Francesco Piccolo – L’Italia spensierata e…

Laterza *Contromano* (2007), 182 pagine, 9 euro

…Storie di primogeniti e figli unici
Feltrinelli *Universale Economica* (2007), 133 pagine, euro 6,50

Di solito non leggo mai due libri di uno stesso autore, anche se l’ho amato e non me ne vorrei separare, di seguito. E invece per Francesco Piccolo ho fatto uno strappo alla mia regola. Appena finito “L’Italia spensierata” sono passata da Pasquale e Mattia (in Feltrinelli) e ho preso “Storie di primogeniti e figli unici”; il primo recente, del 2007, il secondo pubblicato per la prima volta nel 1996.

Piccolo mi ricorda i libri di Peter Bichsel e di Philippe Delerm che leggevo anni fa; situazioni quotidiane, piccole, che diventavano abitudini e caratteristiche di un popolo, di un gruppo, da osservare e leggere con una chiave originale e molto personale.
Il “popolo” che Piccolo presenta non è la Francia con la baguette sotto al braccio o la Svizzera che aspetta il lattaio la mattina, ma è L’Italia spensierata, quella che va a Mirabilandia sulla giostra più pericolosa e muore di paura, ma si stampa in faccia un sorriso da joker; è l’Italia che sgomita per assistere a una trasmissione televisiva e poi viene accantonata e trattata male solo perché è reale e tangibile con la sua noia, con l’insofferenza di assistere alla farsa più farsa di tutte; è l’Italia che a Natale si rimbambisce di fronte a De Sica e Boldi, con quelle scatole cinesi di stupidi equivoci che Piccolo cerca ironicamente di sbrogliare e ci fa ridere molto più che se guardassimo il film. Il libro si chiude con la Notte Bianca di Roma, a cui tutta quell’Italia spensierata sembra quasi che partecipi ogni anno, andando in cerca di qualcosa che pensa di non poter trovare in tutte le altre notti, in tutti gli altri giorni.

Domenico Starnone ha scritto: “Francesco Piccolo è uno che, per vedere ben oltre il proprio naso, il naso se lo guarda e se lo tasta con comica volontà esplorativa… Il metodo di questo giovane cantastorie, insomma, è di partire dal naso per imparare a vedere il più lontano possibile”.

“Storie di primogeniti e figli unici” mette in primo piano il Piccolo-cantastorie che narra storie di adolescenti, che ti trascinano in piccole grandi realtà quotidiane e ti fanno abbassare all’altezza dei bambini, vedere il mondo con i loro occhi, porsi le loro domande con candore e innocenza. Sarà capitato a tutti i figli maggiori di sentirsi dire: “mi raccomando, quando passate per quella strada dove non c’è il marciapiede, mettiti sempre tu dal lato della strada, dove passano le automobili” per proteggere il fratello minore. Chissà perché mamma dice sempre questa cosa, preferisce che muoia io? è quello che si chiede il primo “primogenito” della raccolta e tutti i primogeniti a cui sarà capitato.
Problema grande quanto quello di Santino, mandato dalla mamma ogni notte al bar per prendere e portare a casa il papà che si trattiene fin troppo a giocare a carte con gli amici.

Ritroviamo un piccolo pezzo di noi adolescenti nei racconti, di quando andavamo al mare e avevamo l’amico del cuore da cui non ci separavamo mai e che col tempo rimane un bel ricordo che si sbiadisce sempre di più e diventa quasi un volto nuovo nella nostra esistenza.

La sensazione che rimane è di aver ascoltato tante favole quotidiane, narrate con la delicatezza con cui una mamma legge le favole della buonanotte a un figlio irrequieto e con la maestria e la cercata ingenuità di uno scrittore talmente forte da poter iniziare un racconto con “E poi…” e acchiappare il lettore da subito, e tenerlo stretto, fermo sulle pagine fino all’ultima parola.
Anche l’amarezza, la tristezza, stemperata da uno stile dolce e delicato, si trasforma in un sentimento di profonda malinconia.

Ho incrociato Francesco Piccolo tante volte, a reading, quando cercavo – invano – “Scrivere è un tic”, ristampato solo di recente; ho avuto la fortuna di scambiarci poche parole poco tempo fa, con grande emozione.

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Un pensiero su “Francesco Piccolo – L’Italia spensierata e…

  1. tantecarecose ha detto:

    E la storia dell’Autogrill dove la metti? Io, l’ultima volta che sono sceso (e risalito) in (e dalla) Puglia, mi sono fermato di proposito a Teano Est e Teano Ovest per carpirne le differenze…

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