Jonathan Coe – L’amore non guasta

Feltrinelli (2006), 186 pagine, 7 euro

Jonathan Coe“L’amore non guasta” è un romanzo di solitudini corali. I personaggi interagiscono fra loro portandosi dentro l’oscurità di una vita di fatiche, sacrifici, rinunce e rifiuti.
Dialogano fra loro, ma rimangono sempre soli. Le relazioni sono dure, a volte velate di ipocrisia e vituperate dall’incomprensione, dal fraintendimento.
Sulle prime pagine appare Ted, felicemente sposato, con un lavoro che lo porta a viaggiare e di cui si sente soddisfatto. Ted corre in aiuto — o crede di farlo — di Robin, suo vecchio compagno e amico — così pensa — dei tempi dell’Università, Robin.
Robin deve ancora finire la sua tesi di dottorato, lavoro che nessuno ha mai visto, e vive una vita piuttosto misteriosa e ritirata. La sua vita parallela si svolge nei 4 racconti che scrive e che sono oggetto di interesse dell’amica Aparna e di Emma, l’avvocato che lo difende da un’accusa (fondata o no?)Aparna è come Robin un personaggio forte e complesso. Di origini indiane, la “nota di colore” del gruppo ai tempi dell’università, si rende conto di quanto quel “colore”, ormai sbiadito col tempo, possa farla sentire sola.Le solitudini si incontrano, dialogano, fondano sul confronto, a volte a muso duro, il rapporto che le lega. E si intersecano una con l’altra, come se la soluzione al rompicapo della vita fosse combattere il senso di vuoto e di abbandono che accompagna i personaggi.I racconti che Robin scrive sono forse la chiave per capire cosa realmente succede all’interno del cerchio dei rapporti; lo specchio di un’amicizia fondata su un dialogo puramente intellettuale, la cassa di risonanza di un’accusa che pende sull’autore e che lo fa apparire in un certo modo, un testamento psicologico e spirituale.

La chiave per combattere la solitudine, però, non esiste, nonostante tutti i personaggi si affannino a tentare di combattere la loro e quella delle persone care; forse è Aparna a trovare una breccia: “pensare. Pensare a tutto quello che succede intorno a voi. Pensare fino a che la testa non vi faccia male per la fatica…” e forse donare un amore alimentato dalla comprensione dell’altro, più che dalla “missione” da portare a termine ovvero sconfiggere uno stato d’animo, uno stato di sofferenza.

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