Cristina Masciola – Razza bastarda

Fanucci *Collezione Vintage” (2007), 208 pagine, 13 euro

masciola_razza.jpgAnna Maria si è appena diplomata a Reggio Calabria. Come tante sue coetanee del sud decide di “andare a crescere” lontana dalla sua terra. Parte per Roma, si iscrive alla facoltà di Legge, come sua madre desidera per lei.
Rompe il guscio che sembra l’abbia coperta, più che protetta, negli anni della sua infanzia e inizia a lasciarsi vivere in un vortice di eventi e di persone che la circondano.
Sono gli anni della protesta studentesca, gli anni delle lotte in strada, la “rivoluzione”, gli animi caldi. Anna Maria, forse senza completamente rendersene conto, si trova da un lato a convivere con ragazze tranquille e fin troppo simili alla gente che si è lasciata alle spalle; dall’altro lato, conosce Leo ed Elena, attivi e battaglieri che iniziano a volerle bene e coinvolgerla nei loro “giochi”, ad affidarle un ciclostile che forse nemmeno lei sa bene a cosa serve, a insegnarle che i preservativi non servono solo a tradire, ma a fabbricare le bombe.

Anna Maria cresce; la sua vita vissuta sempre “al congiuntivo”, con la possibilità di azionare “il pulsante che rimanda indietro il nastri e ti offre l’opportunità di ricominciare da capo”, diventa una vita vissuta “all’indicativo”, senza se e senza ma e anzi che necessariamente deve proiettarsi in un futuro lontano. Con lei cresce lo stile del romanzo. Da una prima parte diaristica, che parla di fughe da casa, ricordi teneri del padre, pensieri contrastanti nei confronti di una madre che appare poco nella storia, ma pesa tantissimo, batticuore di fronte a due occhi trasparenti, la narrazione diventa più intensa e consapevole. Assume i toni di chi deve smettere di pensare solo a se stessa e deve invece porsi alternative, trovare soluzioni, prendere quella stessa vita che sembra passarle davanti trovandola inerme e afferrarla, per sé e per chi verrà dopo di lei.

Il confronto con la compagna Elena, epilettica dalla nascita e per questo tenuta a distanza perfino dalla madre, è la parte più interessante, più pregnante di “Razza bastarda”; una razza che non sente l’appartenenza alla propria casa, a una famiglia che l’ha messa al mondo, che in parte la ama e in parte la rifiuta; una razza che ama profondamente e rischia, una razza che nei momenti difficili molla tutto e a quella casa rifiutata ritorna, ma che presto digrigna i denti e riprende a combattere.
E dolce, tenero e inaspettato in un momento in cui il sangue “bastardo” ribolle più che mai per dare vita a qualcosa più grande di lei, si affianca ad Anna Maria il padre, sangue del suo sangue e legame con la sua più intima e “naturale” razza.

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