Paola Mastrocola – Palline di pane

Guanda, 2003, 237 pagine, euro 7,50

Leggi “Palline di pane” di Paola Mastrocola, lo gusti, lo attraversi, lo vivi e lo ricordi. Inizi a conoscere la protagonista, Emilia, fotografa quarantenne in vacanza con la figlia, il figlio Orlando Maria che fabbrica palline di pane e formaggio per andare a pescare e la baby sitter che passa le giornate a cucire.
Vivi le storie della tribù di vacanzieri che gravita attorno a Emilia pagina dopo pagina e non ti prendi il tempo per pensare. Semplicemente sei accanto alla protagonista, la studi, la scruti, cerchi anche di giudicarla, ma proprio non ci riesci. Emilia sembra cinica, superficiale, tanto da non chiedersi nemmeno perché la sua baby sitter Lucinda stia china sulla macchina da cucire per tutto il tempo. Nonostante questo provi simpatia per lei, le rimani accanto e osservi.
Ci pensa la comunità di “amici” vacanzieri a giudicarla; una comunità che trova normale che lei adotti una capra e la tenga in un appartamento in città e la critica in continuazione.
Emilia ha un marito fantasma, che la chiama ogni tanto dall’India dove gestisce un affare basato sui cordless (telefoni senza filo per un uomo che sembra mal sopportare i legami e non ascolta nemmeno ciò che la moglie gli racconta).
È sfuggente la protagonista. Sembra non provare emozioni, se non il desiderio inconscio di “piacere agli altri”, di far parte di un gruppo in cui per altro nemmeno si riconosce. Aspetta il momento in cui scatterà la foto perfetta, si isola, la cerca, ma rimane ancorata a una situazione che non la fa sentire a proprio agio.
Una scintilla nella monotonia delle sue vacanze è Lars, uno dei personaggi forti del romanzo.

Ironia del racconto, i personaggi forti, in una comunità vacanziera dell’apparenza, sono quelli che appaiono “diversi”: Lars, biondo vichingo misterioso, che vive sulla e per la sua barca a cui è legata una storia intensa; lui, presenza costante e rassicurante, seduto al bar a leggere i giornali e ascoltare ciò che accade intorno a lui; poi c’è Olli, Orlando Maria, che odia il calcio e i videogiochi, trascorre le giornate andando a pesca e sembra essere la parte pensante e riflessiva della famiglia; e infine c’è Lucinda, la baby sitter, pressoché muta che cuce in continuazione tasselli di stoffa. I tasselli di una vita, la sua, intensa e non raccontata se non alla fine quando qualcuno si accorge di lei e di ciò che ha nel cuore. E questo qualcuno non è Emilia.

Di Paola Mastrocola, “Una barca nel bosco”, storia intensa di un ragazzino che dal sud si trasferisce a Torino e da estraneo (come una barca in mezzo al bosco) inizia a godere della sua nuova “collocazione” territoriale e interiore.

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