconto si legge la chiave poetica di Lodoli, la sua intensità, è l’Isola Tiberina: “…in mezzo al Tevere, ancorata da millenni come un bastimento che aspetta di salpare e non si decide perché l’acqua del porto che la sostiene racconta ogni giorno qualcosa di nuovo”… “Ora l’acqua del fiume è scarsa e l’isola pare arenata in una malinconia. È un buon posto per sedersi e riflettere su tutto e su niente, lasciando che il vento ci mangi la sigaretta e ci scompigli i pensieri”.

Curiosità – sapete cosa rappresentano i numeri dell’Obelisco di luce alla stazione Termini?; punti di osservazione diversi su luoghi rappresentativi della città – il Verano, uno fra tutti; giochi letterari – Germano Quaranta che risponde idealmente e ironicamente a un Leopardi che lamenta l’eccessivo fervore dei napoletani, più che per la battaglia, per i maccheroni; viaggi gastronomici – nell’“antro” di Dolce Maniera, dove i romani vanno a rifocillarsi dopo le notti brave in giro per locali) o la difesa del bombolone ormai quasi scomparso. Tutto questo fa scoprire Roma in modo completamente diverso dal solito; viene voglia di prendere questa “guida vagabonda”, uscire, aprire una pagina a caso e andare a vedere con gli occhi di Lodoli posti che magari vediamo – ma non osserviamo – tutti i giorni.

Iniziato e finito a Lampedusa, durante una bella vacanza. Viene voglia di tornare a Roma (quasi!).

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