Monica Ali – Brick Lane

Doubleday, 2003, 493 pagine, 12 euro

ali brick lane Hanif Kureishi, Zadie Smith, Jhumpa Lahiri, Nagib Mahfuz, Driss Chraibi. Sono tanti gli scrittori che sono nati o vivono in Inghilterra, ma hanno origini pakistane, giamaicane, bengalesi, egiziane o marocchine e raccontano storie in bilico fra la loro terra d’origine e quella di adozione.
Raccontano di famiglie, uomini, donne o intere comunità che vivono lontani dalle loro terre, da quelle in cui i genitori sono nati e cresciuti, in un rapporto di amore-odio, distacco-emulazione con la nuova patria.
Sono storie drammatiche, ironiche, emozionanti e tutte diverse, pur trattando un tema simile.
Monica Ali viene da Dacca, in Bangladesh e vive a Londra. È stata segnalata dalla rivista Granta come una delle migliori scrittrici degli ultimi dieci anni e vanta un “talent scout” di tutto rispetto. Monica Ali, infatti, è stata scoperta da Nicole Aragi, editor — fra tanti scrittori — di Jonathan Safran Foer, e lungimirante nel volere a tutti i costi pubblicare il primo romanzo della scrittrice nel 2003.
Brick Lane, pubblicato in Italia da Net con il titolo “Sette mari, tredici fiumi”, è un romanzo di donne, amiche, sorelle, bengalesi, musulmane.
Nazneen, nata prematura e data per spacciata, è costretta a sposare Chanu, un uomo bizzarro e molto più vecchio di lei, che la protegge e la vorrebbe vedere sempre in casa.
Hasina è la sorella di Nazneen, rimasta in Bangladesh, e comunica con lei attraverso lettere sgrammaticate, in un inglese abbozzato e zoppicante, ma ironico e trascinante. Le lettere sono piene di vita; la vita di chi rimane in Bangladesh e deve fare i conti con la violenza domestica, con chi ancora oggi sfigura le donne, per “punirle”, con l’acido.
Razia è la più “occidentale” di tutte, con la maglietta con la bandiera inglese stampata sopra e il figlio con problemi di droga. È lei che dice che “in Inghilterra tutto è concesso”, è lei che cerca di trascinare Nazneen nella sua english life.
Come in un cubo di Rubik, è quasi impossibile ricostruire ogni figura femminile con un solo colore. Ognuna di loro è animata da passioni, sentimenti, contraddizioni che rendono complesso e reale il personaggio. Il lettore non legge le storie dei personaggi, ma vive accanto a loro, cresce con loro, condivide le loro passioni e partecipa alle discussioni.
Discussioni che si fanno serie quando Nazneen, come mai avrebbe potuto fare, in quanto donna, nella sua terra d’origine, partecipa alle riunioni di un gruppo di attivisti; si trova così di fronte alla questione dei martiri di Allah (“non si tratta di suicidio, ma di guerra”) o deve fare i conti con un occidente che continua a uccidere suoi fratelli, lasciando piccoli orfani in giro per la Palestina.
Ma Nazneen è forte e decisa e cresce nello sviluppo della trama; ha due figlie, Bibi e Shahana, inglesi ed emancipate, lavora come sarta per rendersi indipendente, si innamora dell’affascinante Karim e prova una grande tenerezza per quel marito bizzarro e in alcune situazioni esilarante.
Brick Lane è un libro ironico, divertente, che affascina fin dalla prima pagina; e all’ultima lascia un senso di malinconia, nostalgia per tutti quei personaggi che hanno accompagnato il lettore. Dopo averli conosciuti, seguiti, amati, ci si chiede che cosa il destino riservi loro oltre il finale del libro, dove siano, dove stiano combattendo le loro battaglie quotidiane e a chi strapperanno l’ennesimo sorriso.

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8 pensieri su “Monica Ali – Brick Lane

  1. fra ha detto:

    erika, te lo consiglio assolutamente. è dolce, forte, ha uno spirito combattivo e liberatorio. ne rimarrai affascinata. fammi sapere se lo leggi, sono curiosa.

  2. isadora ha detto:

    Libro affascinante, corposo, a tratti un po’ lento ma sempre interessante. Mi ha fatto conoscere un paese di cui sapevo pochissimo: il Bangladesh.
    Penso che leggerò anche qualche altra opera di Monica Ali

  3. francesca giannetto ha detto:

    Ciao Isadora, io ho letto anche Alentejo Blue e non ancora In the kitchen.
    Alentejo mi è piaciuto meno di Brick Lane, ma forse l’ho letto in un periodo “sbagliato”; se lo leggi fammi sapere che ne pensi…
    E se ti capita di andare a Londra, vai assolutamente a curiosare, magari la domenica, a Brick Lane (metro Aldgate); ritroverai tante di quelle atmosfere, profumi, sguardi che ne rimarrai ancora più affascinata.

  4. maria ha detto:

    E’ un libro intenso, che rivela le contraddizioni di una vita a metà strada tra quella originaria (Bangladesh) – in cui le donne (come lei stessa scrive), purtroppo, “sono donne” e per questo in continua sottomissione a persone ed eventi – e quella attuale (Inghlterra) in cui le donne sono emancipate e vivono al pari degli uomini. La forza della protagonista sta nella “ribellione” ad un mondo genuinamente arcaico, ma che viene da lei visto come ingiusto e non consono alla condizione femminile del secondo millennio e questa “ribellione” si manifesta nell’opposizione a Mrs Islam, usuraia mascherata da “madre soccorso” per i connazionali in difficoltà e nel rifiuto di partire col marito per tornare in Bangladesh.

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