(L)ode alla libreria Feltrinelli
Le librerie Feltrinelli le conosciamo tutti; io in particolare conosco bene quelle di Roma, ma non credo siano molto diverse da tutte le altre. Enormi, stra-fornite, sconti pazzeschi e raccolte punti molto allettanti. Ben organizzate, con scaffali di Novità, Libri consigliati, Saggistica, Autori sistemati in ordine alfabetico e quant’altro. E poi CD, DVD, libri di fotografia, guide, cucina… insomma, tutto, ma proprio tutto ciò che vuoi o potresti volere e anche la caffetteria, in alcune sedi.
Grandi, immense, stile supermercato. E non lo dico in senso spregiativo, anzi; credo che tutte le librerie hanno un’anima, dalla più piccola alla più avveniristica. In tutte batte il cuore di chi con passione sistema, spolvera, cerca, consiglia, indica, indirizza, lavora.
La Feltrinelli di viale Giulio Cesare ha però un cuore che batte più forte delle altre (intendo fra le “Grandi”); o forse batte come tutte le altre, ma si sente soltanto più forte perché c’è meno gente, meno “confusione” che alla Feltrinelli di Largo Argentina o di Mel Bookstore in Via Nazionale per esempio.
Io stamattina ho visto solo un ventricolo di quel cuore, ed è stato bello.
Due ragazzi che lavorano in Feltrinelli si sono fermati a chiacchierare di libri come se fossimo in un salotto, in una “piccola libreria” (perché in genere è quello che succede nelle piccole librerie più che nelle grandi e affollate). Come le barzellette quando inizi a raccontarle, da un libro ce ne veniva in mente un altro; opinioni, impressioni, consigli… bellissime chiacchiere su una passione condivisa nel posto più adatto per coltivarla e alimentarla.
Per me questo dovrebbe essere una libreria: un posto dove perderti fra ciò che ami e dove chi ha un panorama senza dubbio più ampio del tuo è in grado di metterti in mano un libro (in senso proprio fisico) e di “indurti” a comprarlo non per vendere, ma per condividere una cosa bella, anche tenendo conto di quello che leggi.
In fondo, che cosa c’è di meglio per un lettore che parlare di libri, toccare i libri, comprare i libri, guidata, accompagnata da chi lavora in mezzo alla carta con passione e competenza… e voglia di “perdere tempo” e allargare gli orizzonti di lettura a una malata di libri?
Aspettando di leggere “Il fondamentalista riluttante”, intanto ringrazio.
Daniel Pennac – Diario di scuola
Chi l’avrebbe mai detto che Daniel Pennac, scrittore dalla fantasia fervida e funambolico maestro di parole, sia stato da piccolo un Daniel Pennacchioni somaro.
Un vero asino sui banchi di scuola, che inizia la sua disastrosa carriera scolastica arrancando perfino nell’apprendimento dell’alfabeto, in una esilarante lotta combattuta fra la “a” e la “z”.
Non era uno “studente leccornia”, come lui definisce gli studenti modello, orgoglio degli insegnanti. Vero è che, come Pennac rileva nella sua lunga riflessione fra autobiografia e studio sociologico sul ruolo della scuola e soprattutto degli alunni, meglio se scansafatiche, il vero orgoglio del professore o del maestro dovrebbe essere il somaro.
E se ci si pensa bene il discorso fila perfettamente; che soddisfazione c’è per un insegnante insegnare a chi non vede l’ora di imparare? È un compito troppo semplice se paragonato al voler instillare il sapere a chi va a scuola solo per scaldare il banco.
Sbalorditivo il paragone fra lo studente “difficoltoso” e una rondine che vada a sbattere contro un vetro e abbia bisogno di essere rianimata, seguita, curata.
Intenerisce leggere, col senno di poi e con la consapevolezza di chi sia diventato Pennac, che uno dei pochi compiti a casa assegnatigli da un insegnante e svolto con successo ed estremo piacere fosse proprio la stesura di un romanzo, in corretto francese e che raccontasse una storia.
“Diario di scuola” è un diario della scuola, di quello che è e forse, fra le righe e senza superbia, di ciò che dovrebbe essere se solo alcuni insegnanti ricordassero di essere stati anche loro studenti, “leccornia” o “rondine” che fossero. Anzi, forse una rondine salvata riesce a portare a volare di nuovo molte più rondini di chi è sempre stato al sicuro e “protetto” dalla sua bravura.