Viken Berberian – Il ciclista

minimum fax (2005), 182 pagine, 13 euro

berberian_ciclista.jpgIl ciclista e New York, ore 8.45; stessa casa editrice, stesso tema di fondo, atmosfera completamente diversa.
New York ore 8.45, (raccolta di articoli scritti dai premi Pulitzer subito dopo l’11 settembre). I terroristi hanno il volto, le caratteristiche e i comportamenti che ormai sono tristemente entrati nel nostro immaginario; tramano nell’ombra manovrando i fili sottili su cui si reggono gli equilibri internazionali; salgono a bordo degli aerei, si imbottiscono di esplosivo e lanciano messaggi con il loro sguardo impassibile.
Il ciclista è anche lui un terrorista, ma ha poco del cinismo — o della rassegnazione — che i terroristi ci comunicano dai mass media. Il ciclista deve compiere un attentato contro un grande albergo occidentale di Beirut e per questo va dal Libano fino a Londra per frequentare l’“Accademia”. Tutto è pronto, la strategia è piuttosto originale: fingerà di partecipare a una gara di biciclette e, deviato il percorso, farà saltare in aria tutti, “anche il cuoco”.
Osservazione alquanto strana, fatta da un terrorista; ma normale fatta dal ciclista.
Lui ama la cucina, è un gourmet (un gradino più su del gourmand, semplice appassionato) un appassionato della buona cucina e dei piaceri della vita; un personaggio che potremmo definire “positivo”.
È divertente “Il ciclista”; è ironico, cinico ma con allegria, nonostante la durezza del tema. Ed è sorprendente. Non solo perché il piano di morte viene allontanato nel tempo da un incidente (beffa del destino) ma per come il protagonista affronta la vita, la morte, la politica, il tempo.È un personaggio lieve pur non essendo leggero; il suo pensiero corre fra i raggi di una bici lanciata in corsa folle giù per una collina; il suo amore per la vita travalica la convinzione di morte.
Le bombe sono “bambini”, gli amici sono compagni in una guerra verso la terra tanto agognata, gli obiettivi sono carne da macello.
L’unica ragione di vita sembrano i ricordi, i sogni. E la promessa di una nuova vita che va al di là della speranza di una nuova “terra”.

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