Leonardo Sciascia – L’affaire Moro

Adelphi *Piccola Biblioteca* (1994), 196 pagine, 10 euro

sciascia_affaire.jpgIl 16 marzo 1978 Aldo Moro, presidente del Consiglio Nazionale della DC, viene “prelevato” dalle Brigate Rosse.
Il 9 maggio 1978 il corpo senza vita dell’onorevole Aldo Moro viene ritrovato – su indicazione delle BR – nel bagagliaio di una Renault 4.
Questi “fatti” rappresentano il principio e la fine, i contorni, le tappe di una storia che tutti conosciamo così come ci è stata sempre raccontata da televisione, giornali, libri.
Leonardo Sciascia legge – nel 1978, “a caldo”, subito dopo il tragico evento, l’esecuzione di Moro – le lettere dell’onorevole, i comunicati delle Brigate Rosse, con la perizia di un semiologo e l’incredulità di chi vede chiari segni, simboli e spunti di una richiesta, di un comportamento, di un “gioco” che tutti gli altri sembrano – o vogliono – non capire.

È una storia che tutti conosciamo e su cui tutti ci poniamo domande dalle – forse – ovvie risposte. Risposte o possibili soluzioni e dinamiche dell’“affaire Moro” che Sciascia cerca di sviscerare.
A partire dal concetto di verità storica che mai come in questo caso è ciò che si narra e come lo si racconta in relazione a un fatto accaduto.
L’opinione pubblica, i politici vicini a Moro, le BR hanno forse utilizzato una chiave di lettura delle vicende, ma soprattutto degli scritti (lettere, comunicati, appelli o presunti tali) lontana da quella più attinente alla realtà e vicina alla convenienza.

Sciascia considera in questo libro non solo i contenuti, con i segni che potevano essere interpretati (anche se col senno di poi è più semplice capire) e che sono stati quasi respinti.
E considera come gli “amici” di Moro, quelli seduti con lui al governo, abbiano addirittura individuato stranezze nelle lettere dalla “prigione del popolo” rifiutandosi di riconoscere un Moro lucido, consapevole che sempre di più arrivava alla conclusione drammatica. “Muoio, se così deciderà il mio partito”.
È anche un’indagine psicologica, sociologica degli atteggiamenti e delle scelte delle parti coinvolte nell’“affaire”: Moro sempre più uomo che abbandona verso la fine il linguaggio strettamente politico e la sua raffinata e sagace retorica; i rappresentanti del potere politico ed ecclesiastico che reagiscono ponendo innanzi la “ragion di stato”, il rispetto delle altre vittime e forse dimenticando i veri principi del loro credo; le BR, la lucidità e sicurezza dei primi comunicati, le incertezze e le incongruenze degli ultimi.

L’“affaire Moro” di Leonardo Sciascia, letto a distanza di quasi 30 anni dalla prima pubblicazione, lascia sempre più l’amaro in bocca per una storia che sarebbe stata “semplice” se solo se ne fossero decifrati i segni con più attenzione. O più volontà.

Iniziato a Marsiglia, pittoresco porto francese in odore di Spagna, e finito ad Arles, nella verde e immensa Camargue.

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