Richard Yates – Disturbo della quiete pubblica

minimum fax *Classics* (2004), 300 pagine, 10 euro

yates_disturbo.jpgDisturbo della quiete pubblica. Questo è scritto sulla cartella di John Wilder all’ingresso del Bellevue, centro specializzato nel trattamento degli alcolizzati. E John Wilder è alcolizzato; capita che perda il controllo, si agiti, urli e rechi disturbo a chi gli sta intorno; e per questo finisce ricoverato per alcuni giorni al centro.
John Wilder non è il “classico” alcolizzato “da fiction”, il relitto umano con una bottiglia di Jack Daniels che prende per il collo e porta alle labbra, barcollando, in un vicolo buio e putrido di una fumosa città. No, John Wilder è sposato con una donna simpatica e non troppo carina, ha un figlio che necessariamente risente dei problemi del padre e, come nelle migliori storie familiari, inizia ad andare male a scuola ed è un uomo di successo, con ambizioni alte e sogni che è a un passo dal raggiungere. Fa parte della middle class americana, quella che Richard Yates, autore di 7 romanzi fra cui Revolutionary Road, osserva con uno sguardo che non si concede a giudizi affrettati e soprattutto scontati. È lo sguardo di chi ha compreso che nella vita non è tutto bianco o tutto nero, che un alcolizzato può avere successo nel suo lavoro, guadagnare molto e godersi la vita; le due facce della medaglia, i due volti dell’era Kennedy – tempo del romanzo –, dove tutto sembra chiaro, trasparente e destinato alla prosperità senza cadute.

John Wilder si occupa di vendere gli spazi pubblicitari di una prestigiosa rivista; è il più bravo di tutti, l’uomo che il suo capo definisce “indispensabile”. Ma il suo sogno è un altro, da sempre: produrre un film, cosa per cui si sente tagliato, molto più che per il lavoro che ha sempre fatto.
E ha un altro sogno; più che altro, un’esigenza sopita dalla vita che le convenzioni sociali, le apparenze, le “regole” sembrano avergli imposto: lui vorrebbe una donna diversa da sua moglie, una donna bella, giovane, eccitante.
Fra la vita vera e i sogni di John Wilder c’è uno psichiatra, l’unica persona con cui parla e che non lo ascolta e alcune riunioni degli Alcolisti Anonimi che a tratti sembrano convention di sette religiose. Mentre tutti i suoi compagni ringraziano a cuore aperto chi li ha salvati dall’alcolismo, lui trova in quelle riunioni la copertura ideale per realizzare i suoi sogni. Ma come Yates ci insegna, non tutto è chiaro e fino alla fine, fino all’ultimo magistrale delirio narrativo, non ci è dato conoscere il destino del protagonista. Cade e si risolleva; lo vediamo barcollante e vorremmo aiutarlo; rimaniamo a guardarlo, fino alla fine.

Non si può rimanere indifferenti a un personaggio come John Wilder; si ascolta, si segue, si biasima, ma non si riesce proprio a giudicarlo. Nonostante la mania di autodistruzione, l’infedeltà, la cattiveria di cui è capace per gelosia, bramosia o semplicemente a causa dell’alcol, nessun lettore si sentirà di condannarlo o di emettere un qualunque giudizio.
Yeats riesce a raccontare non solo la storia, ma il personaggio in maniera così equilibrata, matura e onesta, sì, “onesta” (lo dice la scrittrice A.M.Homes nella sua prefazione a questo romanzo) da lasciare l’amaro in bocca, da farci chiudere il libro pensando che la “normalità” non esiste e tutto ciò che all’apparenza sembra chiaro, limpido e logico in realtà ha così tante sfaccettature che solo pochi scrittori – e fra questi Yeats – saprebbero raccontare.

Disturbo della quiete pubblica fa parte della collana Minimum Classics di minimum fax; i classici come il grande Calvino intendeva, quei libri imprescindibili che un lettore non dovrebbe perdere.
Fra questi “Malcolm” di James Purdy, gioco quasi circense che ha come protagonista Malcolm, un orfano che vive in un grande albergo e passa il tempo seduto su una panchina. È qui che incontra uno strano personaggio che lo mette in contatto con una “giostra” di tipi grotteschi e figure forti che lo accompagnano in un’avventura che lascia il lettore affascinato quasi come per incanto.

 

 

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