Giulia Fazzi – Ferita di guerra

Gaffi editore (2005), 249 pagine, 7 euro

fazzi feritaUna guerra ha inferto una ferita che stenta a cicatrizzarsi sul corpo e nell’anima di Lisa Accorsi, giovane operaia della Rubino, importante fabbrica di Carpi.
Le armi utilizzate per combattere una donna forte, che rivendica i diritti fondamentali di chi, come lei, ha fatto del lavoro, della fabbrica, un impegno serio e costante sono tante, troppe, materiali e morali, subdole, ipocrite.
Ci sono le colleghe, che la appoggiano nella sua lotta per il bene di tutte loro e poi la colpiscono alle spalle quando i capi fanno la voce grossa; ci sono i dirigenti d’azienda, che la considerano un elemento scomodo, da eliminare. E il metodo di eliminazione, seppure non concreto e fisico, si avvicina a un omicidio. Lisa viene aggredita, brutalmente, prima con le parole, gli sguardi, il sospetto e poi con le unghie, le braccia, la ferocia di un uomo che torna bestia in uno spogliatoio deserto.Il sale che fa bruciare quella ferita è la paura di raccontare l’accaduto, il non volersi aprire nemmeno con i genitori, con gli amici più cari; la solitudine; il rivivere continuamente quegli attimi di sopruso, fisico e psicologico, all’infinito con il cuore che batte concitato.
E concitato, privo di punteggiatura, veloce ed efficace è lo stile della parte centrale del romanzo, quella in cui Lisa rivive il dramma, decide di aprirsi con se stessa e con noi lettori che fino a quel momento l’avevamo appoggiata e seguita in silenzio, avevamo parteggiato per lei e per le sue sfide.

È un mondo intero quello che crolla rovinosamente nello spogliatoio della Rubino; un mondo in cui il lavoro non ti serve solo per vivere, ma finisci a vivere per il lavoro, nove ore al giorno, tutti i giorni tranne le feste comandate; le colleghe diventano amiche, ci si scambia consigli, opinioni, si va a ballare insieme; ti prospettano una vita meravigliosa all’interno della grande fabbrica-famiglia. Che ti tradisce. Che ti uccide psicologicamente e inesorabilmente.

Resta da capire, leggere, vivere (perché la narrativa di Giulia Fazzi ha quella potente semplicità che ti fa vivere ogni parola, ogni emozione, ogni movimento dei personaggi sulla tua pelle) il modo in cui Lisa riuscirà ad andare avanti e a lasciare che la ferita guarisca. Seppure lasciando una cicatrice profonda.

Il romanzo Ferita di guerra è stato letto e segnalato alla casa editrice dal gruppo di lettori volontari iQuindici (scheda iQuindici; www.iquindici.org); è pubblicato su carta ecocompatibile ed è disponibile in copyleft sul sito de iQuindici.

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